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Diffamazione su Facebook, l’ex sindaco Consales rimette la querela

Chiuso il processo nato dalla denuncia nei confronti di Dario Bresolin e Pino Marella dopo i post sulla gestione del Verdi

BRINDISI – L’ex sindaco di Brindisi, Mimmo Consales, ha rimesso la querela per diffamazione sporta nei confronti dei brindisini Dario Bresolin e Giuseppe Marella, dopo aver letto alcuni post che i due avevano scritto su Facebook per commentare la gestione del Nuovo Teatro Verdi nel periodo in cui lui indossava la fascia Tricolore ed era presidente della Fondazione.

Consales, riconosciuto come parte offesa, ha deciso di fare un passo indietro e di chiudere la vicenda processuale scaturita dalla sua denuncia. E lo ha fatto nella mattinata di oggi, in occasione dell’udienza davanti al Tribunale di Brindisi in composizione monocratica: ha consegnato formale rinuncia, tecnicamente remissione di querela sporta alla polizia postale il 20 luglio 2014. O meglio, l’ha fatta recapitare. Lui non era presente in aula. Gli imputati hanno accettato, di conseguenza la vicenda può definirsi chiusa.

Bresolin e Marella era stato accusati di diffamazione perché “in concorso tra loro offendevano l’onore, il decoro e la reputazione” del sindaco di Brindisi a proposito delle scelte sulla gestione e sul cartellone della stagione teatrale del Nuovo Verdi. Nel capo di imputazione che portava la firma del sostituto procuratore Nicolangelo Ghizzardi non c’era alcun riferimento alla carica ricoperta da  Consales, indicato come persona offesa in qualità non già di primo cittadino, ma di cittadino (e basta), pur essendo elettivamente domiciliato in piazza Matteotti “presso la Casa comunale”.

Bresolin avrebbe “criticato il calendario delle manifestazioni apostrofando gli organizzatori con epiteti ‘imbecilli che scimmiottano i mafiosi”. Così scrisse Consales nella sua denuncia. In un altro post: “ci sono persone prive di autorevolezza per le quali tutto ciò che riescono a rubare non sarà mai abbastanza per avere credibilità”, mentre Marella avrebbe incalzato scrivendo sempre su Facebook “quanto si sono arrubbato a sta tornata …sti delinquenti ..meglio cento commissari prefettizi che uno di questi banditi”.

Per il pubblico ministero, tutto avvenne in un “contesto diffamatorio per Consales e per la dottoressa Daniela Angelini, operante presso la suddetta Fondazione, che erano qualificati come persone che non ‘capiscono e il cui ruolo è conseguente al fatto  che ‘hanno venduto a qualcuno”. Nessuna querela, invece, è mai stata sporta da Angelini, nel frattempo licenziata dalla Fondazione, nel periodo della nuova Amministrazione centrista di Angela Carluccio. L’ex sindaco ci ha ripensato. Non ha inteso andare avanti sul piano penale per l’affermazione di eventuali responsabilità. Fine del processo per diffamazione.


 

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