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Vaccinazioni Covid, siamo ancora lontani dagli obiettivi

Il nostro sistema sanitario provinciale va adeguatamente potenziato in tutte le sue componenti, a cominciare dalle risorse umane

Il Covid domina e la provincia di Brindisi è in grave difficoltà come il resto di tutta l’Italia. La curva dei contagi non ha mai fatto tanta impressione, neppure la prima ondata di Covid 19 ha portato i numeri che si leggono in questi giorni nella nostra Provincia.

E' indubbio che il vero problema è il ritardo accumulato in tutto il Paese nella somministrazione dei vaccini contro il coronavirus, e con l’attuale ritmo di vaccinazioni difficilmente si raggiungeranno gli obiettivi previsti dal Governo per raggiungere la presunta “immunità di gregge” considerato il viatico per la fine della pandemia. C’era un preciso impegno da parte del Governo, previsto dalla cosiddetta “Fase 1” della campagna vaccinale, così come l’hanno collocata il Piano Arcuri prima e il Piano Figliuolo poi, nel raggiungere entro la data del 31 marzo 2021 6,4 milioni di persone immunizzate ovvero un decimo dell’intera popolazione.

La ragione per cui non si sono raggiunti tali obiettivi ha una pluralità di motivazioni tra cui la insufficiente disponibilità di vaccini, per problemi di approvvigionamento, rispetto alle capacità di somministrazione ed un sistema sanitario che ha dimostrato complessivamente di avere grossi limiti gestionali/organizzativi.

Ma ora è necessario che si punti ad un repentino cambio di passo, nel rispetto del Piano Vaccinale che individua in questa fase, in base alle priorità definite a livello nazionale e secondo criteri di equità, universalità, giustizia, trasparenza e correttezza le seguenti categorie: operatori sanitari; ospiti e personale delle case di riposo; persone in età avanzata. Complessivamente tale platea rappresenta 6,4 milioni di persone. E per quanto riguarda gli Operatori Sanitari, è necessario chiarire definitivamente, per evitare equivoci rispetto ad alcune dinamiche aziendali, che è fatto obbligo per gli stessi, anche per un dovere legato alla deontologia, un rispetto dell’etica e delle professioni, vaccinarsi. “Non si può lavorare senza essere vaccinati”. 

Tuttavia lo snodo da cui partire per dare un significativo impulso alla campagna di vaccinazione, al fine di raggiungere nel nostro territorio il previsto target, è quello di determinare una serie di interventi: la rideterminazione dei piani di fabbisogno del personale, l’incremento urgente delle risorse umane e strumentali, il potenziamento delle reti di assistenza territoriale, la stabilizzazione dei lavoratori precari, la definizione rapida della “vertenza Oss precari” incardinata nei processi decisionali del Comitato Sepac della Regione Puglia, l’attivazione dei posti letto necessari a garantire le cure migliori possibili, la condivisa sperimentazione di nuovi modelli organizzativi.

Non è necessario compiere grandi analisi per comprendere che il nostro sistema sanitario provinciale va adeguatamente potenziato in tutte le sue componenti, a cominciare dalle risorse umane, al numero dei posti letto per acuti (il più basso in termini percentuali della Regione Puglia), alla dotazione strumentale e tecnologica. Queste misure sono indispensabili ed urgenti per affrontare l’emergenza sanitaria e per ricostruire un nuovo e più efficace sistema sanitario pubblico.
 

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