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Fiamme dalla torcia di emergenza. Telefonate ai vigili del fuoco - Video

Di nuovo fiamme dalla torcia di emergenza del cracker Eni Versalis del petrolchimico di Brindisi. Una lingua di fuoco alta e persistente ha indotto molti cittadini a chiamare i vigili del fuoco, per chiedere cosa stesse accadendo

BRINDISI – Di nuovo fiamme dalla torcia di emergenza del cracker Eni Versalis del petrolchimico di Brindisi. Una lingua di fuoco alta e persistente ha indotto molti cittadini a chiamare i vigili del fuoco, per chiedere cosa stesse accadendo. Dal comando provinciale degli stessi vigili del fuoco è partita una richiesta di spiegazioni alla fabbrica, ma sembra che il contenuto della risposta sia stato rassicurante.

Il problema è che nessuno saprà cosa è accaduto, sul fronte dell’opinione pubblica, perché secondo un protocollo stabilito tre anni da circa, nel periodo dei black-out interni che provocavano l’accensione del sistema delle torce di emergenza anche dell’altra inquilina del petrolchimico consortile, l’americana Basell, le aziende devono comunicare l’accaduto alla rete composta da Prefettura, Protezione civile provinciale e agli stessi vigili del fuoco.

In base alle prescrizioni imposte dalla procura della Repubblica a Eni Versalis, ex Polimeri Europa, dopo il sequestro del sistema delle torce avvenuto in seguito alla scoperta del loro utilizzo per sbarazzarsi di rifiuti industriali, e sulla base della consulenza tecnica disposta sempre dal pm, l’azienda era tenuta ad installare alla base delle torce una serie di sensori e sistemi di misurazione per stabilire quantitativi e natura delle sostanze immesse nelle torce.

Non si hanno notizie della presenza nell’area di sensori dell’Arpa, oltre ad un misuratore di Ipa presente nella centralina Asi, per stabilire se in corrispondenza delle accensioni vi siano picchi di inquinanti nocivi per la salute. Se l’intero dibattito politico non si fosse concentrato solo su Enel e sul carbone, forse questa città ne saprebbe di più sull’impatto dovuto alla presenza del petrolchimico, che di certo annovera la discarica Micorosa e un pesante inquinamento della falda nell’area industriale, ed è molto più vicino a Brindisi di Cerano (ed è attivo dal 1960).

Ne sapremo di più, forse, quando ulteriori indagini epidemiologiche saranno compiute. Gli ftalati rilevati nei cordoni ombelicali e nel latte delle puerpere brindisine non sono derivati del carbone, ma additivi presenti nel cloruro di vinile, una delle produzioni a maggiore rischio condotte da alcune aziende nel petrolchimico alcuni anni fa (Dow Chemical ed Evc). (Foto di Gianni Di Campi)

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