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Fucile e pistola sul camper, cinque brindisini sotto processo

Nuovo appello per Bryan Maggi, Alioscha Lazzoi, Davide Fontò, Alessandro Coffa e Andrea Romano dopo l'annullamento della Cassazione. In primo grado pene fra cinque e tre anni. Vennero fermati a Forlì il 17 novembre 2013. Romano condannato all'ergastolo per l'omicidio Tedesco

BRINDISI –  Da Brindisi a Forlì in camper, con un fucile a canne mozze calibro 12 e una pistola 7,65 nascosti nell’armadio: in cinque sono finiti sotto processo e aspettano il nuovo Appello, dopo l’annullamento con rinvio della Cassazione.

Bryan Maggi 26 anni, Alioscha Lazzoi 27, Andrea Romano 30, Davide Fontò 32 e Alessandro Coffa 33 sono imputati con le accuse di porto e detenzione di armi e ricettazione delle stesse (trovate con matricola abrasa), per le quali sono stati condannati in primo grado, con sentenza del gup del Tribunale di Forlì, a pene comprese fra cinque e tre anni di reclusione.

Su Romano, 30 anni, pesa una sentenza di condanna all’ergastolo per l’omicidio di Giuseppe Tedesco, avvenuto il primo novembre 2014, a Brindisi, in un condominio di piazza Raffaello, rione Sant’Elia, all’indomani della festa di Halloween a cui avevano partecipato i bambini delle rispettive famiglie. Carcere a vita, a conclusione del processo con rito abbreviato, per l’omicidio di Tedesco, anche per Alessandro Polito, 31, e Francesco Coffa, 34. Fatto di sangue maturato per futili motivi perché ritenuto legato a una litigata tra bimbi per un vestito sporco di panna, stando alla sentenza pronuncia il 22 luglio scorso.

Le accuse per le quali Romano, Alessandro Coffa, Alioscha Lazzoi, Bryan Maggi e Davide Fontò, dovranno essere giudicati di nuovo in secondo grado si riferiscono a quanto scoperto dagli agenti della Mobile di Brindisi dopo aver fermato il gruppo a Forlì, il 17 novembre 2013. I brindisini erano tenuti sotto osservazione da tempo e furono seguiti sull’Autostrada A14.

Lungo la marcia, il camper era accompagnato da una Lancia Musa: il primo a essere riconosciuto dai poliziotti fu Lazzoi che, in quel periodo, era sottoposto alla misura di prevenzione speciale, motivo per il quale nei suoi confronti è stata contestata l’aggravante. Poi venne riconosciuto Alessandro Coffa. La mattina successiva gli altri. Maggi dichiarò di chiamarsi “Tiziano Maggio” ed “esibì una carta d’identità valida per l’espatrio risultata contraffatta”. Da qui l’ulteriore contestazione mossa di “falsa attestazione o dichiarazione di identità a pubblico ufficiale” e di possesso di documento falso.

Le perquisizioni nel camper e in auto portarono alla scoperta delle armi, di due scanner per captare le frequenze usate dalle forze dell’ordine, due centraline per l’accensione di auto, un navigatore satellitare, tre cartucce calibro 12, un cutter, un taglia bulloni, una chiave inglese, una lima di ferro e un coltello a serramanico.

Il giudice di primo grado ritenne di non riconoscere a nessuno degli imputati le attenuanti generiche e sottolineò, nelle motivazioni della sentenza, che “lo stile di vita era indice di pericolosità sociale” perché “nonostante la giovane età erano implicati in fatti illeciti come furti, rapine, spaccio”, sintomatico della “difficoltà di autocontrollo”.

I difensori Cinzia Cavallo, Gianluca Palazzo, Liliana Lotti e Federico De Belvis, hanno appellato e successivamente hanno ottenuto dalla Cassazione l’annullamento con rinvio per un nuovo processo di secondo grado.

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