Domenica, 24 Ottobre 2021
Cronaca

Furti durante la festa patronale, due brindisini imputati

Alessandro Fogler ed Ernesto Cataudella sotto processo: per l'accusa rubavano le chiavi nelle auto, svaligiavano appartamenti e prelevano al bancomat. I fatti in provincia di Viterbo tra il 2014 e il 2015. Incastrati dal Gps e dalle celle telefoniche. Agivano anche nei parcheggi dell'Ipercoop e di discoteche

BRINDISI – “Tra poco c’è la festa patronale e c’è lavoro per noi”: Alessandro Fogler ed Ernesto Cataudella, entrambi di Brindisi, nel giorno dedicato al santo patrono di Viterbo, comune nel quale il primo si era trasferito alla ricerca di occupazione, avrebbero preso di mira alcune abitazioni, chiavi in mano. Quelle che i proprietari lasciavano nel cruscotto o nel vano porta oggetti e che i due trovavano nelle auto, assieme a portafogli e a bancomat che usavano al primo sportello utile.

Un'aula di giustizia italianaSono finiti sotto processo per 14 capi di imputazione, tra fatti tentati e consumati nel periodo di tempo che va dal 16 luglio 2014 al 29 aprile 205. Sono stati incastrati dalla combinazione di alcuni elementi, ritenuti gravi indizi di colpevolezza:  in primis le immagini delle telecamere del sistema di videosorveglianza degli sportelli delle banche in cui le carte venivano usate. Nessun segreto sul codice, se avevano anche la fortuna di trovare i codici in auto, nelle abitazioni o nei portafogli.

Poi ci sono le celle telefoniche agganciate dalle utenze in uso ai due brindisini e ad alcuni familiari: le stesse di quelle che servono le zone in cui si trovano gli appartamenti visitati, per di più nelle ore in cui si ritiene siano stati consumati i furti. E ancora: il gps che i carabinieri di Viterbo hanno sistemato nell’auto di Fogler, una volta avuto il sospetto che potesse essere coinvolto.

A corredo ci sono alcune intercettazioni telefoniche, disposte a indagini avviate, in cui i due parlano di come organizzarsi: da quando e come Cataudella sarebbe partito da Brindisi per raggiungere in treno Fogler a Viterbo “per lavorare”, a cosa fare e in quali occasioni. Tra queste, la festa di Santa Rosa che agli inizi del mese di settembre è un appuntamento tradizionale per i residenti del comune di Montecastrilli, in zona. Quel giorno, secondo l'accusa, sarebbero riusciti a rubare in sette auto, per lo più Fiat.

BancomatCosa prevedeva l’accordo, secondo l’accusa? Furti in auto, quelle posteggiate nei luoghi della festa, per cercare chiavi di casa, denaro e altro. Prima di andar viva, i brindisini avrebbero forato gli pneumatici delle auto (almeno uno per auto) in modo da rendere difficile il ritorno a casa dei proprietari e avere, di conseguenza, più tempo per agire negli appartamenti. Che, ovviamente, venivano raggiunti a stretto giro, leggendo l’indirizzo sulla carta di circolazione dell’auto: bastava usare le chiavi per entrare, prendere denaro, gioielli e altro. E fare attenzione ai bancomat con i codici.

Stesso “modus operandi” quando venivano prese di mira le auto parcheggiate nei pressi di discoteche, come sarebbe successo in almeno due occasioni: una a Ronciglione e l’altra a Caprarola, due comuni del Viterbese. O ancora auto nel posteggio dei centri commerciali o di piscine.

Quando non sono stati immortalati dalle telecamere della postazioni bancomat, la presenza dei due imputati è stata ricavata dalle celle telefoniche o dal gps dell’auto usata per gli spostamenti. Sempre e soltanto un’Audi A 4 di colore nero intestata a Fogler: le indagini sono partite nel momento in cui un cittadino ha annotato la targa dell’auto dopo aver visto scendere un uomo che ha poi armeggiato per aprire vetture vicine.Il controllo ha portato a Fogler, da qui è stato avviato il controllo delle utenze telefoniche e sono emersi i contatti con Cataudella.

Carabinieri al posto di controlloSono tutti gravi indizi di colpevolezza per il pubblico ministero della Procura di Viterbo che ha chiesto e ottenuto il decreto di giudizio immediato per entrambi, dopo gli arresti dello scorso mese di gennaio, in esecuzione di ordinanza. Fogler e Cataudella, difesi dall’avvocato Giuseppe Guastella, sono ristretti ai domiciliari. Di fronte a un quadro accusatorio di questa natura, non è escluso che il penalista chieda il giudizio con rito abbreviato, strada processuale che consente di  ottenere la riduzione di un terzo della pena.

Perché mai i due hanno pensato ai furti in appartamento, rischiando di essere arrestati? Per stato di necessità, perché ne avevano bisogno, stando a quanto i carabinieri hanno avuto modo di ascoltare nel periodo delle intercettazioni. Lavoro pari a zero oppure stipendio ridotto, per cui avevano bisogno di arrotondare. Ma i reati sono stati scoperti.

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