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Copia & incolla nella delibera sul Porticciolo: annullata e riapprovata

Errore nel testo per la vendita delle azioni di Bocca di Puglia, di proprietà del Comune: era stato scritto che il commissario aveva adottato l’atto con i poteri della Giunta e non del Consiglio comunale. Ad accorgersene, il sub De Magistris

BRINDISI – Un errore materiale, probabilmente di battitura oppure una svista legata a un copia & incolla nella preparazione della delibera del commissario del Comune di Brindisi sulla vendita delle azioni di Bocca di Puglia: qualcuno ha scritto che Cesare Castelli adottava l’atto con i poteri della Giunta e non invece del Consiglio comunale, come doveva essere, essendo diretta conseguenza di una delibera delle Assise, lasciata in eredità dall’ex Amministrazione.

Il commissario prefettizio Cesare Castelli durante la conferenza stampa di commiato-2Chi ha commesso l’errore? Domanda legittima, ma al momento, non c’è nessuna risposta, se non quella che rimanda all’indicazione del responsabile del procedimento. A prescindere dal nome e cognome dell’impiegato o del funzionario che ha confezionato l’atto, il dato oggettivo è che l’Amministrazione è stata costretta a correre ai ripari in tutta fretta e ha dovuto annullare il testo vecchio per approvarne uno nuovo. Corretto. Con l’indicazione giusta dei poteri in base ai quali Castelli (nella foto) firmava la delibera con la quale il Comune dava seguito alla decisione del Consiglio di dismettere la quota azionaria, pari al 20,22 per cento, che l’Ente detiene in seno alla società Bocca di Puglia spa, nata per la gestione del porticciolo turistico di Brindisi.

Poiché la decisione di vendere era stata assunta dalle Assise (nella seduta del 22 dicembre 2015), sia pure con i soli voti della maggioranza di centrosinistra, su proposta dell’ormai ex sindaco Mimmo Consales, il commissario doveva pronunciarsi con poteri analoghi. Quelli del Consiglio comunale, appunto. E invece nella delibera qualcuno ha scritto “con i poteri della Giunta”, mettendo a rischio l’atto stesso perché sarebbe stato suscettibile di essere impugnato.

Altra domanda: chi si è accorto dell’errore? Non dai dirigenti e funzionari del Palazzo. Dal Comune spiegano che la segnalazione è stata fatta dal sub commissario Guido De Magistris, avvocato, arrivato a Palazzo di città lo scorso 16 febbraio, assieme alla dottoressa Maria Antonietta Olivieri, per supportare Castelli: ha fatto notare alla struttura dirigenziale la svista e di conseguenza la stessa struttura ha innestato la retromarcia, per poi riprendere la strada che porterà alla vendita delle azioni, tenuto conto delle condizioni economiche della società.

L’ultimo bilancio disponibile si riferisce al 2014, anno chiuso con una perdita pari a 297.052 euro, “a seguito  della contrazione dei ricavi “caratteristici” e della lievitazione degli interessi sul debito verso l’azionista di maggioranza Igeco.

Due chiacchiere al porticcioloConfermata, dunque, la vendita e confermato il prezzo di poco meno di 200mila euro, stabilito dalla precedente Amministrazione, sulla base della valutazione fatta dal direttore del Dipartimento di Studi aziendali e giusprivatistici dell’Università degli Studi Aldo Moro di Bari, Vittorio Dell’Atti, che altri non è, se non l’ex presidente del collegio dei revisori dei conti del Comune.

Il Comune risulta titolare di una quota di capitale sociale di 477.007 euro, costituita da 4.770.073 azioni, ciascuna del valore nominale di 0,10 euro: quelle azioni sul mercato valgono 198.231 euro e 36 centesimi, a fronte del “valore del capitale economico del complesso aziendale Bocca di Puglia spa che è stato determinato in 980.324,24”.

La procedura di “dismissione della partecipazione del Comune” , quindi, ci sarà e passerà dall’”asta pubblica. Le offerte dovranno essere al rialzo sul valore di 198.231 euro e 36 centesimi”, con “diritto di prelazione in capo ai soci ossia Igeco costruzioni spa, Marinedi, dell’imprenditore Renato Marconi), titolare di quota di capitale di 558.2525 euro costituito da 5.582.523 azioni rilevate da Italia Navigando, pari al 23,67; Cogit spa, titolare di quota di capitale di 19mila euro, costituita da 190mila azioni, pari allo 8,81 per cento ed Assonautica, titolare di una quota di capitale di mille euro costituita da diecimila azioni, pari allo 0,04 per cento.

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