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Droga per 827mila dosi: due brindisini condannati a sei anni

Sentenza in abbreviato per Antonio Lococciolo, 66 anni, e per Antonio Zecca, 51, arrestati il 17 agosto al largo di Torre Rinalda dal Roan della Finanza. Il giudice: “Criminalità organizzata trasfrontaliera”. Sullo scafo marijuana per un valore di quattro milioni di euro. Il pm aveva chiesto nove anni e mezzo

BRINDISI – Sullo scafo 827mila dosi di marijuana per un valore di quattro milioni di euro e una condanna arrivata a distanza di quattro mesi dall’arresto: sei anni di reclusione per Antonio Lococciolo, 66 anni, e per Antonio Zecca, 51. La sentenza è arrivata ieri in abbreviato, al netto del taglio di un terzo della pena legata alla scelta del rito alternativo al dibattimento, a carico dei due imputati, bloccati dai finanzieri del Roan al largo delle coste di Torre Rinalda, nel Leccese la sera del 17 agosto scorso.

Scafisti arrestati dal Roan della guardia di finanza-2-2-2

Il pm della Procura di Lecce Carmen Ruggiero ha chiesto la condanna per entrambi a nove anni e sei mesi di reclusione. Il gup Simona Panzera, si è fermata a sei anni con 20mila euro di multa ciascuno, non riconoscendo attenuanti generiche “perché l’unico elemento favorevole ai due imputati è stata l’ammissione dei fatti, peraltro difficilmente negabile, ma non assume vera e propria valenza confessoria in quanto si è inserita in un quadro probatorio già autonomamente pregnante e univoco”, si legge nella motivazioni depositata contestualmente. Il giudice ha inoltre evidenziato una “condotta socialmente allarmante e grave che si inserisce in un più ampio contesto di criminalità organizzata trasfontaliera”. I difensori Giacomo Serio e Anna Luigia Cretì per Lococciolo e Anna Cavaliere per Zecca hanno annunciato ricorso in Appello.

“In concorso tra loro, trasportavano su un’imbarcazione priva di bandiere e sigle identificative, 23 colli di sostanza stupefacente del tipo marijuana del peso complessivo si 408 chilogrammi”, da cui sarebbe stato possibile ricavare oltre 827mila dosi.  Più esattamente, come si legge nelle motivazioni della sentenza, 827.424 dosi pronte per essere destinate alla vendita.

Sarebbe stato un colpaccio, di cui entrambi, secondo il giudice, sarebbero stati “consapevoli”: “La rilevante quantità dello stupefacente in sequestro è di per sé univocamente dimostrativa che fosse destinata alla cessione a terzi e palesemente idonea a saturare una vasta area di mercato per un apprezzabile periodo di tempo”, ha scritto sempre in sentenza.

La navigazione quella sera prese una piega diversa perché i due furono intercettati e inseguiti dagli uomini del Roan della Guardia di Finanza di Bari nell’ambito di servizi di sorveglianza nelle acque del basso Adriatico e del canale d’Otranto, condotti con il supporto del gruppo aeronavale di Taranto. Il natante venne avvistato alle 16,30 e poi tenuto sotto controllo sino al momento dell’intervento

Lo scafo, proveniente dalle coste albanesi, si dirigeva a luci spente e a velocità sostenuta, verso le coste pugliesi, eseguendo continui cambi di rotta. Insospettite da tale comportamento, le motovedette delle Fiamme Gialle si sono avvicinate per eseguire un controllo più accurato, scoprendo che il mezzo era visibilmente carico di involucri, normalmente utilizzati per il confezionamento di sostanza stupefacente. Alcuni colli furono gettati in mare e poi recuperati dai militari.

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