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Giovedì, 9 Dicembre 2021
Cronaca

Gambizzazione in via Cellini: condannati tre brindisini per lesioni

Quattro anni e otto mesi per Burim Tatani, ritenuto esecutore materiale, e per i fratelli Mario e Gianluca Volpe, complici nell’azione di fuoco avvenuta il 31 maggio 2016. Rimasero feriti Giuseppe Caputo e Cosimo Iurlaro. Il movente: “Litigi tra le figlie del primo e i fidanzati con ragazzi del rione Sant’Elia”. Mai trovata la pistola. Gli arresti il 20 dicembre scorso

BRINDISI – C’è una prima verità processuale sulla sparatoria avvenuta in via Cellini a Brindisi, quartiere Sant’Elia, il pomeriggio del 31 maggio 2016, in cui rimasero feriti Giuseppe Caputo e Cosimo Iurlaro: il Tribunale ha condannato a quattro anni e otto mesi di reclusione Burim Tatani, 30 anni, di origine albanese, da anni residente in città, con l’accusa di essere stato l’esecutore materiale della gambizzazione, e i fratelli brindisini Mario Salvatore Volpe, 21, e Gianluca Volpe, 19, considerati complici.

TATANI Burim, classe 1986-2La sentenza è stata pronunciata nel pomeriggio di oggi, 29 giugno 2017, dal gup Stefania De Angelis, al termine del processo con rito abbreviato al quale i tre imputati sono stati ammessi, su richiesta degli avvocati Mauro Durante per Tatani e Cinzia Cavallo per i fratelli Volpe. Sono stati riconosciuti colpevoli di lesioni personali, accusa mossa nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita dai carabinieri il 20 dicembre scorso.

Il provvedimento tiene ancora agli arresti, in carcere, tutti e tre per i quali il pubblico ministero Pierpaolo Montinaro aveva chiesto, in sede di requisitoria, la condanna alla pena di cinque anni, con esclusione della recidiva per Salvatore Mario Volpe. Nei giorni scorsi i difensori hanno discusso il ricorso in Cassazione, dopo che il Riesame aveva confermato il contenuto dell’ordinanza: gli Ermellini hanno rigettato l’istanza per Tatani e hanno disposto l’annullamento con rinvio per i fratelli Volpe, sul fronte delle esigenze cautelari (solo su questo aspetto e non sui gravi indizi che restano integri, sarà fissato un nuovo Riesame, con collegio in composizione differente).

VOLPE Salvatore Mario, classe 1995-2La sentenza del gup di Brindisi, quindi, conferma l’impostazione dell’accusa ma per le motivazioni bisognerà aspettare almeno 60 giorni. Resta però un punto interrogativo legato all’arma usata per la sparatoria perché i rilievi condotti dai militari portarono a stabilire che venne usata una calibro 9 per 19, ma non fu mai ritrovata. Il pm aveva contestato anche il porto e la detenzione della pistola clandestina, accusa dalla quale gli imputati sono stati assolti.

Quanto al movente della sparatoria, secondo l’accusa, è da ricondurre a “litigi tra le figlie di Caputo e i fidanzati con ragazzi del rione Sant’Elia”. Né Caputo, né Iurlaro si sono costituti parte civile. Quest’ultimo, nel frattempo finito ai domiciliari nell’inchiesta sull’esplosione dei bancomat in trasferta, aveva chiesto di essere sentito dal pubblico ministero per precisare la sua posizione: “Non conosco chi mi ha sparato, né tanto meno qui tre”, disse nel corso del nuovo interrogatorio davanti ai carabinieri su delega del magistrato inquirente, avvenuto alla presenza del suo difensore, Daniela d’Amuri. In un primo momento riconobbe la foto numerata corrispondente a Tatani, mentre parlando con i familiari, dopo essere stato ricoverato in ospedale, disse non sapere niente sostenendo di essere stato sotto shock. Per il Riesame, in ogni caso, la sua testimonianza non sarebbe credibile per evitare possibili ripercussioni sul piano penale.

VOLPE Gianluca, classe 1997-2Nella ricostruzione accusatoria, gravi indizi sono anche le immagini registrate da una telecamera trovata dai carabinieri sul balcone di un appartamento di via Cellini. Nessuna collaborazione dai residenti, tanto che nell'ordinanza venne censurata l'omertà. I difensori degli imputati, già nella giornata di domani, formalizzeranno istanza per chiedere misure alternative alla detenzione in carcere, tenuto conto del fatto che in “custodia” hanno trascorso sei mesi.

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