Cronaca

"Minacce e manifestazione non autorizzata”: due processi per il sindacalista

Bobo Aprile del Cobas, oggi in Tribunale per due procedimenti in cui è imputato in relazione al suo ruolo in sostegno dei lavoratori. E' stato denunciato dalla Salento Port Service

BRINDISI – Due processi nella stessa mattinata, due capi di imputazione distinti e lo stesso imputato: Bobo Aprile, voce e volti storici del Cobas, sempre in prima linea a sostengo dei diritti dei lavoratori, oggi in Tribunale deve difendersi dalle accuse di aver minacciato il presidente della Salento Port Service di Lecce e di aver organizzato una manifestazione senza la necessaria autorizzazione.

Mauro MasielloL’accusa di minacce è scaturita dalla denuncia dell'imprenditore Franco Giannone: al centro del dibattimento una telefonata che risale al 30 settembre 2014 nel corso della quale Aprile avrebbe detto di “affogarlo in mare”. Il difensore Mauro Masiello (nella foto accanto), avvocato di fiducia di Aprile, è pronto a contestare sostenendo il contrario perché sarebbe stato lui a ricevere la chiamata. Giannone si è costituto parte civile con richiesta di risarcimento danni pari a diecimila euro, depositata dall’avvocato Andrea Martina del foro di Lecce.

Dove sia la ragione, chi sostiene il vero, sarà il Tribunale a stabilirlo attraverso l’ascolto di una serie di testimoni, quella della pubblica accusa e quelli della difesa. Sono cinque per parte. Il dibattimento in effetti si annuncia ricco di confronto tra le parti, visto che le versioni sono opposte, partendo dalla stessa telefonata che di fatto è al centro del processo. Perché Giannone sostiene di aver ricevuto la chiamata da Aprile e di essere stato minacciato dal sindacalista e Aprile sostiene che a telefonare sia  stato il primo.

“La vera colpa di Aprile è stata  quella di aver difeso i diritti dei lavoratori, in questo caso chi lavorava nel porticciolo turistico di Brindisi (in foto)”, si legge nel comunicato stampa con cui è stata data la notizia del nuovo processo a carico del sindacalista Cobas. “C’erano  lavoratori della struttura che chiedevano di recuperare  somme ritenute mancanti dalla busta paga”. “Il Cobas aveva cercato nel corso di diversi mesi e a piccoli passi di costruire un percorso con il presidente del Porticciolo, Dario Montanaro, rivolto a dare serenità a questo gruppo di lavoratori.  Respingemmo anche il licenziamento di quattro precari che in effetti non lo erano, perché da tanti anni svolgevano attività con  contratti di breve durata”.

“In diverse occasioni il sindacato evidenziò le condizioni lavorative all’interno della struttura, il cui socio di maggioranza è Igeco. Lo facemmo unitamente alla denuncia che la grande opportunità che il porticciolo di Brindisi poteva rappresentare per il nostro territorio e che non c’è stata”, è scritto nella nota.  “Il tutto veniva vanificato, secondo noi, da una gestione  strana e contraddittoria che puntava  alla estromissione del Comune di Brindisi come socio di minoranza che alla fine ha deciso di vendere le sue azioni”.

L’Amministrazione cittadina, nel frattempo, nella seduta del Consiglio comunale del 22 dicembre 2015, ha deliberato la dismissione, quindi, la vendita, del pacchetto azionario pari al 20, 22 per cento di cui è proprietario. C’è stata un’asta pubblica con offerte al rialzo sul valore di 198mila euro, sulla base della stima sul valore di mercato fatta dal prof Dell’Atti dell’Ateneo di Bari, ex revisore dei conti dell’Ente. La cessione è il “risultato dell’attività istruttoria”  che ha portato ad accertare l’assenza di “estremi per un interesse rinnovato dell’Ente al mantenimento della partecipazione”, anche partendo dall’analisi delle condizioni di salute delle società Bocca di Puglia, nata nel 2003 per la costruzione e la gestione del porticciolo a vocazione turistica. L’ultimo bilancio disponibile si riferisce al 2014, anno chiuso con una perdita pari a 297.052 euro, “a seguito  della contrazione dei ricavi “caratteristici” e della lievitazione degli interessi sul debito verso l’azionista di maggioranza Igeco.

L’altro processo in cui è imputato Aprile attiene alla manifestazione che si svolse la sera prima dell’ultima udienza per il  blocco dei disoccupati davanti ai cancelli della Monteco, avvenuto il 30 Settembre 2014: si svolse una iniziativa pubblica in Piazza Vittoria dal titolo "Le lotte per il lavoro non si arrestano". Ma quella manifestazione non fu autorizzata dal questore, benché gli organizzatori ottennero il permesso per l’occupazione del suolo pubblico concesso dal Comune di Brindisi.
Per il sit-in Aprile e i disoccupati sono stati condannati di recente anche in Appello. Il procuratore generale aveva chiesto l’assoluzione.

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