Sabato, 23 Ottobre 2021
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Le competenze, le differenze e il bene comune

La diversità è ricchezza e va difesa, come la differenza di opinioni. Con un solo obiettivo

È la famosa storia del buon senso del padre di famiglia. Mi spiego. Siamo in famiglia. Cosa farebbe un buon padre di famiglia di fronte ad una lavatrice (ma potete sostituirci la macchina, il frigo, la tapparella, insomma quello che volete) rotta? Non chiamerebbe a ripararla l’arrotino di passaggio; probabilmente neanche un amico se sapesse che è negato. Forse chiamerebbe quel tale tecnico consigliatoli dall’amico di turno, ma se si rendesse conto che non sa fare il suo mestiere, una seconda volta non lo chiamerebbe più, manderebbe a quel paese il suo amico consigliere e avviserebbe tutti i suoi “amici” di non chiamare quel tal tecnico. Finirebbe dunque per chiamare il tecnico esperto, magari anche un po’ più costoso, consapevole che la spesa maggiore di una volta verrà ammortizzata nella più lunga durata dell’elettrodomestico.

E di fronte ad un momento di difficoltà della famiglia? Chiamerebbe intorno ad un tavolo tutti i componenti della famiglia e valuterebbe con ciascuno come uscire dalla difficoltà, e chi e come potrebbe essere utile, contribuendo con il proprio e con quello che sa fare meglio. E quando si dovesse prendere una decisione difficile, si farebbe guidare dalla consapevolezza che alcune volte si deve sacrificare l’oggi, il beneficio del momento, in vista del perseguimento di un obiettivo superiore domani. Sempre seduto al tavolo con gli altri membri della famiglia. Perché le decisioni vanno condivise, il sacrificio spiegato, i successi celebrati e le esperienze, tutte, trasformate in punti di forza. Ma insieme. Famiglia, gruppo, organismo. Metteteci quello che vi pare.

E sempre sul buon senso immaginiamo anche la madre di famiglia. Che vive della sua rete solidale fatta di altre mamme, sorelle, cugine, nonne, donne. E che non decide senza aver prima condiviso il problema, le sensazioni, i dubbi, le paure, le convinzioni con altre donne, senza sapere cosa hanno fatto le altre o farebbero o avrebbero fatto in situazioni simili. Che fa gruppo, a prescindere, soprattutto quando è particolarmente preoccupata di prendere la decisione migliore per la propria famiglia, i propri figli, il proprio.

La storia del buon senso del padre di famiglia e della madre di famiglia non è diversa dalla storia del buon senso che dovrebbe guidarci nel perseguimento del bene comune. E la mia opinione è che stiamo sbagliando tutti. Oggi. Donne e uomini. Allontanandoci, nella gestione del bene comune, dal buon senso e dall’essere comunità. Che condivide, soffre, gioisce ma per un bene collettivo superiore a qualsiasi egoismo e individualità. Ma stiamo anche perdendo tutti, questa è la verità. E forse non avremo una seconda opportunità.

Risediamoci intorno ad un tavolo. Pur diversi e differenti. Come in ogni famiglia del resto. Dove, però a ben pensarci, la differenza rappresenta la vera ricchezza. Difendiamo la diversità, non cerchiamo a tutti i costi di far diventare uguale a noi l’altro (chiedereste ai vostri figli di comportarsi in famiglia da genitori, vi sentireste a vostro agio se vi chiedessero di pensare come i vostri figli per fare meglio i genitori? Chiamereste il barista ad aggiustarvi la macchina?), piuttosto ricominciamo ad ascoltare chi seduto intorno a quel tavolo cerca di parlare. Sommiamo le differenze e non lavoriamo ad azzerarle, forse ne verrebbero fuori idee, soluzioni, decisioni migliori. Per tutti e non per pochi. Si, proprio come nella storia del due più due che non fa più quattro ma 5, 6, 7…..

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