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A cura di Blog Collettivo

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Pensieri irriverenti sulla politica brindisina dell'era Carluccio

Scrivono unanimi i giornali locali (carta stampata e online) che la prima vera crisi politica al Comune di Brindisi a tre mesi dalla elezione a sindaca della signora Angela Carluccio, "o chi per lei" (copyright di Fernando Marino, l'unica cosa che di lui ho sinora apprezzato da politico), è stata ricomposta dopo l'intervento dell'on. Raffaele Fitto, leader del CoR, che ha imposto ai suoi disciplina, e del rag. Massimo Ferrarese leader del suo personalissimo partito dei moderati

Scrivono unanimi i giornali locali (carta stampata e online) che la prima vera crisi politica al Comune di Brindisi a tre mesi dalla elezione a sindaca della signora Angela Carluccio, “o chi per lei” (copyright di Fernando Marino, l’unica cosa che di lui ho sinora apprezzato da politico), è stata ricomposta dopo l’intervento dell’on. Raffaele Fitto, leader del CoR, che ha imposto ai suoi disciplina, e del rag. Massimo Ferrarese leader del suo personalissimo partito dei moderati.

Si dà il caso che Raffaele Fitto è di Maglie (Lecce), e Massimo Ferrarese, se non sbaglio, è di Oria, abita a Francavilla Fontana, fa le vacanze sullo Jonio, dove notoriamente il maestrale non fa mai male. Nella città dei due mari Ferrarese avrebbe anche affari, ma bisogna pur lavorare. Se pensiamo che il filo conduttore della campagna elettorale degli orfanelli di Consales fu il recupero della brindisinità perduta per le scorribande barbariche sul Pd del barese Michele Emiliano, c’è da scompisciarsi dal ridere.

E’ utile ricordare ai brindisini, che notoriamente hanno la memoria corta, che Raffaele Fitto, da Maglie (Lecce), fu l’artefice della collocazione a Grottaglie del grande stabilimento aeronautico dell’Alenia che per ovvie e naturali ragioni (di cui all’epoca ampiamente scrivemmo, anche su “Senzacolonne”) doveva essere costruito a Brindisi. Un pesante sgarbo a Brindisi e un migliaio di posti di lavoro regalati ai tarantini.

Del francavillese/oritano/tarantino Massimo Ferrarese, presenzialista a gogò sui vari giornali locali, vale la pena ricordare solo le dimissioni da presidente della Provincia nell’autunno del 2012 che costarono al nostro ente un anno e mezzo di gestione commissariale. Oggi, da presidente di un istituto finanziario di Stato, con non si sa con quali deleghe operative oltre alla rappresentanza, continua a fare proclami e ad annunciare  grandi progetti. L’ultima perla, l’albergo per vip al posto dei ruderi del “Tommaseo”, una vecchia idea del suo sodale Marcello Rollo, quello che tra i servizi alle imprese intende fornire anche i campi da golf. Anche se detto da un senza fede come chi scrive: Dio ce ne scampi e liberi!        

Quella dello sciovinismo (becero nella sua formulazione) costituì, per la signora Carluccio in campagna elettorale, la linea più facile e comoda per celare insufficienze culturali, politiche e responsabilità morali del suo schieramento sulla precedente amministrazione. Ed avendo vinto le elezioni, il bisogno di restituire “Brindisi ai brindisini” rappresenta quindi l’impegno politico primario dell’amministrazione Carluccio. Impegno, come dicono le cronache e i fatti, invece già ampiamente disatteso. Se papa straniero tre mesi fa era Michele Emiliano, non mi risulta che abbiano preso passaporto di “brindisinità” Raffaele Fitto o Massimo Ferrarese, a meno che non lo abbiano concesso i rigorosi tutor della sindaca a sua insaputa.

Sono più di vent’anni che spiego le (mie) ragioni della nostra decadenza. Certo non sono il Vangelo, tante situazioni passano sulla nostra testa a prescindere, è cambiato il mondo, sono diversi i contesti economici, sociali e politici rispetto a venti, trent’anni fa ma è fuori discussione che la nostra è una città etero diretta perché, oltre ad essere tradizionalmente pigra e sonnacchiosa, è priva di una classe dirigente forte, competente ed autorevole nelle sedi dove oggi si esercita il vero potere decisionale. Ai vari livelli, a cominciare da quello regionale.

Non è più il tempo di rimpiangere i bei vecchi tempi andati, quelli della generazione del dopoguerra e della ricostruzione. Quella generazione se n’è andata ormai da trent’anni e se nel frattempo non ne è cresciuta un’altra non è colpa del solito destino cinico e baro, ma solo nostra. Esclusivamente di noi brindisini.

Ho fatto questa riflessione leggendo una recente notiziola sulla composizione del comitato che dovrebbe affiancare il segretario provinciale del Pd, Maurizio Bruno, nella gestione del partito sino al suo congresso. Secondo le intese (alcuni ovviamente dicono che erano diverse) a farne parte dovrebbero essere: lo stesso Maurizio Bruno (Francavilla Fontana), i parlamentari Salvatore Tomaselli (Ostuni-Francavilla Fontana), Elisa Mariano (San Pietro Vernotico), Nicola Latorre (Fasano), i consiglieri regionali Pino Romano (San Pietro Vernotico), Fabiano Amati (Fasano), la responsabile regionale delle donne dem Antonella Vincenti (Sandonaci), il responsabile provinciale dei giovani dem Antonio Suma (Ostuni).

E a rappresentare la città capoluogo, dove il Pd raccoglie più o meno un terzo dei voti dell’intera provincia, la commissaria del circolo di Brindisi, la signora  Sandra Antonica che è di Galatina, in provincia di Lecce. Ci sarebbe dovuto essere anche Carmine Dipietrangelo ma non in rappresentanza della città bensì in “quota Cuperlo”. Per la cronaca, Dipietrangelo si è immediatamente tirato fuori. Insomma nove su dieci non sono brindisini. Altro che becero campanilismo!

Se solo pensiamo alla complessità ed alla rilevanza politica, economica e sociale, dei problemi del capoluogo, è mai ipotizzabile che questi signori vi dedichino il meglio del loro impegno? O non scelgano, come hanno fatto sinora, di dedicarsi ai loro interessi elettorali e di collegio? Senza dimenticare che quando hanno pensato alla città, come nelle precedenti amministrative del 2012 (leggasi Romano e Tomaselli), hanno combinato solo disastri.

La signora sindaca dovrebbe stare attenta alle interviste. I giornalisti veri non sono né “reggi microfono” e non fanno domande che contengono già le risposte. La signora Carluccio ha dichiarato che nel suo impegno istituzionale si fa aiutare dal marito (“avendo condiviso insieme il progetto”). Questa “condivisione” però non si consuma, come sarebbe naturale, tra le mura domestiche, ma va oltre.

Il marito della sindaca partecipa, al fianco della consorte o anche da solo, ad incontri e riunioni, e (speriamo di no!) forse anche a sedute di giunta. E’ quanto prevede il protocollo, quello ufficiale dello Stato, quello che disciplina persino gli ingressi e i posti a sedere nelle cerimonie, o è una personalissima concezione della “condivisione” confessata candidamente dalla sindaca?

E, visto che il “signor marito” è anche presidente di un’associazione soggetta a rapporti con il Comune, ed in particolare con il settore di cui la sindaca ha conservato sinora la delega, non è possibile che scatti (se non è già scattato) un conflitto d’interesse grande quanto un macigno? E il “garante della legalità” se n’è accorto, o sta ancora pensando alla vendetta, tremenda vendetta, contro quel fellone di Emiliano che non ha voluto candidarlo a sindaco?

E a proposito di disattenzioni chissà se il Saint Just delle Sciabiche, prima di esporsi in favore dell’accorpamento delle autorità portuali di Brindisi e Taranto, ha mai sentito parlare della piattaforma logistica del porto jonico e di quali interessi (affaristici) ci sono dietro?

I giornali, e soprattutto la magistratura, se ne sono interessati diffusamente e ancora lo stanno facendo. La vicenda, esplosa un paio di anni fa, è strettamente collegata all’inchiesta dei giudici di Firenze sullo scandalo delle Grandi Opere gestite dal potentissimo ex direttore generale del ministero delle Infrastrutture Ercole Incalza, da Francavilla Fontana.

Insieme ad ampi scampoli della famosissima “sinistra ferroviaria”, attorno al circuito ministeriale dei Trasporti dell’epoca Lupi ed Incalza (uno arrestato, l’altro si dimise da ministro), si aggirava anche una folta cellula francavillese/brindisina, tra i quali – per incarico - l’ingegnere “bianco” (di chiesa) Donato Caiulo, tra i più strenui assertori del matrimonio portuale tra Brindisi e Taranto.

E chissà se anche il nuovo incaricato di succedere, senza bando di evidenza pubblica, al prof. Giorgio Goggi nella redazione del famoso Pug, non sia stato scelto anche da quella cellula. Cattivi pensieri del cronista. Lui, il Saint Just delle Sciabiche, evidentemente ignora la vicenda o ha fatto le sue personalissime indagini, e tutto è risultato trasparente.

Si è tanto parlato, ma soprattutto sparlato, dello staff della signora sindaca. Personalmente fossi stato in lei, per competenza e lealtà, mi sarei affidato al buon Bruno Carluccio, genitore della sindaca. Ma l’assistenza alla signora Carluccio è stata affidata a due persone che non rispondono certamente a lei. E’ come se il “chi per lei”, che altro non è se non Massimo Ferrarese (se non è così, il dott. Marino chiarisca a chi si riferisce), abbia voluto marcare il territorio.

A Rollo riserva il piccolo cabotaggio degli assessori, e lui, attraverso lo staff, esercita il controllo effettivo sulla sindaca e sui diversi dossier della vita amministrativa. E il Saint Just delle Sciabiche? Per carità, lui Gianmarco Di Napoli  se l’è quasi cresciuto. Al portavoce, penna tra le più brillanti della mia bottega, ma  “mbrazzaguai” sino all’autolesionismo estremo, più che rimproverare i guai giudiziari, avrei chiesto garanzie di “compostezza” nell’esercizio professionale. Toccava alla sindaca farlo, non avendolo fatto è un ulteriore vulnus per la sua credibilità. 

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