Scheletro nella grotta: lupara bianca

BRINDISI – Una squadra della Federazione speleologica pugliese, impegnata in un progetto della Regione, penetra in una cavità naturale in località Badessa tra l’omonima masseria disabitata e la linea ferrovia Brindisi-Bari, e scopre uno scheletro umano. Ma non si tratta di un rinvenimento di interesse antropologico e storico, bensì di lavoro per le forze dell’ordine. Date le condizioni dei resti, si potrebbe pensare a quelli di un giovane di S. Vito dei Normanni la scomparsa del quale risale al 9 marzo 2008, diventata oggetto anche il 7 aprile di una delle segnalazioni della trasmissione “Chi l’ha visto?” su iniziativa dei carabinieri di S.Vito. Ma questa è solo una ipotesi basata su due circostanze: la prima è che nella zona Antonio Santoro, 30 anni all’epoca della scomparsa, è l’unica persona che manca all’appello. La seconda è che le notizie investigativa sulla vicenda davano Santoro per vittima di una lupara bianca, e il suo corpo occultato appunto in una cavità.

Masseria Badessa

BRINDISI – Una squadra della Federazione speleologica pugliese, impegnata in un progetto della Regione, penetra in una cavità naturale in località Badessa tra l’omonima masseria disabitata e la linea ferrovia Brindisi-Bari, e scopre uno scheletro umano. Ma non si tratta di un rinvenimento di interesse antropologico e storico, bensì di lavoro per le forze dell’ordine. Date le condizioni dei resti, si potrebbe pensare a quelli di un giovane di S. Vito dei Normanni la scomparsa del quale risale al 9 marzo 2008, diventata oggetto anche il 7 aprile di una delle segnalazioni della trasmissione “Chi l’ha visto?” su iniziativa dei carabinieri di S.Vito.  Ma questa è solo una ipotesi basata su due circostanze: la prima è che nella zona Antonio Santoro, 30 anni all’epoca della scomparsa, è l’unica persona che manca all’appello. La seconda è che le notizie investigativa sulla vicenda davano Santoro per vittima di una lupara bianca, e il suo corpo occultato appunto in una cavità.

Infatti esattamente tre anni fa, il 27 novembre del 2008, la Squadra mobile di Brindisi organizzò una esplorazione sistematica di antiche cisterne nei dintorni della masseria Cafaro – coincidenza davvero sorprendente – proprio alla ricerca dei resti di Antonio Santoro, che un frammento di notizia percepito dagli investigatori dava per sepolto sommariamente in quella zona. La masseria Cafaro non è molto lontana in linea d’aria dalla Badessa, pochi chilometri, ma si trova sull’altro lato della ex statale 16 Brindisi - S. Vito, dal versante verso Mesagne, mentre la Badessa è verso la borgata di Serranova e il mare. Forse la polizia aveva letto in maniera imprecisa quella labile traccia. Resta il fatto che Cafaro e Badessa rientrano tutte nell’area di campagna dove lo scomparso si muoveva prevalentemente (anche se abitava da solo in via Torino, a S. Vito).

Antonio Santoro, più che per la gravità dei reati che aveva commesso nel corso della sua vita, aveva ricevuto la sorveglianza speciale per le sue frequentazioni con ambienti della criminalità rurale piuttosto pericolosi. Sono quelli cui gli investigatori attribuiscono l’eliminazione di Santoro, tesi che troverà riscontro solo se gli esami di medicina legale confermeranno che i resti sono dello scomparso, e se si troveranno, nel corso dell’attività che la procura assegnerà all’anatomopatologo, la causa della morte della persona il cui corpo fu gettato in quella grotta nei pressi dell’antica masseria. Non è escluso il test del Dna, se non basteranno gli altri elementi a disposizione (resti di indumenti ed altro). Quindi per ora solo ipotesi.

Le circostanze della scoperta. La Regione Puglia, stanziando 600mila euro dei fondi Fesr 2007-2013, asse 4, ha finanziato lo scorso anno un progetto innovativo per l’Italia che si chiama “Catasto delle grotte e delle cavità artificiali” (c’è solo un caso analogo in Sardegna, ma di portata meno rilevante), affidato alla Federazione speleologica pugliese, di cui è presidente Vincenzo Martimucci, speleologo di Altamura, e cui fanno capo 22 gruppi (nessuno del Brindisino).Il progetto Fsp – Regione Puglia in sostanza consiste nelle georeferenziazione con coordinate geografiche, mappature e rilievi fotografici delle cavità naturali e artificiali della Puglia – oltre 2000 quelle più importanti – con censimento da pubblicare su Internet. Durata del progetto, due anni, e fine prevista entro il 2012.

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Dunque, oggi toccava all’area della Badessa che presenta varie e note – negli ambienti rurali – cavità artificiali. In una di queste la scoperta dello scheletro. Sul posto sono arrivati i carabinieri della stazione Casale di Brindisi, assieme ai vigili del fuoco. Il recupero, nelle parti finali,. È avvenuto alla luce delle fotoelettriche. Adesso la parola al medico legale. Poi, forse, nuovamente agli investigatori. Santoro, la sera del 9 marzo 2008, dopo aver lasciato i genitori che vivevano in campagna, si era diretto a casa dove era obbligato a rientrare entro le 20. Ma non ci è mai arrivato.

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