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Xylella, governo ancora fermo. Il punto con il professor Martelli

Intervista di Michele Miraglia allo studioso e docente emerito di Patologia vegetale dell'Università di Bari sullo stato dei progetti, della ricerca e dei finanziamenti per la lotta alla malattia che minaccia gli uliveti salentini e brindisini

La situazione.  Da quando, alla fine del 2013, i ricercatori dell'Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante del  Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Bari e del Dipartimento di Scienze del Suolo, della Pianta e degli Alimenti dell'Università di Bari indicarono come causa del disseccamento rapido degli ulivi del basso Salento il batterio patogeno Xylella fastidiosa, che si propaga attraverso un insetto vettore, la 'cicalina sputacchina' (Philaenus spumarious),  sono trascorsi circa tre anni senza che si sia riusciti a contenere i danni e la diffusione di questa fitopatia, che, procedendo in modo sia continuo, che 'puntiforme' ed 'a macchia di pelle di leopardo', dopo gli oliveti della provincia di Lecce ha interessato quelli di alcuni comuni della provincia di Brindisi, facendo per ultimo la comparsa nel tarantino (Avetrana)

Il commissario straordinario, il generale del Corpo Forestale Giuseppe Silletti, nominato dal governo nel Marzo del 2015, aveva predisposto un piano di interventi per bloccare il contagio, avviandone l'attuazione nelle zone delimitate e procedendo alla estirpazione delle piante infette, ma, successivamente alla protesta montante dei proprietari degli ulivi da abbattere, dei comitati popolari, associazioni di categoria, e della iniziativa della Procura della Repubblica  di Lecce,  egli si è dimesso ed i suoi poteri sono tornati alla Regione Puglia. 

La stessa, nel rispetto di quanto disposto dalle ordinanze del Tar del Lazio e della Procura di Lecce, che Il professor Giovanni Martelli-2aveva ordinato il sequestro di tutte le piante infette, ed in attuazione delle decisioni del Dm 19/06/2015 e della Ue/2015/789, che aveva richiesto l'immediata eradicazione delle piante contagiate, ha approvato con delibera di giunta 8/04/2016 un programma di misure fitosanitarie da adottare nelle zone all'uopo circoscritte, e si appresta a varare una legge regionale specifica, come annunciato alla Fiera del Levante dal governatore Michele Emiliano nel corso di un convegno sul tema Xylella. Abbiamo sentito, a proposito della situazione sopra riassunta, il professore Giovanni Martelli, docente emerito di Patologia vegetale all’Università degli Studi di Bari. Ecco l’intervista realizzata.

Nella situazione succintamente descritta il recente piano anti-Xylella definito dalla Regione Puglia, per uscire dall' 'impasse', le sembra sufficiente per fronteggiare l'emergenza in atto?

Se non erro il piano in questione non è stato ancora approvato. Un giudizio lo si potrà eventualmente dare quando esso sarà reso pubblico. Penso peraltro che  per  sperare in un  effetto positivo,  il piano dovrebbe riprendere le linee tracciate dal piano Silletti e non discostarsi molto da esse.

Rispetto alle tante prove e pubblicazioni scientifiche, sottoposte al vaglio dell'Accademia dei Lincei, da parte degli scienziati degli Istituti di ricerca baresi, tendenti a dimostrare il nesso causa-effetto tra penetrazione nelle piante della Xylella e disseccamento degli ulivi, gli oppositori all'estirpazione al fine di fermare il contagio, affermano che la Xylella non è l'unica responsabile del disseccamento degli ulivi, senza, tuttavia, produrre pubblicazioni scientifiche probanti a supporto delle loro tesi. Non sarebbe opportuno che ad occuparsene fosse chiamato a contribuire in maniera coordinata anche un 'team' di sperimentatori e scienziati di fama internazionale a sostegno del lavoro che senza soste e meritoriamente vanno svolgendo i ricercatori baresi?

Oltre al vaglio dell'Accademia dei Lincei  vi è  stato quello dell'Efsa (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) un organismo comunitario di riferimento per la Comunità Europea che, sulla base dei risultati dei saggi di patogenicità condotti a Bari ha decretato che  i postulati di Koch (quelli ripetutamente citati da una certa stampa come mai dimostrati dai ricercatori baresi) sono stati soddisfatti, fornendo così la prova che la Xylella è il principale artefice del disseccamento rapido degli olivi salentini.

Se è pur vero che negli olivi in deperimento possano ritrovarsi funghi microscopici che invadono e danneggiano il legno questi, quando presenti, aggravano la malattia delle piante  già  tartassate dalla Xylella. Credo che il numero di coloro che non credono alla esistenza della Xylella sia ormai ridotto al lumicino. Se non vogliono dar credito ai ricercatori di Bari, gli irriducibili dovrebbero quanto meno fidarsi dei consulenti della Procura di Lecce che in un loro rapporto hanno dichiarato di aver riscontrato negli olivi malati  lo stesso ceppo di Xylella  individuato a Bari. 

Tra le tante malefatte  attribuite ai ricercatori di Bari c'è anche quella di aver  "monopolizzato la ricerca", come se avessero circondato l'area infetta con reticolati per impedirne l'accesso ad altri volenterosi studiosi. Di qui anche la richiesta di una sorta di "corpo  di spedizione scientifico internazionale" che possa finalmente gettare lumi sulle controverse teorie e risultanze degli studi baresi.

Si dà il caso che: alcune delle pubblicazioni prodotte a Bari, soprattutto quelle sulla epidemiologia della Xylella, siano firmate anche da ricercatori californiani con i quali è in atto una stretta collaborazione fin da quando ci si è imbattuti nella Xylella; che è da poco iniziato un progetto  di ricerca finanziato dalla Ue nell’ambito del Programma Horizon 2020, denominato  POnTE (Pest OrgaNisms Threatening Europe), mentre un altro progetto  Xf-Actors (Xylella Fastidiosa Active Containment Through a multidisciplinary-Oriented Research Strategy) è ai nastri di partenza. Questi progetti sono  coordinati rispettivamente da Donato Boscia e  Maria Saponari,   ricercatori del Cnr di Bari.

Al  progetto POnTE  partecipano 15 Istituti di ricerca di cui  due italiani, due francesi, due inglesi, due spagnoli, ed uno ciascuno dall'Austria, Finlandia, Olanda, Norvegia,  Costa Rica, Israele  e Serbia. Della Xylella si occupano le unità di ricerca mediterranee oltre che il Costa Rica.  Al progetto Xf-Actors, tutto incentrato sulla Xylella hanno aderito  21 unità di ricerca dall'Italia (4), Francia (2), Spagna (3), Grecia (1), Germania (1), Belgio (3), USA (1), Brasile (1), Taiwan (1), Costa Rica (1), Gran Bretagna (2), Portogallo (1), Olanda (1) più altri partners per un totale di 29 partecipanti. Il nemo profeta in patria” è sempre di moda. Basterà quanto sopra a placare le ansie degli internazionalisti ad oltranza?  

Alcuni sperimentatori (Marco Scortichini e Antonia Carlucci) stanno lavorando sulle possibili cure per salvare gli ulivi, mentre un consorzio francese di ricerca internazionale (Lubixyl ) avrebbe scoperto che un enzima del latte sarebbe in grado di fermare la Xylella senza uccidere gli ulivi. Potrebbe fornirci qualche notizia, in base alle sue conoscenze, sullo stato dell'arte a riguardo ed i risultati raggiunti?

Le sperimentazioni dei colleghi Scortichini e Carlucci/Lops per loro stessa ammissione, ed anche  secondo un  parere espresso su di esse dall’Efsa, non sono risolutrici perché non uccidono la Xylella. I trattamenti hanno una funzione stimolante sulle piante che reagiscono con produzione di nuova vegetazione verde ed apparentemente sana. Questo stato di grazia però non sembra durare nel tempo pur se ripetuti interventi potrebbero  prolungarlo, permettendo così la sopravvivenza delle piante ed una sorta di coesistenza col patogeno. Fino a quando? Si è solo all’inizio della sperimentazione. Il tempo fornirà una risposta.

Per quanto attiene all’enzima del latte (lactoperossidasi), esso è una delle tante sostanze che, messe a contatto con colture di Xyella, le uccidono o ne inibiscono lo sviluppo. I risultati di laboratorio ("in vitro") sono spesso incoraggianti. Resta però il problema  della verifica della loro attività nella pianta ("in vivo"),  che ne richiede  il trasferimento all'interno dei vasi legnosi dove alberga la Xylella,  per poterla colpire. Non conosco i dettagli della sperimentazione effettuata, ma è stato reso noto che  un progetto di ricerca sull’argomento è stato presentato alla Ue nell'ambito di Horizon 2020.  Mi è stato poi riferito che  il progetto non è stato approvato,  al contrario di altri (Xf-Actors, ad es.). L'idea,  forse,  non era poi così buona.

Infine, l'entità e la disponibilità dei finanziamenti pubblici (Ue, nazionali e regionali) destinati alla ricerca e sperimentazione le sembrano proporzionati alla necessità di trovare con urgenza le terapie giuste per bloccare e sconfiggere una fitopatia che lentamente avanza in Puglia su nuovi territori?

Dopo la scoperta della Xylella, per molti mesi si è proceduto con le magre risorse finanziarie disponibili. Fin dall’inizio si è sentita la necessità di braccia e  menti per portare avanti le molte attività di laboratorio e di campo necessarie ad acquisire nel più breve tempo possibile gli elementi indispensabili alla messa in opera di una strategia di lotta e contenimento delle infezioni. Le reiterate richieste agli organi regionali di fondi per l’accensione di contratti a tempo determinato a giovani laureati e/o diplomati sono rimaste a tutt’oggi lettera morta. Col passare del tempo, però, le cose sono migliorate, almeno per quanto  riguarda le risorse finanziarie, essenzialmente grazie al contributo dell’Unione Europea. La recente approvazione delle graduatorie regionali di proposte progettuali finanziabili fa pensare ad un imminente impegno da parte del governo locale. Invece, per quanto riguarda  il governo nazionale, siamo ancora fermi ai proclami, cui non seguono fatti.

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