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Antiracket, a Brindisi ipotesi di truffa per lavori da 190mila euro

Contestati "artifici e raggiri" nei lavori in via Carmine assieme al falso agli ingegneri del Comune Locorotondo e Sellani del settore Lavori Pubblici, in concorso con la presidente dell'associazione Gualtieri e con l'amministratore della ditta di Bari che si aggiudicò l'appalto

BRINDISI – “Artifici e raggiri” per il mancato completamenti dei lavori  per lo sportello Antiracket a Brindisi. Per i pm e il gip ci sono gravi indizi per contestare la truffa aggravata e il falso, sia materiale che ideologico agli ingegneri del Comune di Brindisi, Marco Locorotondo, in qualità di responsabile del procedimento, e Paolo Damiano Sellani, direttore dei lavori, in concorso con la presidente dell’Associazione, Anna Maria Gualtieri, e con l’amministratore della ditta Arfa Tech, Caterina Abbondanza, la srl di Bari che si aggiudicò l’appalto con un ribasso del 28,779 per cento.

La sede dello sportello antiracket in via Carmine 2

Gli ingegneri e la responsabile della società sono indagati a piede libero, mentre per Gualtieri è stata disposta la custodia in carcere di fronte a indizi ritenuti gravi e a esigenze cautelari legate al rischio di reiterazione del reato e al possibile inquinamento delle prove. Nei confronti di Locorotondo, Sellani e Gualtieri è stata contestata anche l’aggravante per aver commesso il fatto “con abuso di poteri e in violazione dei doveri inerenti la pubblica funzione e il pubblico servizio”.

Al centro delle accuse ci sono le “opere infrastrutturali presso lo sportello Antiracket di Brindisi in via Carmine, al civico 11, per le quali risultavano stanziati 350mila euro”, stando al progetto approvato il 26 aprile 2012 dal Comitato per la valutazione dei progetti presso il Ministero dell’Interno a valere sul Pon Sicurezza obiettivo operativo 2.4 per il contrasto dell’usura del racket.

Il successivo 4 maggio dello stesso anno, venne sottoscritta la convenzione tra l’Associazione Antiracket Salento e l’ufficio del Commissario straordinario del Governo, con il Comune di Brindisi “partner del progetto”. L’appalto venne aggiudicato in favore della srl Arfa Tech per l’esecuzione di “opere strutturali per un importo complessivo di 189.464,70 euro”, somma riportata nel contratto firmato il 30 maggio 2014.

Nell’impostazione della Procura salentina, condivisa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce Giovanni Gallo, gli “artifici e raggiri” sarebbero stati consumati nell’”attestare falsamente l’ultimazione dei lavori il 28 settembre 2015”, data “in cui erano invece ancora in corso di esecuzione”. In tal modo sarebbero state “rese ammissibili le spese rendicontante, essendo il termine ultimo possibile il 30 settembre 2015” e sarebbero state evitate penali previste nel contratto decorso il termine di consegna dei lavori, vale a dire 180 giorni a decorrere dal primo aprile dello stesso anno.

I funzionari di Palazzo di città avrebbero “accertato lavori non eseguiti rispetto a quanto previsto e contabilizzato per 47.625,87 euro di cui 36.971,97 per categorie di lavoro e forniture”. La contestazione attiene anche a “opere realizzate al pian terreno, non compreso nel lotto oggetto di finanziamento, ma relative ad altri locali destinati a uffici comunali, le cui spese erano finanziate a parte dal Comune. Il costo delle forniture sarebbe stato pari a 10.653,90 euro.

I militari della Guardia di Finanza hanno acquisito il “verbale di corretta esecuzione e termine dei lavori, firmato da Locorotondo, Sellani e Abbondanza, il libretto delle misure, il registro di contabilità, lo stato di avanzamento dei lavori, il certificato di pagamento attestante un residuo salto per i tutti i lavori rendicontati pari a 91.850 euro a fronte di un totale di 189.464,70, nonché il computo metrico, lo stato finale dei lavori e il collaudo”. 

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