Cronaca

Acque Chiare, imposte per il condominio: notifica impossibile

Depositati a Palazzo di città gli atti dei pagamenti chiesti da Equitalia al residence a rischio di confisca. I proprietari a dicembre in Appello: rivendicano la buona fede nell'acquisito delle villette che per la Procura sono risultato di lottizzazione abusiva

BRINDISI – Ci sono tributi da pagare per il “Condominio Acque Chiare” ma il contribuente non si trova e la cartella finisce al Comune di Brindisi. Assieme a quelle di decine e decine di “introvabili”, tra persone fisiche, ditte individuali e società.

L’elenco diventa sempre più lungo giorno dopo giorno, aumenta il numero di contribuenti di cui non si ha notizia, nel senso che non vengono trovati al momento della notifica delle cartelle da pagare. Da ieri c’è anche il condominio costituito anni or sono tra i proprietari delle villette del villaggio costruito dall’imprenditore Vincenzo Romanazzi sulla costa a Nord di Brindisi, in località Torre Testa, finito sotto sequestro a maggio 2008 nell’ambito dell’inchiesta per lottizzazione abusiva.

Busta chiusa e sigillata con il numero progressivo di fronte all’”impossibilità di effettuare la notifica, attesa l’assenza dei destinatari”. Il plico resta nella “casa comunale” in attesa che qualcuno la ritiri. I proprietari delle villette, nel frattempo, attendono il giorno dell’udienza fissata davanti alla Corte d’Appello di Lecce, chiamata a pronunciarsi nel merito dopo la sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione, pronunciata dal Tribunale di Brindisi per gli acquirenti degli immobili che in seconda battuta decisero di avvalersi della causa di estinzione del reato sulla base del tempo trascorso.

La Corte dovrà esprimersi sull’esistenza o meno della buona fede rivendicata sin dall’inizio da tutti i proprietari (154). Strada facendo però hanno maturato scelte processuali differenti dopo essere stati rinviati a giudizio con l’accusa di lottizzazione abusiva in concorso con il costruttore Vincenzo Romanazzi, il notaio Bruno Romano Cafaro che rogò la maggior parte degli atti, il progettista Severino Orsan e l’ex dirigente del settore Urbanistica del Comune di Brindisi Carlo Cioffi.

In 73 da subito decisero di avvalersi della prescrizione, gli altri invece lo fecero in un secondo momento e hanno poi appellato la sentenza. Contro quella pronuncia ha fatto ricorso  il pubblico ministero Antonio Costantini e lo ha fatto per saltum in Cassazione. I due ricorsi, quello del pm e quello di proprietari, sono stati riuniti e saranno discussi davanti alla Corte d’Appello a dicembre.

Sullo sfondo delle decisioni assunte dagli acquirenti c’è l’orientamento dei giudici europei, secondo i quali non è possibile procedere alla confisca in caso di prescrizione perché non si tratta di sentenza di condanna. Almeno questa è la tesi ricorrente

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