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Cronaca

Basell non vuole reintegrare "Zoe" ma offre solo soldi, rifiutati

Come era prevedibile, Basell Poliolefine si è rifiutata di reintegrare nel posto di lavoro “Zoe”, la lavoratrice 52enne che, a pochi anni dal rientro in fabbrica dopo aver lottato contro il cancro, è stata mandata a casa il 17 novembre

BRINDISI – Come era prevedibile, Basell Poliolefine si è rifiutata di reintegrare nel posto di lavoro “Zoe”, la lavoratrice 52enne che, a pochi anni dal rientro in fabbrica dopo aver lottato contro il cancro, è stata mandata a casa il 17 novembre scorso per ragioni legate, sostiene l’azienda, ai risultati economici negativi degli ultimi mesi. Il tentativo di conciliazione davanti alla apposita commissione presso la Direzione provinciale del Lavoro si è chiuso dunque con un mancato accordo. Basell ha offerto solo un indennizzo economico tuttavia rifiutato dalla lavoratrice che ora valuterà con il proprio legale, Giuseppe Giordano, i passi da compiere.

“Solo un indennizzo economico quello proposto dall’azienda , non è stata considerata nessuna altra soluzione di reintegro da parte della multinazionale per chi ha svolto il proprio lavoro con dedizione e professionalità per 25 anni. Dispiace che il diritto di ripescaggio, le possibilità individuate in altri siti, per chiunque si sia trovato nelle condizioni di Patrizia, qui, a Brindisi, non siano state neanche tentate”, sottolineano, critici, in un comunicato la segretaria generale della Cgil brindisina, Michela Almiento, ed il segretario del sindacato di categoria, la Filcams, Salvatore Viva.

Dura la Cgil anche contro l’atteggiamento dei delegati da Basell a partecipare stamani al tentativo di conciliazione: “Non basterà la rigidità dimostrata, anche sul piano umano, da chi ha rappresentato l’azienda al tavolo, ad alleggerire il peso della gravità dell’azione compiuta. Non basterà aver distolto lo sguardo e non rivolto il saluto a chi, per 25 anni, ha condiviso impegno, tempi e spazi in una fabbrica che costituiva parte della sua vita. Patrizia, ha confermato la disponibilità, da sempre dichiarata all’azienda, a qualsiasi soluzione che le consentisse di mantenere il posto di lavoro”.  Patrizia (“Zoe”) ha rifiutato la proposta  economica, “che non corrisponde al danno derivante dalla perdita del posto di lavoro e di non essere disponibile a monetizzare la propria dignità di donna e lavoratrice”.

La Cgil ritiene contraddittoria la spiegazione addotta da Basell Poliolefine per il licenziamento: “Sono tante le domande che, in questo momento, ci poniamo. Per esempio:  come sia conciliabile l’ affermazione contenuta nella lettera di licenziamento ‘Il Gruppo LyondellBasell, di cui Basell Poliolefine Italia fa parte, ha recentemente intrapreso, alla luce dei risultati economici negativi ottenuti del settore delle poliolefine in Europa e della critica situazione del mercato, un processo di riorganizzazione volto al contenimento dei costi e al recupero di competitività…’  con i festeggiamenti per il record di produzione  tenuti nello stabilimento di Brindisi, nel mese di ottobre scorso”.

Per la Cgil, infine, non è affatto ipotizzabile che ipotizzabile “che la ripresa del Gruppo, in Europa, dipenda dal licenziamento di un’unica lavoratrice nell’ufficio satellite in Italia! Oggi,  l’unica certezza in questa grave vicenda è che sia emblematica di come, in Italia, si voglia effettivamente andare verso la negazione dei diritti e della dignità dei lavoratori, imponendo il primato del profitto sul valore delle persone.   Cgil e Filctem porranno in campo  ogni iniziativa utile, sia sindacale sia in sede giudiziale (eventualmente anche davanti alla Corte di  Giustizia Europea) a tutela dei diritti di Patrizia”.

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