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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Cronaca

Il brigantaggio meridionale raccontato al Verdi dal laboratorio teatrale del carcere

Non capita tutti i giorni di poter assistere al primo debutto teatrale di un gruppo di detenuti ma, sabato sera, in tanti ne hanno avuto l'occasione. Pubblicizzato da giorni con grandi cartelloni sparsi per la città, lo spettacolo teatrale Briganti ha, infatti, attratto un vasto e attento pubblico al Nuovo Teatro Verdi di Brindisi

BRINDISI - Non capita tutti i giorni di poter assistere al primo debutto teatrale di un gruppo di detenuti ma, sabato sera, in tanti ne hanno avuto l’occasione. Pubblicizzato da giorni con grandi cartelloni sparsi per la città, lo spettacolo teatrale Briganti ha, infatti, attratto un vasto e attento pubblico al Nuovo Teatro Verdi di Brindisi. Briganti è il risultato di un lavoro durato due anni e che ha visto impegnati i detenuti del carcere di via Appia in un laboratorio teatrale e di scrittura creativa legato al tema della legalità e dell’opportunità di recupero dei detenuti.

Il laboratorio, curato dal Teatro delle Pietre di Marcantonio Gallo e Fabrizio Cito, fa parte del progetto Dentro/Fuori, che ha già realizzato nel maggio dello scorso anno un altro spettacolo teatrale chiamato “Malisangu: terra, contrabbando e amore” e un reading letterario intitolato “Carcere e poesia”, tenutosi lo scorso 21 marzo all’interno della casa circondariale di Brindisi, in occasione della Giornata mondiale della poesia, curata dal Teatro delle Pietre in collaborazione con il Club Unesco di Brindisi.

Briganti 1-5La bella produzione teatrale presentata sabato e liberamente ispirata ad un racconto contenuto nel libro Il custode del museo delle cere (Rizzoli) scritto dal giornalista e scrittore Raffaele Nigro, ha ricordato quindi, con una lettura moderna, una triste pagina della storia italiana, il periodo immediatamente successivo all’Unità, quando nelle regioni meridionali si diffuse il fenomeno molto complesso, dai risvolti non solo sociali ma anche politici, del brigantaggio.

Una scenografia essenziale, nella quale spiccavano le gabbie di ferro in cui recitavano gli attori-detenuti, ha fatto da cornice alla rilettura del complesso fenomeno meridionale. Lo spettacolo si è aperto con il racconto di un capobrigante, interpretato da Marcantonio Gallo, che vede sfilare davanti a sé, come fantasmi, nella notte prima della sua fucilazione, i tanti capitani uccisi, i soldati massacrati e i compagni caduti.

Ottanta minuti, senza intervallo, nei quali i giovani attori-detenuti hanno recitato con gli attori del Teatro delle Pietre, con i musicisti, i danzatori e un coro polifonico, interpretando al meglio le storie, i pensieri e le sofferenze di quelle migliaia di uomini (ma anche donne) del Sud (giovani contadini che si dettero alla macchia per evitare la leva, detenuti evasi dalle carceri dopo l’arrivo dei Mille garibaldini, ex soldati dell’esercito borbonico) che tra il 1861 e il 1865, spinti dalla miseria, dalla fame e dall’insofferenza verso il nascente Regno d’Italia, si ribellarono ai piemontesi, al primo re d’Italia, Vittorio Emanuele II e alla forzata unità.

Briganti 18-2Tante le guerriglie che in quei quattro anni si consumarono nelle regioni meridionali, tanti i capobriganti che le capeggiarono e tanti i morti che si contarono tra i cosiddetti briganti alla fine del 1865, dopo la feroce repressione piemontese. Lo spettacolo di sabato, che ha ben rappresentato le sofferenze, i pensieri e le motivazioni di quel popolo in rivolta, è stato solo il primo punto d’arrivo di un percorso che ha portato i giovani detenuti del carcere di Brindisi a riflettere, a relazionarsi tra loro, a conoscere e sviluppare punti di vista e ruoli differenti grazie all’esercizio della recitazione.

Oltre al laboratorio teatrale e di scrittura creativa, i detenuti hanno seguito però anche un laboratorio di artigianato artistico attivo nella Casa Circondariale di via Appia, creando manufatti che sono stati esposti nel foyer del Teatro Verdi. I manufatti sono il risultato di un progetto chiamato “Il muro che non c’è” curato dal Centro Studi Europei “Il segno Mediterraneo” Onlus (i cui docenti volontari sono Lilian Bohr Farinola, Rita Minò e Giovanni Oriolo) con la collaborazione del Ministero della Giustizia-Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Casa Circondariale di Brindisi.

Il ricavato dello spettacolo, che ha avuto il patrocinio del Comune e della Provincia di Brindisi, la collaborazione del Ministero della Giustizia-Casa Circondariale di Brindisi, della Fondazione Nuovo Teatro Verdi e dell’Ufficio del Garante dei detenuti in Puglia, è stato destinato al sostegno del progetto Dentro/Fuori e al proseguimento delle iniziative culturali. (Fotoservizio di Gianni Di Campi)

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