Abuso d’ufficio e truffa, assoluzione definitiva per il giornalista Porro

Chiusa la vicenda processuale per l’ex socio di Mimmo Consales: il pm non appella la sentenza del Tribunale di Brindisi nella vicenda News per i servizi call center e rassegna stampa. In sede di arringa aveva chiesto la condanna a un anno e sette mesi

BRINDISI – Assoluzione definitiva dalle accuse di concorso in abuso d’ufficio e truffa per il brindisino Sabino Porro, ex socio di Mimmo Consales, coinvolto nel processo sugli affidamenti dei servizi di call center e rassegna stampa alla società News, deliberati dal Comune all’indomani delle elezioni vinte dal giornalista.

Carmelo MolfettaIl pubblico ministero non ha appellato la sentenza del Tribunale di Brindisi, a differenza di quanto è avvenuto per l’ex sindaco della città, per il quale ha chiesto la condanna in relazione alla concussione, tentata e consumata, nel filone Equitalia legato al pagamento delle rate del debito in violazione delle disposizioni di legge in materia antiriciclaggio, da aggiungere a quella di abuso d’ufficio per il quale Consales è stato condannato in primo grado a un anno e sei mesi per aver partecipato alle delibere di Giunta con le quali furono decisi gli affidamenti, una il 19 giugno 2012, un mese dopo le elezioni, e l’altra il 21 gennaio 2013.

Il sostituto procuratore Giuseppe De Nozza ha invocato l’affermazione della responsabilità penale per Consales, con richiesta di condanna alla pena di cinque anni e quattro mesi di reclusione, in concorso con l’ex direttore della filiale di Brindisi di Equitalia, Giuseppe Puzzovio, per il quale sono stati chiesti sei anni e otto mesi. Entrambi sono stati assolti dal Tribunale perché il fatto non sussiste.

Con la stessa formula, il collegio giudicante presieduto da Genantonio Chiarelli, a latere Francesco Cacucci e Barbara Nestore, ha affermato l’estraneità alle imputazioni di truffa a buso d’ufficio per Porro, benché – si legge nelle motivazioni del Tribunale – “era uomo di fiducia di Consales ed ebbe un ruolo centrale nella vicenda della News”. Ma secondo i giudici “il capo di imputazione per Porro è completamente privo della descrizione del contributo offerto da quest’ultimo, da qui l’assoluzione.

Il giornalista, da qualche tempo residente in Albania, è difeso dall’avvocato Carmelo Molfetta (nella foto in alto). Il penalista corso della sua arringa, aveva evidenziato più volte l’assenza di profili di responsabilità per il giornalista in qualità di socio della News sas, la società di comunicazione che nella ricostruzione della Procura sarebbe stata riconducibile a Consales anche dopo la sua elezione a sindaco con il centrosinistra, nonostante la cessione di quote ad Alessio Vincitorio, nipote di Porro.

Per Porro il pm aveva chiesto la condanna a un anno e sette mesi ma non risulta essere stato depositato appello, alla scadenza dei termini, vale a dire entro il 28 luglio scorso.

E’ stata dimostrata a giudizio del Tribunale la “situazione di conflitto di interesse di Consales”, così come provata è stata ritenuta la “cessione solo formale delle quote”: la lettura dei giudici brindisini è che “Porro doveva continuare a essere l’uomo dell’ex sindaco all’interno della News nell’eventualità che la carriera politica di Consales i concludesse, dovendo in questo momento tornare a svolgere la professione di giornalista”. Per questi motivi, “è del tutto condivisibile” quanto sostenuto dal pm “laddove ha evidenziato che il senso dell’operazione fu quello di effettuare una cessione” delle quote della società solo fittizia “a termine”, “per porre al riparo il sindaco dal conflitto di interesse, pur consentendogli di mantenere il controllo effettivo della News”.

“Il dibattimento ha dimostrato, in termini di certezza, la ricorrenza in capo all’ex sindaco Mimmo Consales di un interesse personale al rinnovo in favore della News sas dei servizi di rassegna stampa e call center da parte del Comune di Brindisi”: “agì con dolo specifico, ossia con l’intenzione di assicurare un vantaggio patrimoniale alla società perché prima che il giornalista cedesse le sue quote, dopo le elezioni, la sas aveva debiti verso l’Erario per 389mila euro, in relazione ai quali il sindaco manteneva la condizione di coobbligato solidale”. In tal modo, secondo la lettura del Tribunale, Consales voleva garantire a se stesso un “possibile rimedio contro il rischio di vedere aggredito dai creditori erariali il proprio patrimonio personale di fronte a debiti notevoli”. Avrebbe, quindi, dovuto astenersi di fronte ad affidamenti che sarebbero stati “se non salvifici, sicuramente indispensabili per alleggerire il carico dell’esposizione verso l’erario”. Consales essendo socio accomandatario ne avrebbe risposto solidalmente e illimitatamente.

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