Lunedì, 18 Ottobre 2021
Cronaca

“Ottocento euro al mese dal Mashad, 500 solo a Ferragosto”

I guadagni dei posteggi dalle intercettazioni nella sala del carcere tra Parisi e la moglie. La Dda: “Il suocero gli chiese di scrivere una lettera dal carcere per avere un posto di lavoro nella società di nettezza urbana”

BRINDISI – Gestione esclusiva, in regime di monopolio, dei parcheggi del locale Mashad, per tutta la stagione estiva del 2013, con guadagni “cospicui”. Quanto? Ottocento euro al mese e 500 solo la sera di Ferragosto, stando a quanto è emerso dalle intercettazioni dei colloqui in carcere tra Tobia Parisi e la moglie Veronica Girardo, entrambi arrestati con l’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso.

La regia nella gestione è di Parisi, secondo quanto affermano i pm della Dda di Lecce, anche con riferimento all’area dei posteggi del Poison di Mesagne e dell’Aranceto.

Parisi e Girardo avrebbero imposto la presenza dei loro ragazzi, di parcheggiatori abusivi che avrebbero lavorato per il gruppo dei mesagnesi, ritenuto una diramazione della Sacra Corona Unita, in opposizione a quello dei tuturanesi.

Le disposizioni di Parisi sarebbero state consegnate a Veronica Girardo e la donna a sua volta le avrebbe girate ad Antonio Tarantino, cugino del marito, e a Franco Dimastrodonato, indicati come “esecutori materiali dell’attività, i cui ricavi venivano sistematicamente consegnati alla moglie di Parisi”.

 Ma per i tre locali c’è stata una diversità di vedute tra i sostituti procuratori e il giudice per le indagini preliminari. Perché con riferimento alle posizioni dei titolari delle discoteche Aranceto e Mashad il gip ha respinto l’accusa di estorsione, ritenendo verosimile che ci sia stato un accordo fra le parti.

“Dal compendio indiziario non è dato evincere una condotta intimidatoria, una minaccia anche velata usata dal clan Parisi per ottenere quel servizio”, si legge nell’ordinanza del gip Antonia Martalò del Tribunale di Lecce. “Non può escludersi che siano stati i gestori a scegliere di porsi sotto la protezione di un gruppo mafioso: tale circostanza certamente rafforza l’ipotesi accusatoria dell’organizzazione mafiosa del clan, della intimidazione sofferta dai gestori dei locali pubblici, del potere di controllo del territorio, ma non è sufficiente a configurare come patologico, nel senso di estorto, il consenso alla gestione del servizio parcheggi”.

Il carcere di TarantoQuanto al guadagno, determinante sarebbe la conversazione intercettata in carcere il 29 giugno 2013 nel corso della quale Tobia Parisi si informa se quella sera avrebbe lavorato solo il discopub Mashad e quali dei loro uomini se ne sarebbe occupato e poi mette in guardia la moglie, dicendole di non fidarsi di una persona che lei ha incaricato di presidiare il parcheggio, ritenendo inaffidabile.

Il compenso della settimana sarebbe stato pari a 200 euro, al mese quattro volte di più: “Sono ottocento al mese”, dice Veronica Girardo. “Sono buoni, amo’”. Dalla somma dovevano essere ricavati gli stipendi per i parcheggiatori, importi che potevano oscillare da 50 a 70 euro

Per la Dda di Lecce e per il gip che ha firmato il provvedimento di arresto, “Parisi dava prova di poter, dal carcere, riuscire a ottenere anche solo scrivendo una lettera, un posto di lavoro per il suocero”, vale a dire per il padre di Veronica Girardo, rimasto indagato a piede libero. Rivelante, per l’accusa, è la conversazione registrata dalle 11,12 alle 13,08 del 21 dicembre di tre anni fa nella sala colloqui del carcere di Taranto, quando Luigi Girardo, padre di Veronica, “consapevole di quanto il genero sia temuto all’esterno del carcere, lo invitata a scrivere una lettera a una persona di nome Alessio”.

Quest’ultimo sarebbe stato inserito nell’ambito della gestione dei rifiuti solidi urbani e doveva essere invitato a trovargli un posto di lavoro. Parisi, sempre secondo questa ricostruzione, gli rispondeva che avrebbe provveduto personalmente e che avrebbe trovato il modo di scrivere, aggiungendo che quel lavoro, “gli spettava di diritto”. E la moglie commentava: “Di regola dovrebbe essere così”.

Una settimana più tardi, sempre nella sala colloqui, Veronica Girardo parlando con il marito avrebbe fatto sapere che la richiesta di Parisi di avere capi di abbigliamento per la corsa era stata recapitata a chi di dovere, vale a dire a un commerciante che non aveva chiesto il pagamento del prezzo. A fare da tramite fra la coppia e il negoziante sarebbe stato Antonio Tarantino, cugino di Parisi.

Anche questi due episodi sono stati riportati nell’ordinanza di custodia cautelare per illustrare i gravi indizi di colpevolezza che se da un lato trattengono in carcere Parisi, dall’altro hanno portato agli arresti per la prima volta sua moglie, ristretta nel braccio femminile della struttura di Borgo San Nicola.

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