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Giovedì, 20 Gennaio 2022
Cronaca

Porto: un'ordinanza più unica che rara costringe un'azienda a chiudere

Chiude un'altra impresa nel porto di Brindisi, si perdono altri tre posti di lavoro e si indebolisce il servizio antincendio integrativo, solo a causa di un obbligo che non è previsto nei porti di bari e Taranto, ma neppure in altri scali marittimi italiani importanti. Ma non basta: arriva anche una lettera anonima a colpire questa piccola azienda

BRINDISI – Chiude un’altra impresa nel porto di Brindisi, si perdono altri tre posti di lavoro e si indebolisce il servizio antincendio integrativo, solo a causa di un obbligo che non è previsto nei porti di Bari e Taranto, ma neppure in altri scali marittimi italiani importanti. Ma non basta: arriva anche una lettera anonima a colpire questa piccola azienda, a sottolineare il sottobosco di interessi che frena tutti i processi di sviluppo e che è l’unico sistema che sarebbe danneggiato con la fusione tra Brindisi e Bari.

Martedì hanno ricevuto lettere di cessazione del rapporto di lavoro i tre dipendenti della società Sps Srl, che opera nel servizio di guardia ai fuochi, vale a dire l’assistenza integrativa ai vigili del fuoco durante le operazioni di rifornimento di carburante delle navi e nella prevenzione incendi. Da premettere, che a Brindisi invece tale compito viene svolto in proprio dai terminalisti come Eni, Enel e Costiero Adriatico, quindi La Sps, operativa da tre anni, ha diviso con un’altra ditta un mercato con una domanda perciò limitata di fatto ai bunkeraggi.

Da un lato il sistema di emergenza del porto poteva contare due imprese guardia ai fuochi, avvantaggiandosene, mentre dall’altro la crisi e la stagnazione del traffico portuale non hanno consentito alla Sps Srl di mantenere i cinque dipendenti iniziali, riducendo il personale a tre dipendenti per evitare di chiudere. E qui sono cominciate le grane. Una vecchia ordinanza della Capitaneria di Porto di Brindisi stabilisce, entrando nel merito non solo dell’organico delle imprese di guardia ai fuochi ma anche nella tipologia contrattuale, che le stesse devono avere almeno cinque dipendenti a tempo indeterminato.

Una regola che non trova riscontri in altri porti pugliesi ma anche oltre. Viene invece fissato in tre unità la composizione della squadra che deve partecipare alla vigilanza antincendio durante le operazioni di rifornimento, e questo era pienamente garantito dalla Sps Srl, che perciò si è rivolta al comandante della Capitaneria di Porto, Mario Valente, chiedendogli di integrare in tal senso l’ordinanza (si pensi che quella in vigore a Bari è stata integrata nel 2012 proprio dall’attuale segretario generale dell’autority brindisina, ammiraglio Salvatore Giuffrè).

Il comandante Valente si è dichiarato disponibile a integrare l’ordinanza, riconoscendo le ragioni della ditta, e ha convocato una riunione in cui però il rappresentante dell’Autorità Portuale di Brindisi e quello del comando provinciale dei vigili del fuoco si sono opposti alla modifica. Di conseguenza, Sps ha avviato le procedure di messa in liquidazione ed è stata costretta a licenziare i tre dipendenti, non potendo riportare l’organico a cinque nè potendo ricorrere, a causa dell'ordinanza, a personale qualificato con contratti a termine.

Da sottolineare, che l’impresa era anche dotata di equipaggiamenti non obbligatori, come due autobotti. Quindi, risultato finale: a causa di un’ordinanza che non ha paragoni né a Bari né a Taranto, una piccola impresa brindisina chiude, tre lavoratori se ne vanno a casa, il servizio integrativo antincendio del porto perde un pezzo. Ma non è tutto. Qualcuno ha voluto metterci il “carico”: una lettera anonima è arrivata nelle stesse ore sia alla Capitaneria di Porto che all’Autorità Portuale, contro la Sps.

E questa sarebbe l’autonomia del porto di Brindisi che va difesa contro la riforma della portualità italiana e la nascita di una nuova authority che unisce Bari e Brindisi? Se si considera che ci sono indagini della magistratura che si incentrano su operazioni di infrastrutturazione del porto non previste dal Piano regolatore, che è anche possibile che il responsabile dei servizi informatici dell'authority faccia pure il direttore dei lavori per interventi sulle banchine pur non avendo una laurea specifica, che si attribuiscano premialità al personale senza passare dal comitato portuale (come è avvenuto in un caso), come mai tanto rigore nell’applicazione di un’ordinanza più unica che rara?

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