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Studenti brindisini in corteo

Studenti brindisini in corteo

Studentessa inciampa durante il corteo, Comune condannato a risarcire

Danno fissato in 36mila euro, la giunta ricorre in Appello. La ragazza stava partecipando a una manifestazione lungo corso Roma contro il decreto Gelmini. “Ma il palo segato era visibile e si era allontanata arbitrariamente da scuola”

BRINDISI – Risarcimento danni da 36mila euro, più interessi, più spese legali dopo una caduta in corso Roma. Tutto a carico del Comune di Brindisi e in favore di una studentessa dell’istituto Morvillo-Falcone per effetto di una sentenza di condanna del Tribunale di Brindisi, che l’amministrazione intende appellare.

I fatti oggetto del processo che adesso approda dinanzi ai giudici della Corte d’Appello di Lecce si riferiscono niente di meno che a otto anni addietro. Questi sono purtroppo i tempi della giustizia italiana, soprattutto in materia civile, tempi tutt’altro che celeri. Il 28 ottobre 2008 la ragazza, all’epoca minorenne, “percorreva a piedi corso Roma in occasione della manifestazione studentesca contro il decreto Gelmini”, allora ministro alla Pubblica Istruzione.

Stando al racconto della giovane e dei suoi genitori, poi avallato dalla sentenza di primo grado, mentre camminava “il piede sinistro finì contro un palo segato di proprietà del Comune di Brindisi che fuoriusciva dal marciapiede per circa tre centimetri, privo di segnalazione e di recinzione adeguata”. La studentessa venne portata subito al Pronto soccorso, dove i medici riscontrarono “seri danni fisici”, e per ottenerne il ristoro i genitori della ragazza citarono in giudizio il Comune rappresentato in udienza dagli avvocati interni Francesco Trane e Monica Canepa. L’atto di citazione venne notificato il 3 marzo 2011, la sentenza del Tribunale è dello scorso anno.

Cos’ha deciso il giudice? Dopo la dichiarazione di estromissione dei genitori, ha accolto la domanda proposta dalla studentessa che ovviamente nel frattempo ha raggiunto e superato la maggiore età e ha “condannato il Comune, in persona del suo legale rappresentante al pagamento della somma di 35.819 euro e 56 centesimi, oltre gli interessi legali via via maturati sulla somma devalutata alla data del sinistro e poi annualmente rivalutata sino alla data della pronuncia, oltre interessi legali sino al soddisfo”.

L’amministrazione cittadina, inoltre, è stata condannata al pagamento dei compensi di lite pari a 6.070 euro. Ma a Palazzo di città, la verità sostenuta è altra ed è alla base della scelta di azionare il secondo grado di giudizio, confermando gli stessi avvocati interni: “Non si tiene in debito conto delle risultanze processuali in ordine alla oggettiva visibilità dell’ostacolo indicato come causa del sinistro”, dicono. “Né tanto meno del fatto che la ragazza si fosse allontanata arbitrariamente e senza la benché minima autorizzazione della scuola, quel giorno, alle 9, aggregandosi a un corteo di protesta contro il decreto Gelmini”, aggiungono.

Nella delibera della giunta con cui è stato confermato l’incarico agli avvocati Trane e Canepa, si rimanda alle segnalazione del 4 dicembre 2008 fatta dall’allora dirigente scolastico del,’Istituto Professionale di Stato per i Servizi sociali Morvillo-Falcone. Tutto per sostenere che ci sono motivi validi per promuovere appello, sui quali si sono trovati d’accordo gli assessori, su proposta del titolare della delega al Contenzioso, Carmela Lo Martire.

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