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Giovedì, 2 Dicembre 2021
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A cura di Blog Collettivo

Violenza sulle donne: "Oltre le mura di casa", la sfida sociale e culturale

Cogliamo la violenza di genere da una diversa angolazione superando i confini nazionali. Il fine è quello di allargare gli orizzonti conoscitivi della problematica

L’evento che si terrà il giorno 28 novembre 2021, alle ore 17  presso la sala della Chiesa San Barsanofio, sarà dedicato alla violenza di genere, qualche giorno dopo la ricorrenza annuale che, come si sa, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha istituito il 25 novembre di ogni anno.

L’associazione Aura, sensibile a temi di carattere sociale e non solo, dalla sua costituzione ha organizzato annualmente un evento sulla problematica in questione, per promuovere in qualche modo una necessaria condivisione. Quest’anno l’associazione ha voluto contraddistinguere l’evento dandogli un’impronta socio-culturale. 

Cogliamo la violenza di genere da una diversa angolazione superando i confini nazionali. Il fine è quello di allargare gli orizzonti conoscitivi della problematica oltre le “mura di casa”, per acquisire quelle dovute informazioni necessarie a ottenere un quadro più completo verso un fenomeno che nel mondo miete ogni anno numerose vittime innocenti. Ma anche per un arricchimento nel confronto al fine di ricercare strategie davvero idonee per attenuare le stragi annunciate.

L’interesse è ricaduto sulle donne del medioriente (Siria-Palestina-Afganistan), certamente non a caso. In questi Paesi infatti devastati continuamente dalla guerra la figura femminile è due volte vittima di brutalità, tra discriminazione e violenze di genere, nonché di stupro utilizzato come arma. Eppure sono «donne che resistono»; come sono state definite dalla Caritas Italiana nell’affrontare l’argomento e per rompere il silenzio sulla sofferenza e sulla resilienza al femminile.

La nostra associazione non poteva restare indifferente agli stravolgimenti ed ai cambiamenti imposte a tali donne, senza diritto di replica, dagli uomini talebani. Donne che hanno visto seppellire, in poche ore, i pochi diritti conquistati dopo il 2001, con la caduta del regime islamico, il quale aveva imposto terribili limitazioni ai loro danni. In questi 20 anni l'Afghanistan era sensibilmente cambiato, si sono imposte leggi contro la violenza sulle donne, erano sorte case di accoglienza per le vittime di abusi. Tutti partecipavano alla vita sociale, c'era lavoro, si poteva andare al cinema, ascoltare la musica. 

In questi mesi è andato tutto distrutto, anche il diritto allo studio. Le donne che sono riuscite a fuggire e a rifugiarsi in Italia manifestano con cartelli su cui è scritto: «Perché il mondo ci guarda morire in silenzio? Perché nessuno ci ascolta? Perché le donne non hanno più il diritto di essere attive nella nostra società?»

Come le 220 giudici costrette a vivere in luoghi segreti perché oggetto delle minacce talebane perché durante la loro carriera hanno fatto condannare centinaia di uomini per stupri, violenze, femminicidi; oggi quegli uomini sono liberi e danno loro la caccia, in cerca di vendetta. Nel giro di poche ore, da avvocate e magistrate sono diventate ricercate speciali, prede di quella violenza che per anni hanno cercato di contrastare.

È quindi importante far parlare con le proprie voci le vittime, le sopravvissute, rendere pubbliche tutte le forme di violenza, non solo quelle fisiche e sessuali, ma anche quelle meno ovvie, perpetuate “a fin di bene”, come i matrimoni precoci e l’insegnamento dei mestieri prettamente femminili. Con una lista di violazioni lunghissima che affonda le proprie radici in una cultura patriarcale. 

Le cause spesso sono da ricercare nelle spietate tradizioni ancestrali che vedono la donna come un oggetto, come una cosa propria, cioè l’uomo non considera le donne come individui indipendenti e con il diritto di autodeterminarsi. 

Questo concetto sulla donna non è limitato alle tradizioni ataviche degli uomini talebani. Infatti anche in Italia si sta verificando un aumento dei casi di violenza e di femminicidio e cioè da quando stiamo vivendo una fase di mutamento dell’identità femminile, che va verso l’emancipazione e la libertà, e viene quindi vissuta dagli uomini come una minaccia alla propria virilità e al proprio diritto al dominio sessista. Quest’anno, più che mai, il fenomeno della violenza e del femminicidio è aumentato notevolmente, soprattutto durante il periodo del lockdown dovuto alla pandemia da Coronavirus, e il motivo per cui è aumentato tutti lo possiamo comprendere. La convivenza non sempre agevola i rapporti di coppia talvolta, soprattutto nelle situazioni già a rischio, costituisce quella goccia che fa traboccare un vaso già colmo.   

Cosa fare allora? Rimanere indifferenti? Oppure parlarne, nel tentativo di provare a esorcizzare e a sviscerare le molteplici cause di tale fenomeno. Per questo l’associazione AURA si propone di dare il suo modesto contributo. Ma in che modo?  

Ecco quindi che l’invito alla dottoressa Amira Abuamra, rappresenta quella giusta, opportuna, quanto necessaria Voce femminile del medioriente. Donna siriana-palestinese,che tratterà “Il volto femminile nelle società medio-orientali e la situazione conflittuale di tradizione-occidentalizzata”. 

L’intervento delle altre relatrici dalla prof.ssa Mariagabriella Sabato con un “excursus storico della figura femminile  negli ultimi tre secoli, all’interno della famiglia e della società, con le opportune rilevate varianti di carattere personale e storico” alla dott.ssa Livia Mattoni  che esporrà “Considerazioni da surviver e rifletterà sulle problematiche socio-culturali della donna nella società contemporanea, con possibili risoluzioni” permetteranno di fornire ai presenti un quadro su cui riflettere e meditare.

Ci sarà, inoltre, l’intervento di don Francesco Sternativo (parroco Chiesa S.Barsanofio) che, oltre ad ospitarci, ci parlerà di “Don Milani e il genio femminile: l’emancipazione delle donne” e l’intervento dello psicologo dott. Luca Carbone sull'esperienza traumatica, qualunque sia la sua natura, è caratterizzata sempre da almeno due elementi: chi la vive sente di non averne via d'uscita e, inoltre, non trova le parole per descrivere appieno il dolore che ha provato e continua a provare. Lo studio del trauma, l'intervento e la prevenzione sono strumenti necessari innanzitutto per dare l'idea a che una via d'uscita può esserci e per fornire alle vittime del trauma un lessico per raccontare il proprio dolore.

E poi per finire le voci fuori campo della dott.ssa Silvia d’Alesio e della dott.ssa  Ouahiba Benmahrez, opportunamente invitate a partecipare, creeranno quel connubio di sensazioni adatte per la circostanza. 

Concludendo l’associazione Aura vuole dare “voce al dolore” delle donne mediorientali e dare “coraggio”a tutte quelle donne che, invece, per avendo la libertà non riescono a usarla; vuole, inoltre, con questi incontri, sensibilizzare l’opinione pubblica a cogliere i segnali subliminali delle donne in pericolo e quindi aiutarle a chiedere aiuto alle persone competenti.

Sarete allietati da intermezzi di musica, canto, ballo e recitazione a cura di Alessandro Alemanno, Chiara Demitri, Antonio Patisso e Giuseppe Vitale. Un ringraziamento da parte di Aura va a Ferruccio e Marco Calò dell’assicurazione Reale Mutua. 

Dall’associazione Aura non resta che darvi appuntamento a domenica prossima 28 dicembre 2021 alle ore 17 presso la sala della Chiesa San Barsanofio ad Oria. L’evento si svolgerà nel rispetto delle norme Anti Covid 19 e sarà garantito solo a chi rispetterà il distanziamento sociale, a chi sarà provvisto di green pass e dotato di mascherina. 

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