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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Cronaca

“Furti in ospedale, stanno come gli assassini”: imputati condannati

Le motivazioni della sentenza, il gup: “Prove schiaccianti: telecamere nel magazzino della farmacia del Perrino, intercettazioni e pedinamenti. Contestati anche il peculato e la truffa per le assenze dal lavoro

BRINDISI – “Le indagini sui furti all’interno dell’ospedale Perrino di Brindisi di carta igienica, pannolini, traverse, amuchina, cerotti, guanti, antibiotici e materassi, sono chiare: non possono essere suscettibili di letture diverse”. Così come le assenze non giustificate dal posto di lavoro. Non davanti ad elementi di prova considerati granatici e costituiti dalle immagini registrate da sette telecamere nascoste tra il parcheggio e il magazzino, da una serie di intercettazioni telefoniche (messaggi compresi) del tipo “occhio che stanno come gli assassini” e “oggi c’è mare mosso”, dai tracciati svelati dal Gps e dalle foto scattate durante gli appostamenti condotti dai carabinieri del Nas.

Furti di farmaci in ospedale 4-2

Le prove

Tale piattaforma probatoria costituisce la motivazione posta alla base della sentenza di condanna per quattro brindisini, dipendenti (ex) della Sanitaservice, società incaricata dei servizi di ausiliariato e pulizie nel nosocomio: sono stati giudicati con rito abbreviato, opzione che riconosce la riduzione di un terzo della pena, a conclusione dell’inchiesta partita per effetto della denuncia sporta dal direttore generale dell’Asl di Brindisi, Giuseppe Pasqualone, di fronte ad ammanchi consistenti e sistematici di materiale acquistato dall’Azienda per l’ospedale Perrino.

Gli imputati

Le ragioni del verdetto di primo grado sono state depositate nei giorni scorsi e riguardano le posizioni degli imputati: Michelangelo Lombardi, quattro anni, otto mesi e venti giorni (a fronte della richiesta del pm a quattro anni e nove mesi (difeso dagli avvocati Paolantonio D’Amico e Francesco Arigliano); Oliver Cannalire, condannato a tre anni, quattro mesi e dieci giorni (il pm Valeria Farina Valaori aveva invocato tre anni, quattro mesi e venti giorni (difeso dall’avvocato Vito Epifani); Massimiliano Bataccia tre anni, otto mesi e dieci giorni (esattamente quanto chiesto dal pm, avvocato Daniela d’Amuri); Ignazio Menga, dieci mesi dieci giorni e 400 euro multa (il pm aveva chiesto due anni, dieci mesi e venti giorni, avvocato Daniela d’Amuri). Furono arrestati il 17 ottobre 2016.

Il gup Paola Liaci, nella sentenza pronunciata lo scorso 6 luglio, ha riqualificato alcune condotte arrivando all’affermazione di colpevolezza per Bataccia in relazione a un episodio di peculato, 21 furti aggravati, quattro appropriazioni indebite e 12 truffe aggravate; per Lombardi un episodio di peculato, 35 furti aggravati, nove appropriazioni indebite e 30 truffe aggravate; per Cannalire un episodio di peculato, tre furti aggravati, un’appropriazione indebita e 21 truffe aggravate; infine per Menga due episodi di furto aggravato, tre appropriazioni indebite e tre truffe aggravate.

Furti di farmaci in ospedale 3-2

Il peculato

Nulla quaestio, rispetto alla contestazione originaria legata all’assenteismo, per alcuni degli imputati. Il nodo, invece, riguardava l’accusa di peculato mossa dal pm “partendo dal presupposto che i dipendenti della Sanitaservice rivestano la qualifica di incaricati di pubblico servizio”. Per il gip è “indubbio che la qualifica vada riconosciuta anche al dipendente di un’azienda concessionaria della Asl, in quanto la privatizzazione del rapporto di impiego e della disciplina di alcuni settori di attività del servizio sanitario nazionale, col conseguente ricorso a strumenti privatistici per l’espletamento delle funzioni, non ne elimina la rilevanza pubblica”. “E’ altresì incontestabile che non possa essere riconosciuta a quei dipendenti che svolgano semplici mansioni di ordine o che eseguano prestazioni d’opera materiale”.

Sulla base di queste considerazioni, il gup ha concluso che “le condotte poste in essere in concorso con De Tommasi sono certamente qualificabili in termini di peculato, quelle invece senza il contributo di questi, ma con il concorso di Attilio Ferulli, Sergio Gianfrante (imputati nel processo ordinario), costituiscono appropriazione indebita aggravata dal fatto commesso con abuso di relazioni d’ufficio o prestazioni d’opera e infine sono le altre condotte contestate rimangono furti aggravati”. Quanto, infine, alla determinazione della pena, il giudice ha preso atto del “contegno processuale degli imputati” e per questo ha concesso a tutti le attenuanti generiche “da valutarsi equivalenti alle contestate aggravanti e alle recidive”.

Gli altri imputati

Hanno, invece, scelto il processo ordinario e quindi affronteranno il dibattimento: Damiano Bissante (difeso dall’avvocato Giuseppe Guastella), Cosimo De Tommasi (difeso da Fabio Valentini), Attilio Ferulli (difeso da Lelio Lolli), Sergio Gianfrate (difeso da Alessandro Longo), Saverio Pollio (difeso da Livio Di Noi) e Santo Schiena (difeso da Paolantonio D’Amico). Oggi la prima udienza. Sono parti civili, anche in questo filone, la società Sanitaservice e la Asl, costituite in giudizio con l’avvocato Carmela Roma.

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