Domenica, 13 Giugno 2021
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Redazione BrindisiReport

Semifinali playoff: “Prime due gare perse? Chissenefrega, a Bologna ci sarò”

Un nuovo racconto del tifoso brindisino Carmine Ingrosso, che non si perde d'animo nonostante le due sconfitte subite dalla Happy Casa contro la Virtus

Carmine Ingrosso, primo da sinistra, insieme al giornalista Mino Taveri (alcentro) e all'ispettore di polizia, in pensione, Giovanni Gervasi

Le due batoste rimediate contro la Virtus di Teodosic e Belinelli non scoraggiano Carmine Ingrosso. Il tifoso brindisino, dalla lontana Liguria, non demorde e, lavoro permettendo, è pronto a raggiungere il PalaDozza per gara 3, in programma mercoledì 2 giugno (ore 20:45). Pubblichiamo il suo nuovo racconto

Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po' molli  col seno sul piano padano ed il culo sui colli, è dalla sera che abbiam battuto Trieste in gara 3 che ho in mente queste parole del mitico Guccini, che per quelli della mia generazione, resta qualcosa di simile al “verbo”. Poi, però, siccome avevamo da giocare almeno tre partite contro Bologna, e di certo alla Segafredo arena ci dobbiamo andare almeno una volta, mi sono detto: beh… 2 ore e mezzo di macchina…. Più due ore e mezza al ritorno…. nella vita abbiamo fatto di peggio.

Direttore, abbiamo perso le prime due partite della serie contro Bologna, ma tu conosci già il mio pensiero: e chissenefrega. Abbiamo giocato, abbiamo dato tutto, siamo arrivati con Angiulino che causa Covid nell’ultimo quarto di gara due non si reggeva sulle gambe… e chissenefrega. Abbiamo dato tutto, abbiamo onore, abbiamo lottato.. ci siamo ricoperti di gloria sportiva…. Andiamo a Bologna, e speriamo di non perderci…. Ma se anche ci perdessimo, caro direttore, possiamo sempre contare sui versi di Lucio Dalla, che nel suo disperato erotico stomp, girando per Bologna ad un certo punto incontra uno che si era perduto, e lui gli risponde “che nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino”… e noi non ci perderemo. Ma prima di andare a Bologna, facciamo un passo indietro.

Thompson gara 2 semifinali playoff Happy Casa Virtus Bologna-2

E’ stato troppo divertente, caro direttore, ciò che è accaduto dopo che hai pubblicato la mia precedente lettera sulla pagina facebook del tuo giornale. Oltre ai commenti ironici e bellissimi sullo scarso kilometraggio che mi son proposto di fare (che dal monumento al marinaio a Jaddico è davvero poca cosa), ti vorrei far leggere cosa mi è arrivato nei messaggi privati.
Tra gli altri, conservo un bellissimo messaggio di una signora (e come tu sai, caro direttore, i messaggi delle signore si leggono sempre). Mi aspettavo un’altra battuta sul fioretto con scarsa fatica, e trovo questo incipit: “Buonasera egr. Dott. Ingrosso. Le scrivo in nome e per conto……” tu non mi crederai, ma ho pensato che fosse un legale ingaggiato dalla moglie di Derek Willis, donna sicuramente preoccupata per la sfrenata passione che gli uomini (e le donne) di Brindisi hanno per il nostro Capo Indiano. E già mi aspettavo una querela per stalking o una richiesta di risarcimento danni morali….

gara 2 semifinali playoff Happy Casa Virtus Bologna 2-2

Fortunatamente, invece, era la compagna (avvocato, ovviamente) dell’ex ragazzo che nel 1979 installò il canestro in piazza del Salento di cui ti ho parlato l’altra volta, che si è riconosciuto nell’articolo ed ha inteso mandarmi un saluto. Ho tirato un sospiro di sollievo. Considerando che per questa volta “m’è sciuta bbona”, ho ricominciato a pensare a Bologna. Bologna che, per dirla con il “verbo”, è anche “una ricca signora, che fu contadina, benessere, ville gioielli… e salami in vetrina”, ma che dal punto di vista sportivo mi preoccupa molto perché Bologna “sa che l’odor di miseria da mandare giù è cosa seria e vuole sentirsi sicura con quello che ha addosso, perché sa la paura”

E Bologna ha addosso non solo Milos Teodosic, che già solo sentire il nome uno che ama il basket si preoccupa di averlo contro. Perché a prescindere da quei da quei pazzi dei Los Angeles Clippers che hanno avuto la stoltaggine di tagliarlo dopo una serie di infortuni (chiedersi perché i Clippers a Los Angeles non vincono mai pur spendendo alcune volte più dei Lakers, e darsi una risposta è esercizio arduo), “Teo” è uno che gli innamorati del basket non possono tifargli contro, perché Teo ti fa passare la palla per angoli e diritture che sa vedere solo lui, che immagina passaggi che neanche il ricevitore comprende se non quando si vede arrivare la palla in mano. Insomma direttore, Teodosic è uno spettacolo allo stato puro.

Ma Bologna, da qualche mese, ha anche addosso Belinelli. E mi spiace se qualche brindisino non sarà d’accordo con me, ma io sono pazzo di quel personaggio. Anni e anni nella Nba, con tanta “garra” andato lì come l’ultimo dei talenti italiani rispetto agli altri due (il Mago e il Gallo, e chi deve sapere chi sono, lo sa), si è costruito una carriera molto più che onorevole, con il suo apice nel 2014, quando vince la gara del tiro da “tre” nell’all star week end, e soprattutto, vince l’anello con San Antonio.
Del Beli, che viene a Brindisi e che ci rispetta, caro direttore, mi è rimasta impressa l’intervista rilasciata subito dopo la vittoria in Texas, che se la guardi (apri il link), caro direttore, ti sembra di rivivere gli ultimi istanti di Rocky 2, quando l’Italiano Balboa si rialza dal tappeto e lascia lì Apollo Creed. Ci manca solo che il Marco nazionale si metta a gridare “Adrianaaaaa”, e poi possiamo mandare i titoli di coda.

Teodosic, semifinali playoff-2

Poi, è andata come è andata. In gara 1 ce la siamo giocata alla pari sino a che non è entrato Teo ed ha infilato una serie di triple che ci ha spezzato le gambe ed il morale perché era immarcabile, e il Beli, che ci ha fatto illudere in una serata storta tirando una mattonata al primo tentativo, ci ha fatto capire, quando contava, perché è rientrato in Italia con un ingaggio superiore al milione l’anno. In gara due la Virtus ci ha chiuso l’area, tagliando i rifornimenti ai 4 ed ai 5, impedendo le penetrazioni, e quindi impedendoci di dare sfogo agli scarichi da dentro, cosa che noi in velocità sappiamo fare benissimo.

Ma non ce ne frega nulla. Abbiamo messo ferocia. Derek gli ha fatto vedere di che pasta siamo fatti, Nick Perkins ne ha spostati più di uno e più volte, Raphael Gaspardo gli ha spiegato perché a Brindisi si vive bene, così bene che Darius ci ha fatto casa e famiglia e gli altri pure, gli hanno ribadito una volta per tutte che le purpette e le brasciole sono molto meglio dei tortellini, e del brodo, che da noi si usa poco perché “faci cautu” e che noi il ragù alla bolognese lo adoriamo sobbra alli stacchioddi, e che al parmigiano preferiamo di gran lunga il cacioricotta.

Quindi, caro direttore, se il lavoro me lo permetterà, io il due sera sarò a Bologna. E se ci riesco, mi faccio pure una foto col presidente (e una con Derek, ma è sperare troppo). Per il resto, vada come vada. Io e il compare fuori sede come me abbiamo deciso che a Jaddico ci andiamo in ogni caso.

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