Centri per rifugiati a Mesagne: indagine su case, affitti e proprietari

Verifica urgente disposta dal sindaco Pompeo Molfetta. Il caso sollevato dai consiglieri comunali del Pd dopo aver scoperto che la coop La Rinascita ha cambiato in corsa gli immobili per ospitare i migranti: ai proprietari riconosciuti affitti tra 1.600 e 1.800 euro al mese

L'ingresso del Comune di Mesagne

MESAGNE – Di chi sono gli immobili destinati a ospitare i rifugiati e richiedenti asilo a Mesagne? Come mai la coop, l’unica ad aver risposto all’avviso del Comune, ha ritenuto di cambiare in corsa gli appartamenti? E ancora: a quanto ammontano i canoni di affitto per l’uso di quelle strutture?

Pompeo Molfetta, nuovo parco-2Gli interrogativi alimentati inizialmente dalla curiosità politica degli avversari del Pd, sono diventati oggetto di un’indagine interna al Palazzo di Mesagne chiesta dal sindaco Pompeo Molfetta (nella foto accanto). Strattonato dal rivale della campagna elettorale, Francesco Mingolla (nella foto in basso), a sua volta spalleggiato dai colleghi di Assise, Rosanna Saracino, Alessandro Pastore e Fernando Orsini, il primo cittadino ha bloccato il procedimento amministrativo in attesa di avere quelle risposte.

“Ho chiesto al segretario generale, Giorgio Vadacca, una ricostruzione dettagliata della vicenda”, si limita a dire Molfetta, all’indomani dell’altolà impartito agli uffici. Poi silenzio. Lo stesso che si richiede quando di mezzo c’è un’inchiesta o verifica che dir si voglia. Lo stop resta almeno sino al 10 ottobre prossimo, data indicata dallo stesso Molfetta per la consegna della relazione.

La bufera, per ora politica, attiene agli Sprar, sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, e al bando per il biennio 2016-2017 per l’accesso ai finanziamenti: punto di partenza è la delibera di giunta, con cui il Comune di Mesagne ha manifestato “interesse a presentare, entro la data stabilita del 14 gennaio 2016, un progetto per l’attivazione del servizio di accoglienza per quaranta persone”. La somma annua chiesta è pari a 485.450 euro, con quota di co-finanziamento pari a 25.500 vale a dire il cinque per cento del costo complessivo che ammonta a 511mila euro, attraverso beni, servizi e personale dell’Ente.

Nel bando era previsto che per “la realizzazione dei servizi, era possibile avvalersi un soggetto attuatore esterno, da selezionare”. Evidenza pubblica che è stata indetta l’11 dicembre 2015, con una sola offerta, quella arrivata dalla Coperativa Sociale La Rinascita, con sede legale a Copertino, in provincia di Lecce, valutata positivamente dalla commissione. Tanto è vero che il 29 gennaio successivo, c’è stata l’aggiudicazione provvisoria, con richiesta di trasmettere la documentazione necessaria. Arrivata in tempo utile, con tutti gli atti richiesti. “Il Comune di Mesagne si è classificato 75esimo, a fronte di 37 posti assegnati, per un costo complessivo pari a 299.600 euro per il 2016 e 511mila per quello successivo, con co-finanziamento di 14.980 e 25.550 e un contributo assegnato di 284.620 e 485.450”, hanno scritto i consiglieri del Pd nell’interrogazione.

Fin qui nulla quaestio. Ma il Pd ha dato un’occhiata alle strutture di accoglienza indicate, vale a dire agli appartamenti inseriti nel progetto. Dove si trovano? L’elenco inziziale comprendeva i seguenti immobili: appartamento in via Federico II svevo, per 12 posti, con tre servizi igienici; appartamento in piazza Sant’Anna dei Greci con cinque posti e un bagno; appartamento in via Luca Antonio Resta, per cinque posto e due bagni; appartamento in via Torre Santa Susanna, con sei posti e due bagni e infine appartamento sulla via Ss 605 snc, con 12 posti e quattro bagni. Solo quest’ultimo si trova in periferia, gli altri invece ricadono nella zona del centro abitati. Tutti sono di proprietà privata.

Francesco MingollaDalla documentazione raccolta dai consiglieri del Pd, emerge che il legale rappresentate della coop comunicava all’amministrazione che le certificazioni di idoneità strutturale, ossia il certificato di agibilità, di quattro dei cinque immobili saranno trasmessi entro il primo febbraio. Succede che 24 ore dopo il termine indicato per il deposito di questa documentazione, la coop scrive ancora per informare il Comune la volontà di procedere a una “variazione delle strutture adibite all’accoglienza, rispetto a quelle indicate in precedenza”.

Gli immobili disponibili, quindi, diventano questi: appartamento in via Federico II Svevo, per 14 posti letto, a fronte di un affitto pari a 1.500 euro al mese; immobile in contrada Crepacano per 12 posti, affitto 1.800 euro mensili; immobile in via Pacinotti per 14 posti, affitto 1.600 euro.

A questo punto il dirigente dell’ufficio Politiche sociali scrive al collega dei Lavori Pubblici per chiedere una relazione tecnica sulle strutture, ma la risposta è negativa: impossibile procedere perché “manca la documentazione”, si legge nella nota del 9 febbraio. Tre giorni più tardi, arriva la firma del sindaco “in qualità di legale rappresentante dell’Ente” sulla “dichiarazione sostitutiva” nella quale si afferma che le “strutture” sono idonee a ospitare 37 posti dello Sprar, sono pienamente e immediatamente fruibili e sono conformi alle vigenti normative comunitarie, nazionali e regionali, anche in materia di accreditamento e autorizzazione”.

Secondo gli esponenti del Pd, c’è più di qualcosa che va chiarito, a partire dalle motivazioni che hanno portato a modificare gli immobili, per arrivare all’identità dei proprietari e all’ammontare dei canoni di affitto. Anche perché il piano finanziario preventivo indicava la somma di 60mila euro.

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