Venerdì, 19 Luglio 2024
Cronaca

"Braccianti agricoli, inaccettabile il pensionamento a 70 anni"

Avviata anche nel Brindisino la raccolta firme promossa dalla Flai Cgil nazionale, per la modifica delle norme di previdenza nel settore agroalimentare

BRINDISI - È stata avviata anche nella provincia di Brindisi la raccolta firme promossa dalla Flai Cgil nazionale, per la modifica delle norme di previdenza nel settore agroalimentare per raggiungere quota 500mila entro il 30 novembre 2017. "Sono tre le richieste alla base della petizione: la modifica della legge Fornero, la possibilità di estendere ai lavoratori agricoli e stagionali l’Ape sociale e la pensione anticipata, e la correzione della legge 335 del 1995 ovvero il calcolo pensionistico con sistema contributivo. Non è pensabile che i braccianti raggiungano solo a 70 l’età pensionabile", afferma il segretario generale della Flai Cgil di Brindisi Antonio Ligorio.

"Si tratta di un mestiere usurante che deve necessariamente essere riconosciuto dallo Stato: si provi ad immaginare quale sia la pressione psico-fisica subita da un lavoratore o da una lavoratrice sessantenne che per raggiungere l’agognata pensione giorno dopo giorno continui a svegliarsi alle tre di notte per recarsi a lavorare, dopo lunghe ore di viaggio, in una serra o sotto le coperture dei tendoni con una temperatura di 40 gradi", continua. "Quello che potrebbe sembrare un paradosso è in realtà la regola: nel nostro territorio, infatti, la giornata lavorativa del 60 per cento Braccianti si svolge fuori provincia o fuori regione".

L’obiettivo è raggiungere un traguardo importante: l’abolizione delle storture normative del sistema pensionistico italiano, che non consentono ai lavoratori agricoli e della pesca, esclusi inspiegabilmente dall’elenco di chi svolge lavori gravosi, di accedere ai meccanismi dell’Ape social e alla pensione anticipata per lavori precoci, creando così delle ingiuste differenze nel godimento dei diritti che dovrebbero essere garantiti a tutti i lavoratori. I lavoratori agricoli che sono disoccupati rischiano di essere penalizzati e di non accedere all’anticipo pensionistico agevolato. Uno dei requisiti, infatti, è quello di aver esaurito la prestazione per la disoccupazione da almeno tre mesi. Tuttavia, gli operai agricoli ricevono l’indennità di disoccupazione solo l’anno seguente a quello dell’evento della disoccupazione. Dunque per ragioni certamente non dipendenti dalla loro volontà, questi disoccupati rischiano di trovarsi nell’impossibilità di accedere all’Ape social pur essendo disoccupati da diverso tempo e aver ricevuto il relativo sussidio dopo una non breve attesa.

"È necessario, inoltre, modificare la Legge Fornero perché le lavoratrici ed i lavoratori del settore, dopo anni di sacrifici, redditi bassi e precarietà, corrono seriamente il rischio di andare in pensione a 70 anni, per giunta con una pensione bassissima. Infatti a seguito delle regole introdotte dalla Legge 335 del 1995 che ha previsto il calcolo pensionistico con sistema contributivo, molti lavoratori dell'intero settore agroalimentare, causa la forte discontinuità e stagionalità lavorativa, avranno notevoli difficoltà a maturare i requisiti richiesti per la pensione. L’intervento richiesto serve anche a dare al settore la possibilità di rigenerarsi, attraverso l’ingresso di giovani assunti con contratti di lavoro rispettosi della legge", continua Ligorio..

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