Cronaca

Scu, scarcerato Morris Cervellera: nessun indizio di colpevolezza

Il Riesame accoglie il ricorso del difensore Gianvito Lillo e rimette in libertà il brindisino arrestato nell'inchiesta The Beginners della Dda il 23 febbraio. La pronuncia dopo l'annullamento con rinvio della Cassazione

BRINDISI – Nessun indizio di colpevolezza a carico di Morris Cervellera, brindisino, nessun elemento per sostenere l'appartenenza alla Sacra Corona Unita, motivo dell'arresto nell’ambito inchiesta della Dda: l’indagato è stato rimesso in libertà dal Tribunale del Riesame che ha accolto il ricorso del difensore Gianvito Lillo, dopo l’annullamento con rinvio della Cassazione

Morris CervelleraCervellera era finito in carcere il 23 febbraio scorso, giorno del blitz della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, nell’inchiesta tenuta a battesimo con il nome di The beginners, per sottolineare l’appartenenza al sodalizio di stampo mafioso di nuove leve, di recente affiliazione, stando alle dichiarazioni rese da alcuni pentiti, da Ercole Penna sino ad arrivare all’ultimo in ordine di tempo, Francesco Gravina, alias il Gabibbo.

Del brindisino, difeso da Lillo, nessuno dei collaboratori di giustizia ha mai riferito. Né ci sono intercettazioni telefoniche. Il penalista aveva presentato ricorso al Riesame subito dopo gli arresti, ma il Tribunale di Lecce aveva confermato l’ordinanza di custodia cautelare sostenendo l'appartenenza alla Scu. Da qui il ricorso in Cassazione: gli Ermellini hanno accolto le censure sollevate dall’avvocato sottolineando che nel provvedimento di arresto non era stato indicato il ruolo in seno al sodalizio ricoperto da Cervellera e di conseguenza hanno disposto l’annullamento con rinvio per un nuovo Riesame.

Il Tribunale, quindi, si è pronunciato per la seconda volta condividendo quanto evidenziato dal difensore e ha rimesso in libertà il brindisino per mancanza dei gravi indizi di colpevolezza.

L’accusa di aver fatto parte della Scu era stata mossa nei confronti di 34 persone, 27 delle quali destinatarie di ordinanza di custodia cautelare:  “Tutti – scrivevano i pm- hanno fatto o continuato a fare parte dell’associazione di tipo mafioso, comunemente nota con la denominazione di Sacra Corona Unita e in particolare della frangia mesagnese facente capo ad Antonio Vitale, Massimo Pasimeni, Daniele Vicientino e (fino al 9 novembre 2010) Ercole Penna”. Il sodalizio, sempre secondo i pubblici ministeri, avrebbe commesso “una serie indeterminata di reati e in particolare traffico di sostanze stupefacenti, estorsioni, attentati a persone o cose, controllo delle attività criminali, avendo anche ampia disponibilità di armi”.

Al vertice dell’articolazione oggi ci sarebbe Tobia Parisi, “referente di Daniele Vicientino per il territorio di Mesagne”. Parisi avrebbe agito “in monopolio per il tramite della moglie Veronica Girardo nella gestione illecita dei parcheggi e della sicurezza di discoteche di Brindisi e provincia” e avrebbe legittimato Luca Ciampi “affiliato a Vicientino, quale referente per il territorio di Brindisi”.

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