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Bancarotta, usura ed estorsione per la farmacia: intercettazioni al ristorante

I cinque professionisti indagati si avvalgono della facoltà di non rispondere. Difensori al riesame

BRINDISI – Non solo documentazione contabile, anche intercettazioni in un ristorante in una località marina, nel fascicolo d’inchiesta sulla bancarotta da due milioni di euro della Farmacia Viale Aldo Moro di Brindisi, ipotesi di reato contestata a cinque professionisti. Tutti in silenzio davanti al gip, in occasione dell’interrogatorio di garanzia, dopo la notifica della misura interdittiva per cinque mesi.

Gli indagati

Raffaele Casto-2Gli indagati sono due farmacisti, uno di Torino e uno di Brindisi; due avvocati, uno di Francavilla Fontana e l’altro torinese, fratello del farmacista; e un commercialista nominato commissario giudiziale nella procedura fallimentare che ha portato all’ammissione della società al concordato preventivo.

Hanno deciso tutti e cinque di avvalersi della facoltà di non rispondere dinanzi al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Stefania de Angelis, al sostituto procuratore Raffaele Casto. La scelta è legata alla necessità dei difensori di avere copia di tutta la documentazione.

Le ipotesi di reato

Il pm, all’esito degli accertamenti delegati ai finanzieri del nucleo di polizia tributaria, aveva chiesto l’emissione di ordinanza di custodia cautelare in carcere per due professionisti e per uno i domiciliari, contestando in aggiunta alla bancarotta fraudolenta le ipotesi legate a estorsione e usura. Il gip non ha invece ravvisato la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza in ordine a tali condotte e per questo ha respinto la richiesta di arresti, firmando i provvedimenti di sospensione dall’esercizio dell’attività professionale per la durata di cinque mesi. Copia è stata trasmessa ai rispettivi ordini di appartenenza.

Gli elementi sui quali è stata imbastita la contestazione legata alle tre ipotesi di reato sono costituiti in primo luogo da una serie di documenti contabili acquisiti dai finanzieri, a partire dall’ammissione al concordato preventivo. Nessuna opposizione rispetto alla procedura, ma dallo studio degli atti sarebbero emerse incongruenze legate all’ammontare dei cespiti attivi. In un secondo momento, sarebbero emerse dichiarazioni firmate dai dipendenti della farmacia in cui gli stessi avrebbero rinunciato al privilegio in sede di pagamento dei creditori. Con riferimento a tali documenti, il pm ha contestato l’estorsione, mentre guardando alle intese per la vendita della società ha ravvisato gli estremi dell’usura.

Le intercettazioni

Nel corso delle indagini sono state chiese e autorizzate intercettazioni telefoniche e ambientali. Tra i dialoghi ascoltati, ci sarebbero anche quelli che alcuni degli indagati hanno avuto nel corso di una cena in un ristorante di una nota località balneare la scorsa estate.

La difesa, intanto ha anticipato la volontà di ricorre al Riesame per chiedere l’annullamento dei provvedimenti. Le istanze saranno depositate nei prossimi giorni dagli avvocati Giancarlo Camassa, Domenico Attanasi, Laura Bruno e Luigi Corvaglia.

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