Giovedì, 21 Ottobre 2021
Cronaca

"Ti uccido”. E accoltella il fratello: condannato

Processo in abbreviato: otto anni e due mesi inflitti a Marco Falco, brindisino, riconosciuto colpevole del tentato omicidio di Giuseppe, per l'aggressione della sera del 12 marzo davanti a un bar in via Appia. Esclusa la premeditazione. La difesa in Appello

BRINDISI – “Ti uccido, io ti ammazzo”: Marco Falco, 35 anni, è stato condannato a otto anni e due mesi di reclusione con l’accusa di tentato omicidio perché secondo la ricostruzione della Procura, accolta in parte dal Tribunale di Brindisi, voleva uccidere il fratello Giuseppe Ezechiele Falco, dopo una lite durante una partita a carte.

FALCO Marco, classe 1981-2L'imputazione di tentato omicidio aggravato (dai legami di parentela) a carico di Marco Falco, nato e residente a Brindisi (nella foto accanto), è alla base della sentenza pronunciata oggi in abbreviato dal gup Luigi Forleo, in relazione a quanto avvenne la sera del 12 marzo scorso a Brindisi, davanti a un bar in via Appia. Il giudice ha escluso l’aggravante della premeditazione contestata dal pubblico ministero Pierpaolo Montinaro il quale, al termine della requisitoria, aveva invocato la condanna alla pena di nove anni e otto mesi. La difesa, affidata alla penalista Laura Beltrami, ha ottenuto oltre all'esclusione dell'aggravante, il riconoscimento delle attenuantu generiche e ha già anticipato che presenterà ricorso in Appello, una volta depositate le motivazioni alla base della condanna dell’imputato. In giudizio si è costituito il fratello rimasto ferito, rappresentato dall’avvocato Giacomo Serio, con richiesta di risarcimento danni a fronte della quale il Collegio ha riconosciuto una provvisionale di diecimila euro.

Falco venne arrestato all’alba del 13 marzo dai carabinieri del  Norm, il Nucleo operativo e radiomobile, diretti dal tenente Luca Colombari, in ospedale, dove era stato ricoverato d’urgenza il fratello rimasto vittima dell’accoltellamento. Nel frattempo ha ottenuto gli arresti domiciliari dal Tribunale del Riesame di Lecce, che ha escluso l'aggravante dei futili motivi. 

Agli elementi raccolti dai militari nell’immediatezza dei fatti, sono state aggiunte le immagini riprese dalle telecamere del sistema di videosorveglianza dell’esercizio commerciale per la ricostruzione della dinamica dell’aggressione e della lite precedente, quindi i tabulati telefonici per evidenziare i contatti tra l’imputato e il fratello e i risultati della consulenza medico-legale per le ferite riportate da Giuseppe Ezechiele Falco.

Sulla base di tali “fonti di prova” il sostituto procuratore ha formulato il capo di imputazione accusando l’imputato di tentato omicidio aggravato: Marco Falco – si legge – ha compiuto “atti idonei, diretti in modo non equivoco, a cagionare la morte del proprio fratello Giuseppe Ezechiele Falco, raggiungendolo presso la sala giochi del Bar Peddy”. Qui lo ha attinto “ripetutamente al torace con un’arma da taglio provocandogli ferite profonde da punta e taglio”.  Sul referto medico, acquisito agli atti, si legge di “ferite multiple in regione toracia anteriore sinistra e in regione mesogastrica” e di “ferite in regione emitorace sinistro”.

L’imputato, inoltre, avrebbe proferito le seguenti espressioni: “Ti uccido, ti ammazzo, senza realizzare il proprio intento per cause indipendenti dalla sua volontà”. Il tutto, sempre stando  questa ricostruzione, “con premeditazione” perché si sarebbe “munito di un’arma da taglio per poi uscire di casa per ricercare il fratello”. In relazione al coltello, è stata contestata la contravvenzione.

Quanto al movente, vale a dire al motivo alla base dell’aggressione, Marco Falco, lo riferì nel corso dell’interrogatorio per la convalida dell’arresto di fronte al gip Giuseppe Licci, riferendo di un diverbio avuto con il fratello quella stessa sera per una partita a carte. Quella sera – era un sabato – la situazione degenerò perché Giuseppe Ezechiele Falco lo avrebbe anche denigrato per un handicap fisico, da qui gli spintoni all’interno del locale. Il personale del locale intervenne per dividerli e andarono via. Sembrava che fosse tutto finito.

 “Sono tornato a casa e sono uscito di nuovo per andare in farmacia perché avevo bisogno di qualcosa contro l’asma”, disse Marco Falco durante l’interrogatorio. “Facevo fatica a respirare per l’agitazione. Temevo mi stesse per venire un attacco. Passando dal bar in via Appia, ho visto l’auto di mio fratello”. Sarebbe stato questo il momento in cui avrebbe maturato il raptus di follia perché da lì a poco, avrebbe accoltellato il fratello.

 “Non mi rendevo conto di quello che avevo fatto”, avrebbe poi detto al giudice per le indagini preliminari.  “Ero in uno stato confusionale”. Quando venne a sapere che il fratello era stato portato al Pronto soccorso dell’ospedale Perrino, decide di raggiungerlo, sempre stando alla sua versione dei fatti. Resosi conto della gravità delle condizioni del fratello, torna a casa, dove si trovano la mamma e la sorella, dice loro di aver fatto qualcosa di grave, e chiede di andare in ospedale.

In reparto, davanti a un carabiniere disse: “Se lei è qui per mio fratello, sono stato io”. Confessione e arresto immediato. Oggi la condanna in primo grado. 

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