Cronaca

“Io offesa da Vittorio Sgarbi prima come donna e poi come ministro”

Anna Maria Cancellieri ascoltata dal giudice di pace di Brindisi. "Lesa anche la dignità del capo dello Stato". Restituito al mittente l'assegno di 500 euro offerto a risarcimento. Testimoni da ascoltare Albano Carrisi e l'ex sindaco di Cellino

BRINDISI – “Sono stata offesa innanzitutto come donna perché paragonata a Ruby, poi come ministro dell’Interno. Non solo. E’ stato offeso anche il presidente della Repubblica: Vittorio Sgarbi ne ha dette tante che non le ricordo tutte, vero è che sono stata insultata più volte, pure in televisione, oltre che al comizio di Cellino San Marco. Offensiva, inoltre, è l’offerta di un assegno di 500 euro a titolo di riparazione del danno”.

L’ex ministro dell’Interno. Anna Maria Cancellieri, ex ministro dell’Interno, questa mattina (23 giugno) si è presentata davanti al giudice di pace di Brindisi, in qualità di persona offesa da Vittorio Sgarbi, querelato per diffamazione il 12 agosto 2013, a distanza di dieci giorni dalla manifestazione che si svolse a Cellino, dal titolo “Turismo rurale: opportunità di sviluppo sostenibile per il territorio”. L’incontro era organizzato dall’assessorato comunale alle politiche sociali, turismo e politiche comunitarie e  dalla Pro Loco.

Ospite erano lo stesso  Sgarbi che presentò il suo libro “In nome del figlio”. Presenti, tra gli altri, Mario Luzzato Fegiz, del Corriere della Sera, oltre a esponenti politici locali. Stando a quanto risulta nel capo di imputazione per il quale il critico d’arte è stato rinviato a giudizio, per effetto della citazione diretta da parte della Procura di Brindisi, “dinanzi a una platea di 300 persone Sgarbi proferì la seguente frase: lo Stato si serve di queste figure, i prefetti poi ci fanno carriera, guadagnando 12mila euro al mese, come è successo a un noto prefetto che poi sciogliendo i comuni per mafia ha fatto carriera e ora è ministro”. In quella occasione andò oltre affermando che l’allora titolare del dicastero era stata “raccomandata da Napolitano”.

anna maria cancellieri 2-2-2In quel periodo, inoltre, furono pubblicati due articoli sul quotidiano Il Giornale, poi ripresi dalla rubrica “Sgarbi quotidiani” curata dallo stesso critico d’arte, anche questi finiti agli atti del processo al pari della querela sporta davanti ai carabinieri del Comando provinciale della regione Lazio. La Cancellieri sporse querela non solo nei confronti di Sgarbi, ma anche del direttore Sallusti ed è da questa azione che è partito il procedimento penale.

Inizialmente venne incardinato davanti al Tribunale di Milano, poi per competenza territoriale, relativamente ai fatti avvenuti a Cellino, è stato disposto lo stralcio. Al momento non è dato sapere il processo “madre” a che punto sia arrivato. Di certo c’è che l’ex ministro non ha fatto ricorso all’azione civile per chiedere il ristoro dei danni.

Vittorio Sgarbi e la lettera. A distanza di quasi due anni da allora, Vittorio Sgarbi sostiene di essersi in qualche modo pentito, tant’è che ha formalizzato le scuse ad Anna Maria Cancellieri scrivendo una lettera: “Non era mia intenzione offendere nessuno, non ritengo l’ex ministro raccomandata, ma una persona valida, di elevato profilo morale”. Missiva che stamattina è stata letta in udienza dal giudice Salvatore Camposeo, perché quel testo avrebbe potuto costituire causa di estinzione del reato di diffamazione, se solo la persone offesa, appunto l’ex ministro, avesse acconsentito. E invece niente da fare.

Anna Cavaliere 2-2Gli avvocati di Sgarbi, Gianpaolo Cicconi e Anna Cavaliere (quest’ultima del Foro di Brindisi) hanno ricevuto un secco “no”. Impossibile ricevere le scuse, tanto più se allegate a un assegno circolare di 500 euro, offerto per riparare il danno arrecato. La motivazione è stata spiegata dalla diretta interessata in un’aula improvvisamente diventata affollata non appena si è diffusa la voce della presenza nella palazzina di via Ugo Foscolo, rione Paradiso, di un ex ministro. Tanto è vero che si sono sprecate le fotografie e persino le frasi di “vicinanza” ad Anna Maria Cancellieri: “Mica può offendere e poi venirsene con questa lettera”, si è lasciato scappare qualcuno tra il pubblico.

L’assegno rifiutato. “E’ stata lesa la mia dignità”, ha detto l’ex ministro rispondendo alla domanda del giudice che voleva sapere se aderisse o meno a una soluzione alternativa del processo, quale poteva essere l’accettazione della proposta di riparazione. “Faccio solo un’osservazione: su tutte le tv nazionali c’era un comportamento schizofrenico in concomitanza di questa offerta, Non è una questione di soldi, ma di dignità, la mia, ma soprattutto e prima ancora, quella dello Stato”.

Il pubblico ministero, Eva Toscani, si è opposta alla declaratoria di estinzione del reato: “Esiste una evidente sproporzione tra le frasi proferite, gravemente lesive, a prescindere dall’ascolto della persona offesa”. L’avvocatura dello Stato ha sottolineato l’aspetto legato all’offerta dell’assegno: “Questo gesto non è affatto simbolico, è già di per sé altamente offensivo, in aggiunta a quella che attiene al patrimonio personale, alla dignità e all’onore. Sono stati fatti attacchi a un ministro e a un capo dello Stato, per cui è persino inutile parlare dell’esimente del diritto di critica”.

Per l’avvocato Cavaliere, presente in udienza, così facendo si stava entrando nel merito del processo e per questo ha fatto verbalizzare la sua opposizione. Verbale steso a mano. Il penalista dell’Avvocatura dello Stato è andato avanti: “Si dice e leggo testualmente che la vera Ruby è lei. E’ scritto qui”. Cavaliere ha ribattuto: “Insisto per la dichiarazione di estinzione del reato. Perché? Basta leggere la lettera scritta da Sgarbi in cui chiaramente si afferma che quelle frasi sono state pronunciate in un momento di rabbia e di concitazione, quindi, senza averne contezza, senza cioè un reale convincimento. Manca l’elemento psicologico posto a base del reato. Tanto è vero che Sgarbi scrive che si tratta di persona assolutamente capace e di elevato spesso morale. Quanto, poi, all’offerta è chiaramente simbolica, fermo restando la possibilità di agire in sede civile”.

La sede dei giudici di pace a Brindisi-2Il processo. Il giudice a quel punto si è ritirato in camera di consiglio per decidere, arrivando alla conclusione, di respingere l’istanza avanzata da difensori di Sgarbi che, di conseguenza resta imputato per diffamazione a Brindisi: “In punta di diritto non è sufficiente di per sé la riparazione ai fini del proscioglimento, ma la compensazione delle condotte, che nel caso di specie, sono di particolare gravità. Ciò posto, quella frase, quel riferimento a persona raccomandata, davanti a una platea di circa 300 persone, è lesiva della persona. Non sembra esserci una riprovazione, né elementi di prognosi favorevole per prevenire condotte analoghe in futuro”, si legge nell’ordinanza.

Il contesto. Il processo è andato avanti e l’ex ministro oggi stesso è stata ascoltata, in qualità di parte civile: “Ho appreso delle dichiarazioni dopo il comizio a Cellino e poi degli articoli di giornale che lessi io. Leggevo tutta la stampa”, ha ricordato dopo aver prestato giuramento per passare a riferire cosa accadde in quel periodo, vale a dire il contesto in cui sarebbe maturata la diffamazione contestata a Sgarbi. “Era stato sciolto il Comune di Salemi, di cui Sgarbi era sindaco, per mafia e lui fece ricorso al Tar e al Consiglio di Stato sostenendo che non vi fossero i presupposti. Invece c’erano tanto è vero che venne riconosciuto come corretta la condotta del Ministero. C’erano stati altri provvedimenti analoghi, ma non ricordo se c’era già una cosa simile per Cellino San Marco. In ogni caso che io sappia, Sgarbi non si interessò mai ad altri Comuni”.

anna maria cancellieri 4-2“Qual è stato l’aspetto maggiormente lesivo? Le frasi che l’hanno offesa?”, ha chiesto il sostituto procuratore. “Quelle proferite come donna, poi come ministro, all’epoca ero all’Interno e ancora è stato offeso il Capo dello Stato nella sua moralità. Fatto grave essere stata paragonata a Ruby che attiene ad altra vicenda processuale, per di più coinvolgendo il presidente della Repubblica”.

I testimoni. Il processo proseguirà a settembre con l’ascolto dei testi: saranno chiamati in aula Al Bano e l’avvocato Francesco Cascione, all’epoca dei fatti sindaco di Cellino San Marco, ancora in custodia cautelare, ai domiciliari, nell’ambito dell’inchiesta su presunti favori nell’assegnazione di appalti pubblici. In lista anche un maresciallo. Per Vittorio Sgarbi, il difensore ne ha chiesto l’esame, nel caso in cui dovesse decidere si essere presente.

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