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Furti in gioielleria, errore dei banditi: sospetti su un giovane di Brindisi

Nonostante l'uso dello spray sulle telecamere per oscurare le immagini, si vede un ragazzo che zoppica: il colpo ai danni dell'oreficeria Ricci di Mesagne, del 7 aprile 2016, bottino del valore di 100mila euro

BRINDISI – Avrebbero commesso un errore i banditi entrati in azione la notte del 7 aprile dello scorso anno per svaligiare la gioielleria Ricci a Mesagne: se è vero che hanno usato una bomboletta spray per oscurare le telecamere e impedire la visione delle immagini, è anche vero che uno degli occhi elettronici posti a protezione del negozio non è stato macchiato completamente e gli agenti sono riusciti a scorgere la sagoma di un ragazzo.

Viene ritenuto uno dei cinque componenti del gruppo, si tratta di un giovane di Brindisi che in quel periodo era ai domiciliari con le accuse di tentato omicidio e porto e detenzione di armi ed esplosivi. Il nome del brindisino è leggibile nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita nei confronti di Luca Carriero e Diego Catucci, finiti in carcere con l’accusa di furti aggravati, perché si ipotizza che possano esserci stati contatti fra i tre. Si tratta di un ipotesi investigativa sulla quale stanno lavorando gli agenti della Squadra Mobile di Brindisi in collaborazione con i poliziotti del commissariato di Mesagne.

La notte del 7 aprile dello scorso anno, ad entrare in azione furono cinque ragazzi con il volto nascosto da passamontagna. L’elemento che sembra essere stato determinante nel riconoscimento del giovane, sarebbe legato alla difficoltà di deambulazione. Dato che potrebbe trovare giustificazione nel fatto che lo stesso sarebbe stato bersaglio di un agguato a colpi di pistola avvenuto due anni prima.

Con una bomboletta spray di colore nero venne coperto l’obbiettivo della telecamera per impedire la videoripresa, mentre bombole di acetilene ed ossigeno con doppio tubo in gomma furono usate per tagliere le maglie della saracinesca e un’ascia servì per rompere le vetrate. Bottino del valore di almeno centomila euro, stando all’inventario dei titolari. L’audio di quella registrazione ha permesso di ascoltare poche parole pronunciate in dialetto brindisino. E questo confermerebbe l’ipotesi della provenienza del gruppo dal capoluogo.

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