Venerdì, 22 Ottobre 2021
Cronaca

Il Comune di Brindisi: "L’architetto restituisca 170mila euro"

"Deve rimborsare la somma pagata in relazione ai decreti ingiuntivi poi revocati in Appello e in Cassazione". Il professionista aveva presentato il conto per la progettazione del centro polivalente del rione Perrino. E il suo difensore si oppone: il contenzioso va avanti dal 1981

BRINDISI – Quando si dice che la giustizia viaggia al passo di lumaca e che la burocrazia è faraginosa: un architetto di Brindisi e il Comune sono parti in causa da 35 anni, separati dall’incarico di progettazione per il  centro polivalente realizzato nel rione Perrino che l’Amministrazione cittadina conferì al professionista per 170mila euro (circa). Somma che oggi l’Ente chiede in restituzione al privato, dopo averla versata.

La Corte di CassazioneDa allora si sono espressi il giudice della Pretura,  il Tribunale, la Corte d’Appello e da ultimo la Cassazione. E non è ancora finita visto che dopo la recente pronuncia degli Ermellini resta il braccio di ferro tra le parti, con l’avvocato dell’architetto che di fronte alla richiesta di restituzione dell’importo, ribadisce il no e l’Amministrazione insiste nella pretesa per la riscossione del credito e ha dato incarico agli avvocati interni per portare avanti ogni azione necessaria all’incasso.

La storia inizia il 15 luglio 1981, quando la Giunta comunale conferì incarico al professionista di Brindisi (assieme ad un altro nel frattempo deceduto) per la “redazione del progetto relativo alla costruzione del centro polivalente al quartiere Perrino”. Gli architetti chiedono e ottengono dal Tribunale di Brindisi decreti ingiuntivi nel 1993 “al fine di conseguire il pagamento delle competente professionali”. E parte la prima opposizione da parte del Comune.

Nelle more della decisione di primo grado, i due architetti, propongono azione esecutiva e ottengono “in virtù di ordinanza” l’assegnazione delle somme, per mano del giudice dell’esecuzione della pretura. Siamo al 3 maggio 1995, quando i due riescono a ottenere rispettivamente 311.942.531 lire e 327.539.517, come risulta dalle quietanze emesse il 30 maggio 1995 dall’allora tesoriere del Comune di Brindisi, la Banca Mediterranea de capoluogo.

Otto anni più tardi, arriva la pronuncia del Tribunale che, con sentenza, accoglie l’opposizione dell’Amministrazione cittadina e di conseguenza “revoca i decreti ingiuntivi” in precedenza concessi. Nel 2005 i due professionisti impugnano le sentenze dinanzi alla Corte d’Appello di Lecce e i giudici di secondo grado confermano le statuizioni di primo grado.

Gli architetti, a questo punto, procedono con ricorso in Cassazione e per la pronuncia degli Ermellini bisogna aspettare  il 7 giugno 2011: ricorsi rigettate, quindi niente da fare per i due professionisti che vengono condannati al pagamento delle spese legali. Per le motivazioni dovranno aspettare il mese di settembre dello stesso anno.

Dodici mesi dopo, siamo all’11 dicembre 2012, il dirigente dell’Ufficio Legale del Comune, scrive a entrambi per chiedere la “restituzione delle somme in precedenza corrisposte in relazione ai decreti ingiuntivi, poi revocati”. Ma a quanto pare, non ci sarebbe stata alcuna risposta. Per lo meno stando a quanto sostengono a Palazzo di città, per cui parte una seconda raccomandata e si arriva al 14 settembre 2015. L’anno precedente uno degli architetti viene a mancare.

La risposta, questa volta, c’è: a replicare nell’interesse del professionista è l’avvocato Claudio Consales, il quale contesta la legittimità della richiesta avanzata nei confronti del suo assistito, sostenendo che il Tribunale di Brindisi con sentenza del 2003 si fosse già pronunciata “nel senso di non accogliere l’istanza del Comune tendente ad ottenere il rimborso delle somme pagate per effetto della clausola di provvisoria esecuzione, per l’assoluta carenza di elementi probatori che ne giustificherebbero la liceità della richiesta”.

In altri termini, secondo il legale, poiché l’Amministrazione non ha impugnato questo capo della sentenza di primo grado, lo stesso sarebbe passato in giudicato, di conseguenza l’Ente non potrebbe pretendere nulla. Ma a Palazzo di città la pensano diversamente, tanto è vero che di recente – e arriviamo ai giorni nostri – è stato deciso di “intraprendere un’azione giudiziaria nei confronti dell’architetto per il recupero della somma” che convenuta in euro ammonta a 169.973,80.

Cesare CastelliLa decisione è stata assunta dal commissario Cesare Castelli, con i poteri della Giunta, lo scorso primo giugno, su proposta del dirigente dell’Ufficio Legale del Comune. Lo stesso funzionario ha interpellato l’Agenzia delle Entrate “al fine di conoscere le esatte generalità e i recapiti degli eredi del professionista deceduto, al fine di avviare le opportune azioni di recupero a carico degli stessi”.

Il contenzioso continua. Trentacinque anni dopo. 

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