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Peppino Caldarola

Peppino Caldarola

Vendola, la finta sinistra di Ingroia, e l'impegno di Nichi per il voto utile

Nichi Vendola sta caratterizzando la sua campagna elettorale con un fuoco di sbarramento contro la possibilità di un governo in cui ci siano anche Mario Monti e il suo gruppo centrista. Non so se è una buona idea. So che Vendola viene dato in calo in tutti i sondaggi e che si fa sempre più aggressiva la pressione su di lui e sul suo elettorato della lista Ingroia, vera macedonia di vecchie cariatidi della sinistra e di antichi giustizialisti. Forse Nichi crede che il proprio punto debole e il punto di forza degli ingroiani sia il tema del governo con Monti. In dubbiamente l’ex pm ha fatto dell’attacco al professore uno dei suoi motivi politici ricorrenti ma non l’unico avendo di mira soprattutto il Pd.

Nichi Vendola sta caratterizzando la sua campagna elettorale con un fuoco di sbarramento contro la possibilità di un governo in cui ci siano anche Mario Monti e il suo gruppo centrista. Non so se è una buona idea. So che Vendola viene dato in calo in tutti i sondaggi e che si fa sempre più aggressiva la pressione su di lui e sul suo elettorato della lista Ingroia, vera macedonia di vecchie cariatidi della sinistra e di antichi giustizialisti. Forse Nichi crede che il proprio punto debole e il punto di forza degli ingroiani sia il tema del governo con Monti. In dubbiamente l'ex pm ha fatto dell'attacco al professore uno dei suoi motivi politici ricorrenti ma non l'unico avendo di mira soprattutto il Pd.

L'accrocco vetero comunista e giustizialista ha tuttavia al centro della propria campagna più che la critica a Monti il tema classico di tutti gli estremisti della "rivoluzione tradita". Il loro dato identitario è proprio costituito dal fatto che si vogliono presentare come i più duri e i più puri denunciando l'abbandono degli altri partiti di sinistra di vecchie credenze e di antiche icone. Basti pensare come cerchino di appropriarsi di Enrico Berlinguer che con Ingroia, Di Pietro, Diliberto e Bonelli aveva assai poco da spartire, sia sotto il profilo umano sia sotto quello politico-culturale. Questi neo-berlingueriani che proclamano la bontà di una coalizione a guida massimalista dimenticano il Berlinguer del compromesso storico, l'uomo che si contrappose agli autonomi, il critico di tutti i sinistrismi.

Vendola quando accetta di far suo lo slogan "mai con Monti" commette, a mio parere, due errori. Il primo è di non tener conto che l'alleanza con Monti può essere inevitabile in caso di pareggio al Senato, il secondo è che il dialogo con una componente moderata, cattolica e europeista serve ad allargare il consenso di un governo riformista. Il profilo di Vendola non viene fuori con chiarezza dalla sua polemica con Monti ma dovrebbe venire dal fatto che lui rappresenta più dei suoi critici l'anima autentica di una sinistra radicale che ha nell'album di famiglia foto molto belle e che vuole portare questo mondo e le sue domande al governo del paese.

Lo scontro con i suoi critici di sinistra non può avvenire su chi meglio rappresenti la diga da alzare contro i moderati di Monti ma su chi meglio interpreta con la propria vita, le proprie battaglie, la propria cultura l'anima profonda di una sinistra vera. Quella di Ingroia è una sinistra finta. E Nichi ha tutti gli strumenti, compresa la propria biografia, per dimostrare che è lui e non un ex pm a poter dar voce e spessore storico a questo mondo. Tralascerei, quindi, il tema Monti anche perchè qualunque elettore appena informato, e lo sono praticamente tutti, sa che la probabilità di un governo comune è molto alta e quindi il diniego elettorale ha il senso del non vero oppure rivela la fragilità della coalizione che può vincere le elezioni.

Scelga viceversa Nichi di guerreggiare in questi ultimi quindici giorni con i suoi critici di sinistra, ne smonti il programma, ne destrutturi la costruzione ideologica, chiami al voto di sinistra utile e vedrà che i sondaggi attuali saranno smentiti.

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