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Cronaca Carovigno

Compostaggio, prosegue la guerra degli impianti in attesa di decisioni

La maggioranza che amministra il Comune di Carovigno non demorde e insiste per realizzare un impianto di compostaggio in un sito molto più vicino a Brindisi e San Vito dei Normanni, piuttosto che al proprio centro abitato. Dopo aver rinunciato a quello di contrada Computista, tra la ex statale 16 Brindisi-San Vito e la borgata di Serranova, il nuovo orientamento emerso da uno recente riunione dei capigruppo consiliari è quello di contrada Mascava

CAROVIGNO – La maggioranza che amministra il Comune di Carovigno non demorde e insiste per realizzare un impianto di compostaggio in un sito molto più vicino a Brindisi e San Vito dei Normanni, piuttosto che al proprio centro abitato. Dopo aver rinunciato a quello di contrada Computista, tra la ex statale 16 Brindisi-San Vito e la borgata di Serranova, il nuovo orientamento emerso da uno recente riunione dei capigruppo consiliari è quello di contrada Mascava, una zona già martoriata da cave e discariche. Anche su questa opzione si oppone il Comitato popolare di Serranova, costituito da cittadini che abitano in villette della zona, per respingere il progetto dell’impianto di compostaggio nell’area.

Quindi, alle ore 18 di giovedì 18 settembre, data di riconvocazione del consiglio comunale di Carovigno dopo l’ultima seduta andata deserta, si prevede una seduta animata visto che nei programmi del comitato c’è la partecipazione alla stessa, per il giorno successivo un sit-in davanti a Palazzo Nervegna a Brindisi in concomitanza con la riunione dell’Organo di governo d’ambito per decidere sugli impianti di compostaggio nella provincia, e sabato un corteo sempre a Carovigno, che si concluderà davanti al municipio nel pomeriggio.

Nel frattempo, le ragioni della protesta si estendono anche all’economicità dell’operazione, e in tal senso torna utile la relazione dei tecnici dell’Oga ai sindaci dei Comuni del Brindisino, in cui si analizzano i costi degli impianti che dovranno essere ripartiti tra le varie amministrazioni, al netto di finanziamenti messi a disposizioni da altri enti. La possibilità di realizzare un solo impianto da 60mila tonnellate nella zona industriale di Torre Santa Susanna ha almeno due controindicazioni: il fatto che in caso di guasto non ci sarebbe un impianto che possa far fronte all’emergenza; la distanza dai Comuni più lontani che li svantaggerebbe sul piano dei costi di conferimento e l’impatto del traffico camion sul territorio dove si trova il sito.

Ma anche la teoria dei tre impianti da 20mila tonnellate è sconsigliata.  Costerebbero complessivamente 17 milioni e 700mila euro, mentre un impianto da 25mila tonnellate più un secondo da 35mila, che costituiscono la terza ipotesi in discussione, costerebbero rispettivamente  6milioni 150mila euro, e 6 milioni 800mila euro, quindi in totale 12 milioni 950mila euro contro i 17 milioni e 700mila dei tre impianti da 20mila tonnellate, contro i quali rema anche il fatto che tale tipologia di capacità non è economicamente vantaggiosa.

Per quale opzione decideranno i Comuni dell’assemblea dell’Oga, allora: per quella più economicamente vantaggiosa e meno costosa per le casse pubbliche? Dovrebbe essere così, e ciò taglierebbe il nodo della questione Serranova. Ma meglio attendere i fatti. E nelle more, il Comitato popolare di Serranova vigila.

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