Gli inquirenti: una società di noto imprenditore era la scatola della rete dei negozi-truffa

FRANCAVILLA FONTANA - C’è anche un imprenditore dell’associazione antiracket di Francavilla Fontana nel registro degli indagati per associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata finita nel mirino della procura brindisina. Il nome è quello di Vincenzo Di Castri, 43 anni, legale rappresentante della Ce.Ra.Ca Srl, società proprietaria dei punti vendita Outlet casa finiti sotto sigillo per mano dei carabinieri della Città degli Imperiali. Impianto accusatorio ancora indiziario, sospetti ancora tutti da verificare, tanto quanto la necessità di quei sigilli apposti d’urgenza dalla procura brindisina per mezzo del sequestro firmato a quattro mani dal procuratore capo Marco Di Napoli e dal pubblico ministero Raffaele Casto.

Il comando compagnia carabinieri di Francavilla Fontana

FRANCAVILLA FONTANA - C’è anche un imprenditore dell’associazione antiracket di Francavilla Fontana nel registro degli indagati per associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata finita nel mirino della procura brindisina. Il nome è quello di Vincenzo Di Castri, 43 anni, legale rappresentante della Ce.Ra.Ca Srl, società proprietaria dei punti vendita Outlet casa finiti sotto sigillo per mano dei carabinieri della Città degli Imperiali. Impianto accusatorio ancora indiziario, sospetti ancora tutti da verificare, tanto quanto la necessità di quei sigilli apposti d’urgenza dalla procura brindisina per mezzo del sequestro firmato a quattro mani dal procuratore capo Marco Di Napoli e dal pubblico ministero Raffaele Casto.

Il provvedimento, com’è noto, è adesso nelle mani del giudice delle indagini preliminari Valerio Fracassi che dovrà vagliare la fondatezza degli indizi – al momento nient’altro che tali – che hanno determinato la misura d’urgenza, dunque confermare o azzerare il sequestro. Nelle more della decisione da parte del tribunale, proseguono a ritmo febbrile le indagini degli inquirenti per dipanare la matassa intorno all’affaire casalinghi. Gli uomini al comando del capitano Fabio Guglielmone hanno intanto sciolto l’enigma dei passaggi societari che ruotano intorno ai punti vendita sequestrati. Perno dell’inchiesta, com’è noto, il presunto boss della Scu Giancarlo Capobianco, 46 anni, uomo che secondo il pentito Ercole Penna sarebbe legato al clan dei mesagnesi Antonio Vitale e Massimo Pasimeni.

Accusa, anche questa, tutta da dimostrare. Secondo l’inchiesta sui negozi di casalinghi sequestrati in tutta la Puglia, ci sarebbe Capobianco dietro le società proprietarie dei punti vendita Io Casa e Casa più di Francavilla Fontana, in qualità di presunto socio occulto. Intorno a Capobianco, una ridda di prestanome, in qualità di rappresentanti legali delle imprese titolari nei negozi, almeno sulla carta. Resta da dimostrare quanto, se e in che misura i soci ufficiali fossero consapevoli dei presunti magheggi scoperchiati dai militari dell’Arma. Ossia una truffa di proporzioni milionarie – 25 milioni di euro quelli attualmente quantificati – imbastita per mezzo di un meccanismo semplice tanto quanto efficace.

Secondo gli investigatori, i cui sospetti sono stati corroborati da una serie infinita di denunce di persone che si dichiarano truffate non sanno ancora da chi, Capobianco & Co avevano posto le basi dell’affare-casalinghi con l’apertura proprio dei due esercizi a Francavilla, fidelizzando intorno a sé grossisti di tutta l’Italia. Incassata la fiducia dei fornitori all’ingrosso, erano passati alla seconda parte del piano, acquistando merce per mezzo di assegni post-datati. Prima che i titoli venissero portati all’incasso, le società emittenti chiudevano e i negozi abbassavano le serrande per scomparire nel nulla.

Tutti da chiarire dunque i ruoli nel raggiro. Quel che è certo al momento è il fatto che le società proprietarie dei negozio Io Casa e Casa Più aperte a Francavilla Fontana, a origine della presunta truffa, hanno convertito nel tempo le proprie insegne in Outlet Casa. La società proprietaria dei negozi finiti sotto sigilli è intestata al 43enne Vincenzo Di Castri. Socio non soltanto dell’associazione anti-racket, ma anche di quel Consorzio Pip che da anni, per mezzo del presidente Leonardo Bianco, da anni conduce una battaglia spesso solitaria, sicuramente complicata, per tenere al riparo la zona industriale di Francavilla Fontana dai tentativi di assedio criminale. Tutta da chiarire dunque la posizione dell’imprenditore Di Castri: se fosse consapevole oppure no dei giochi orditi intorno ai casalinghi è la sciarada nelle mani degli inquirenti.

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