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Acque Chiare, ancora suspense per i proprietari: sentenza d’Appello rinviata a maggio

Il procuratore generale ha chiesto di replicare ai difensori di 154 proprietari: scontro sulle ultime pronunce della Cassazione in tema di prescrizione

BRINDISI – Sentenza rinviata a fine maggio per raccogliere le ultime pronunce della Cassazione in tema di prescrizione e, di riflesso, in materia di confisca, rischio che pende sul futuro delle villette del villaggio di Acque Chiare. Dovranno avere ancora pazienza i proprietari degli immobili: speravano di ottenere la pronuncia della Corte d’Appello di Lecce sul merito della “buona fede” al momento dell’acquisto degli immobili, ritenuti dalla  Procura oggetto di lottizzazione abusiva.

Acque Chiare e l'albergo

Il caso

In attesa restano, malgré leur, 154 proprietari (la maggior parte dei quali brindisini) finiti in Appello dopo che il pubblico ministero Antonio Costantini della Procura di Brindisi ha impugnato la sentenza di “non luogo a procedere per intervenuta prescrizione”, ritenendola tardiva. Sono i proprietari per i quali il Tribunale, in composizione monocratica, ha revocato la rinuncia alla prescrizione il 3 giugno 2014: per il sostituto procuratore e per il procuratore generale è da ritenere arrivata in ritardo, vale a dire quando non sarebbe stato più possibile – codice alla mano – riconoscere tale causa di estinzione del reato e quindi tornare indietro.

Accusa e difesa

Il pg, ha chiesto alla Corte presieduta da Vincenzo Scardia di replicare dopo le discussioni dei penalisti che in giudizio rappresentano i proprietari, gli avvocati Rosario Almiento, Livio Di Noi,  Cosimo Pagliara e Oreste Nastari. Per questo, la sentenza è stata rinviata al 29 maggio prossimo. Lo scontro fra accusa e difesa attiene alla prescrizione e alle ultime sentenze degli Ermellini. Per i difensori, la richiesta del pubblico ministero va rigettata essendo possibile rinunciare alla prescrizione,  sino a quando non interviene la sentenza di primo grado. Lo hanno ribadito anche oggi in occasione dell’udienza attesa come quella risolutiva. Erano state già depositate motivazioni relative a sentenze della Suprema Corte di gennaio e febbraio 2019.

Piscina spiaggia Acque Chiare-2

La truffa e la buona fede

Nel merito, gli avvocati hanno insistito sulla richiesta di assoluzione degli imputati: “Si tratta di persone “truffate dal costruttore e dal notaio che rogò la maggior parte degli atti di vendita degli immobili”, sostengono. Tesi affermata sin dal primo momento, quando cioè venne disposto il sequestro del villaggio, eseguito dai militari della Guardia di Finanza il 27 maggio 2008.  “Gli imputati sono gli stessi che denunciarono i raggiri ottenendo l’imputazione coatta per truffa, dopo la pronuncia del giudice in sede di udienza preliminare”, ricordano gli avvocati. L’accusa legata alla truffa è caduta in prescrizione, cancellata (estinta) per effetto del trascorrere del tempo. “Resta da sempre l’affermazione dell’assoluta buona fede dei proprietari al momento dell’acquisto”, concludono. Chi mai avrebbe acquistato una villetta, sapendo che non di residenze estive si trattava ma di residence di un complesso alberghiero? Molti dei proprietari stanno ancora pagando le rate dei mutui accesi per finanziare l’acquisto.

Diversa sul piano processuale è la posizione di altri 73 proprietari delle villette, poiché questi sin da subito hanno deciso di avvalersi della prescrizione. Scelta maturata non già perché non interessati alla pronuncia nel merito e in modo particolare all’affermazione della buona fede, quanto per chiudere subito una pagina dolorosa nella propria vita, con conseguenze anche sul piano familiare oltre che economico.

Il villaggio di Acque Chiare sotto confisca

La Grande Chambre

In una delle ultime udienze, la Corte d’Appello di Lecce ha acquisito, sempre su richiesta degli stessi penalisti, la traduzione in italiano della sentenza della Grande Chambre di Strasburgo. E’ stata trasmessa dal Ministero la copia considerata dirimente per sciogliere il nodo sul destino degli immobili, se destinati a confisca o salvati dai sigilli.

La sentenza europea ha assunto un ruolo di primo piano nel caso legato al futuro di Acque Chiare, dal  28 giugno 2018, quando sono state depositate le motivazioni della pronuncia, definitiva in quanto non più impugnabile, su procedimenti simili al villaggio costruito dalla società di Vincenzo Romanazzi. La Grande Chambre, pronunciandosi su Punta Perotti, Golfo Aranci a Olbia (in Sardegna) e Testa di Cane e Fiumarella di Pellaro a Reggio Calabria, ha affermato il principio secondo cui non è possibile procedere alla confisca degli immobili, qualora non ci sia stata una “sanzione penale”. Sanzione che nell’accezione italiana dovrebbe coincidere con una sentenza penale di condanna. E la prescrizione, nell’ordinamento italiano, non è una pronuncia del merito, ma una causa di estinzione del reato sulla base del trascorrere del tempo. Per questo motivo, la sentenza di Strasburgo diventa importante nella vicenda giudiziaria di Acque Chiare.

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La Cassazione

Tutti i proprietari attendono la fissazione del nuovo ruolo in Cassazione, dopo le condanne scaturite dall'inchiesta madre sulla lottizzazione abusiva a cui è legato il rischio confisca delle villette. La pronuncia degli Ermellini riguarda il costruttore Vincenzo Romanazzi, il notaio Bruno Romano Cafaro al quale è riconducibile la maggior parte dei rogiti, il progettista Severino Orsan e l’ex dirigente del settore Urbanistica del Comune Carlo Cioffi. I primi due sono stati condannati a un anno e sei mesi, con ammenda di 55mila euro, gli altri due a nove mesi con ammenda di 35mila.

Il Comune di Brindisi

Intanto il villaggio Acque Chiare resta fantasma, spesso esposto alle azioni di ladri che, in alcuni casi, sono riusciti a rubare persino gli arredi interni delle villette. Non si hanno notizie neanche dal Comune di Brindisi, dove l’ipotesi di salvataggio delle villette resta legato al Documento preliminare di programmazione economica (Dpp) lasciato in eredità dell’Amministrazione di Domenico Mennitti. Cinque righe in cui, su proposta dell’allora assessore all’Urbanistica Antonio Bruno, si faceva presente la necessità di tipizzare quell’area in contrada Torre Testa come turistico-residenziale. Vero che occorre aspettare la pronuncia della Cassazione, ma nell'attesa cosa ritiene di fare il Comune? Che tipo di soluzioni ci sono?


 

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