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Caccia al complice: brindisino di età compresa tra 20 e 30 anni

Lonoce non era da solo quella sera. Tra gli indizi a suo carico, anche un piumino con fiori bianchi e rossi: descritto dal pediatra e dai testimoni e trovato a casa del giovane arrestato nel corso della perquisizione

BRINDISI – L’altro, il complice, di Alessandro Lonoce è ancora in libertà, protetto dall’anonimato. Probabilmente per poco perché gli agenti della Mobile sono sulle tracce e non è escluso che a breve anche lui finisca agli arresti con la stessa accusa mossa nei confronti del 29enne brindisino, ai domiciliari da questa mattina.

raffaele casto-2Il secondo autore della rapina nello studio del pediatra è un brindisino di età compresa tra 20 e 30 anni, della stessa corporatura di Lonoce, stando a quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Maurizio Saso, su richiesta del pm titolare del fascicolo, Raffaele Casto (nella foto). Le indicazioni sul complice finisco qui nel provvedimento di arresto e non potrebbe essere diversamente, essendoci la necessità di arrivare a chiudere il cerchio in via definitiva.

C’è, invece, più di qualche particolare sulla responsabilità di Lonoce come autore del colpo ai danni del medico Giovanni Palmisano, al di là delle immagini registrate dalle telecamere della banca dove il brindisino si è presentato per usare il bancomat del medico e prelevare la somma di 500 euro. Il codice della carta era nel portafogli, a quanto pare.

Il dettaglio che ha fatto la differenza sarebbe legato all’abbigliamento indossato da Alessandro Lonoce quella sera, non propriamente adatto a una rapina, perché resta impresso facilmente e infatti i testimoni hanno riferito tutti lo stesso particolare: un giubbotto, del tipo piumino, di colore celeste con fiori bianchi e rossi. Impossibile non ricordarlo. Lo ha ricordato e descritto il medico nella denuncia, sbagliando solo l’anno della rapina, 2015 è scritto e non 2016.

Quel giubbotto, per lo meno di modello identico, per di più della stessa marca (anche questa scritta in evidenza) è stato trovato dagli agenti della Mobile nel corso della perquisizione nell’abitazione di Lonoce, la stessa in cui i poliziotti lo hanno raggiunto questa mattina per notificargli l’ordinanza di custodia ai domiciliari con braccialetto elettronico.

La perquisizione è stata disposta lo scorso 31 marzo. A casa di Lonoce sono stati trovati anche un orologio Philip Wacht e un paio di scarpe Nike di colore bianco, anche questi elementi ritenuti coincidenti con quanto si vede nelle immagini delle telecamere della postazione bancomat.

Il brindisino avrà modo di fornire la propria versione dei fatti nelle prossime ore, quando comparirà davanti al gip Maurizio Saso, alla presenza del suo difensore di fiducia, Luca Leoci, a cui ha rinnovato l’incarico.

Lonoce di recente è stato condannato alla pena di sei mesi a conclusione del processo di primo grado, in abbreviato, scaturito dall’inchiesta sui furti di rame ai danni delle aziende della zona industriale. Il primo dicembre 2010 venne ferito da un colpo di pistola alla gamba sinistra mentre stava percorrendo via San Giovanni Bosco, angolo con via Lucrezio: non disse chi gli sparò, mai neppure una parola. L’estate precedente, il 13 luglio 2009, venne arrestato dopo un inseguimento su una moto, a bordo della quale c’era un giovane che era fuggito da una comunità dove era ristretto.

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