rotate-mobile
Martedì, 7 Dicembre 2021
Cronaca

L'isola del saccheggio: dopo le razzie a Forte a Mare, accecato anche l'ultimo faro

Proviamo a guardare il problema da questo punto di vista: il Castello Alfonsino, o Forte a Mare come lo chiamano a Brindisi, come una voragine di finanziamenti pubblici che ha alimentato appalti, subappalti, e che adesso impingua le tasche dei ladri

BRINDISI – Proviamo a guardare il problema da questo punto di vista: il Castello Alfonsino, o Forte a Mare come lo chiamano a Brindisi, come una voragine di finanziamenti pubblici che ha alimentato appalti, subappalti, e che adesso impingua le tasche dei ladri. Una voragine di soldi dello Stato, o degli enti locali, gettati in un pozzo senza fondo, perché tale è un’opera che alla fine non ha alcuna destinazione d’uso, se non quella passiva di luogo di razzie continue. Tutto ciò senza che a nessuno venisse mai un’idea di utilizzo economicamente vantaggioso e sostenibile. Ciò vuol dire un progetto, molto probabilmente un project-financing perché è necessario l’intervento (sia pure vincolato e a termine) di un operatore privato dotato di risorse economiche e vasta esperienza nel campo, individuabile con una gara europea. Un progetto che il Comune deve proporre al proprietario della fortezza, il Ministero dei Beni culturali.

Il cavo rubato sul lastrico solare dell'Opera a Corno-2Sfondato il lastrico solare dell’Opera a Corno per rubare un cavo - Per ora il castello e dintorni, e vedremo presto quali, sono governati dai ladri. Ecco le ultime foto dall’Opera a Corno, dopo tutti gli alloggi ristrutturati a futura foresteria sono stati negli anni privati di infissi e servizi sanitari, impianti elettrici e porte: adesso i ladri sono tornati per portarsi via le ultime cose che non hanno preso, i cavi di alimentazione elettrica che corrono sotto il lastrico solare, che è stato scavato e devastato per estrarre il cosiddetto “oro rosso”, quel rame la cui penuria sui mercati ha scatenato da tempo l’industria dei furti che alimenta il mercato illegale parallelo. Azione criminosa mal contrastata, va detto. Perché i ladri di rame continuano non solo a depredare le aziende agricole, le seconde case, le cabine elettriche, ma anche i cavi dei segnalamenti ferroviari, le linee Enel, le linee Telecom, lasciando al buio intere contrade, a volte quartieri (nella foto, il cavo rubato sul terrazzo dell'Opera a Corno).

Il Pel installato all'Isola di S.Andrea-2Hanno accecato anche il segnalamento di ingresso al porto - A Brindisi tra le “vittime illustri” c’è il porto: nell’ottobre del 2012 i ladri si portarono via il cavo di alimentazione dei fari che Edipower aveva installato sulla banchina dove attraccavano le sue gasiere (Costa Morena Est non ha ancora l’impianto di illuminazione), lasciando tutto il settore al buio tanto da obbligare il comandante della Capitaneria di Porto ad interdire l’attracco notturno delle navi in quel sito. Ora, e molti non lo sanno tranne gli addetti ai lavori, il sistema di segnalamento elettronico del porto di Brindisi, il Pel (Port entry light), installato nel novembre del 2011 su una torre faro di 25 metri collocata sull’Isola di S. Andrea dall’Autorità Portuale, che fornisce alle navi che accedono nel porto, la rotta precisa da seguire, mediante un fascio di luce a 5 settori ad alta definizione con bordi colorati a luce oscillante (nella foto, l'antenna del Pel).

Spenti anche i fari tradizionali - Il Pel è spento da mesi, da quando hanno rubato il cavo di alimentazione. L’Autorità Portuale aveva speso 40mila euro per portarlo da via Materdomini sino all’isola di S. Andrea, che non ha una cabina di alimentazione Enel per le infrastrutture, per l’Opera a Corno e per Forte a Mare. L’energia elettrica viaggiava su cavi, tutti rubati, da quando la Marina Militare dismise la propria di cabina. Si spense causa furto, in precedenza, anche il faro che una volta segnalava l’ingresso del porto di Brindisi dalla cima del Monumento al Marinaio. Doveva sostituire quello che svetta sulla torre principale di Forte a Mare dagli anni Trenta, che attende manutenzione e ripristino da anni. Il faro del Monumento fu perciò spostato sul castello, ed è fuori servizio da quando i ladri hanno devastato e rubato tutti gli impianti elettrici.

I due fari di Forte a Mare-3Adesso i due fari si fanno compagnia, inutilizzati, l’uno accanto all’altro, e si è unito al gruppo anche il Pel. A proposito del vecchio faro di Forte a Mare. Sapete quando costa l’impalcatura di sicurezza che lo circonda? Sessantamila euro, e tra un po’ bisognerà fare l’impalcatura all’impalcatura. Così vanno le cose a Forte a Mare e dintorni. Tutto nelle mani dei ladri, assolutamente incontrastati grazie alla mancanza di vigilanza. Si possono permettere furti complessi, con interventi rumorosi e il trasporto di materiali ingombranti come impianti di illuminazione (quelli che una volta abbellivano il castello), centinaia di metri di cavi, pannelli, porte, lavandini, water, docce, finestre. Fanno ciò che vogliono (nella foto, i due fari di Forte a Mare).

L'imboccatura del porto, in primo piano l'sola di S.Andrea-4Un lungo elenco di danni e denaro sprecato - Tempo fa privarono di preziose apparecchiature elettroniche anche il punto di avvistamento dell’Avvisatore marittimo di Brindisi, che si trova sulla torre dei fari. Brindisi Port Informer è un’azienda privata, che rende un servizio strategico, con posti di lavoro e stipendi da pagare. Ed ha subito in quel luogo continui e pesanti danni. In questo caso, i ladri hanno reso vano un costoso investimento privato. Ma qualcuno ha mai calcolato quanto sia costato il recupero di Forte a Mare dagli anni Novanta in poi. Andiamo a memoria: non meno di 90 milioni di euro. Una ottantina del Ministero dei Beni culturali, il resto della Provincia, più quelli già citati dell’Autorità Portuale. Una cifra enorme per il risultato che è sotto gli occhi di tutti dovuto alle attività criminose che hanno approfittato della lunga indecisione sulla destinazione d’uso della fortezza e della mancanza di sorveglianza adeguata sia del castello che dell’area dell’isola di S. Andrea (nella foto, l'isola di S.Andrea e l'imboccatura del porto di Brindisi).

Oggi, in queste condizioni, ogni intervento rischia di risultare uno spreco. Bisogna avviare una conferenza dei servizi, scegliere una idea forte, un progetto vincolato alla promozione turistica e culturale e economicamente vantaggioso per un privato, e fare un bando per ottenere il meglio tra i possibili investitori. Tutto il resto sono chiacchiere, promesse, e perdite di tempo e di altro denaro in sopralluoghi e relazioni.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

L'isola del saccheggio: dopo le razzie a Forte a Mare, accecato anche l'ultimo faro

BrindisiReport è in caricamento