Venerdì, 22 Ottobre 2021
Cronaca

Traffico di cocaina, chieste condanne per dieci brindisini

Requisitoria del pm, pena più alta invocata per Giuseppe Perrone, alias Barabba: 21 anni e sei mesi, al netto della riduzione per l'abbreviato, perché ritenuto a capo del sodalizio ricostruito anche sulla base delle dichiarazioni dei pentiti, tra i quali Fabio Fornaro. Il blitz Last Act a maggio 2016

BRINDISI – La Dda ha chiesto la condanna di dieci brindisini, finiti nell’inchiesta Last Act su un presunto traffico di droga, cocaina soprattutto, nel Brindisino. La pena più elevata è stata invocata per Giuseppe Perrone, alias Barabba: 21 anni e sei mesi di reclusione perché considerato il capo del sodalizio ricostruito anche sulla base delle dichiarazioni rese, in tempi diversi, dai pentiti tra i quali c’è il brindisino Fabio Fornaro.

Giuseppe Perrone-4La requisitoria è stata consegnata ieri mattina dal sostituto procuratore Carmen Ruggiero davanti al gup del Tribunale di Lecce dinanzi al quale è stato incardinato il processo con rito abbreviato chiesto da altri nove imputati, otto dei quali difesi dall’avvocato Ladislao Massari. L’arringa del penalista è stata rinviata ad altra data perché articolata.

Queste le altre richieste di pena: 18 anni per  Maurizio Maiorano 44 detto Il Bello (fratelli, titolari di un'officina), di Torchiarolo;  15 anni di reclusione per Giovanni Maiorano 35 anni, di Torchiarolo, per Gianluca Maiorano 33, di Torchiarolo; nonché per  Maurizio Lasalvia 31, di Torchiarolo. Quindici anni sono stati chiesti anche per  Paolo Golia 33, detto Paoletto o Nano, di Torchiarolo, stessa richiesta per  Massimiliano Lasalvia 28, di Torchiarolo e per Luca Lorfei. Nove anni per Francesca Perrone e infine cinque anni per Andrea De Mitri 35, nato e residente a Brindisi, alias Ducati, il cui ruolo è stato ritenuto marginale, difeso dall’avvocato Giampiero Iaia.

Perrone (nella foto accanto) venne arrestato assieme ad altri nove brindisini il 25 maggio scorso dai carabinieri, mentre in 38 restarono a piede libero. Stando all’accusa, i canali di approvvigionamento della sostanza stupefacente sarebbero stati Andria come piazza principale, raggiunta con due auto e un carro attrezzi nella disponibilità dei fratelli Maiorano, titolari di un'officina a Torchiarolo, e poi la Calabria.

Per il viaggio di ritorno, l'auto imbottita di droga veniva caricata sul carro attrezzi e raggiungeva l'officina dei fratelli Maiorano. Qui sarebbero state accertate diverse cessioni, sono stati monitorati 60-70 episodi contestati. Il mercato, con indicazioni sui fornitori, sulle quantità e sui ricavi, era stato già delineato da alcuni pentiti contigui e non formalmente affiliati alla Sacra Corona Unita, come Fabio Fornaro, alias La Belva, di Brindisi, dal 2007 in carcere per scontare la condanna definitiva a venti anni di reclusione per l’omicidio di Daniele Carella, avvenuto nel capoluogo in via Appia.

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