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Venezuela: fine della Democrazia, voci su nuovi "desaparecidos"

Dopo la “Costituente”, voluta da Nicolas Maduro, etichettata come un mero strumento di demolizione dello Stato di diritto da parte dell’opposizione, è toccato ora alla procuratrice Luisa Ortega Diaz finire nel mirino del presidente

Il requiem funebre per la democrazia in Venezuela è servito.  Dopo la “Costituente”, voluta da Nicolas Maduro, etichettata come un mero strumento di demolizione dello Stato di diritto da parte dell’opposizione, è toccato ora alla procuratrice Luisa Ortega Diaz finire nel mirino del presidente. La donna (a cui è stata saccheggiata la casa), che negli ultimi mesi aveva sferrato un deciso “J’accuse” contro il successore di Chavez, è stata accusata di alto tradimento dopo essere fuggita prima in Colombia e poi a Panama.

Contro di lei è stato strombazzato ai quattro venti un mandato di cattura internazionale presso l’Interpol, in quanto sarebbe collusa con “gli oligarchi colombiani”. Staremo a vedere come andrà a finire. Intanto l’osso duro dell’opposizione, Henrique Capriles, ha denunciato tramite Instagram l’uccisione di 37 persone in Amazzonia, mentre si amplificano sempre di più le notizie su persone che sarebbero del tutto scomparse, forse i nuovi “desaparecidos” del Venezuela.

L'indifferenza della comunità internazionale

Sul versante internazionale tutto tace (tranne qualche sporadica dichiarazione dell’amministrazione Usa) e nessuno, al momento, pare intenzionato a muovere neanche un dito per la nazione fondata da Simon Bolivar.  A riguardo vi è una non piccola novità: la Rosneft, importante azienda petrolifera russa, avrà il controllo sui 9 importanti giacimenti venezuelani.  La notizia, diffusa di recente dall’agenzia Reuters, è la conferma definitiva di quanto trapelava negli ultimi mesi. Maduro sta praticamente consegnando le chiavi dell’economia petrolifera a Vladimir Putin il quale, visto l’estendersi della sua egemonia, ha un sempre più forte potere contrattuale nei confronti degli Stati Uniti.

In un momento in cui è all’orizzonte la spartizione della Siria, Trump e Putin non hanno alcun interesse nel pestarsi i piedi, soprattutto se teniamo conto anche degli affari d’oro nel settore del greggio fatti dal Venezuela proprio con gli americani negli ultimi anni.

La testimonianza

Ma cosa sta accadendo in queste ore a Caracas? Molti attivisti stanno denunciando il fatto che a chiunque lascerà la nazione verrà confiscata la casa o anche l’automobile. Qualche informazione in più ce la racconta Jenny, venezuelana, figlia di un funzionario italiano del consolato Caracas, che ha deciso da due anni di trasferirsi in Italia: “Per quanto riguarda il cibo va sempre peggio. Quasi tutto passa dal mercato nero del dollaro e tutto costa tantissimo.  Un kg di riso costa 17.000 bolivar (circa 150 euro). Alcune famiglie si mettono in accordo per fare compere insieme, mentre aumenta il numero delle persone che rovistano nei rifiuti in cerca di qualcosa da mangiare. La produzione di auto è ferma, e quelle confiscate vengono smontate per ricavarne pezzi di ricambio”.

Gli chiediamo cosa ne pensa della notizia diffusa da Maduro via Facebook, che avrebbe consegnato, sotto la sua amministrazione, oltre 1.700.000 case popolari. Su questo la sua risposta è chiara: “Si tratta di un piano di edilizia popolare che conosco bene, iniziato da Chavez e non da Maduro. Un piano che peraltro non è mai stato terminato. E’ solo propaganda, dato che sono in maggioranza abitazioni fatiscenti e con gravi problemi strutturali”.

Sabato 2 Settembre, a Venezia, la comunità venezuelana inizierà una raccolta di firme per chiedere al tribunale penale internazionale dell’Aia di mettere sotto accusa Nicolas Maduro per crimini contro l’umanità.  Il presidente venezuelano, invece, si è appellato al Papa per scongiurare un attacco statunitense al suo Paese. Ma su questo può fare sonni tranquilli: Donald  Trump, sino ad ora, ha sempre fatto il contrario di quanto promesso, predicando bene e razzolando male.

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