Sabato, 23 Ottobre 2021
Cronaca

Brexit, come vedono il futuro tre giovani brindisini a Londra

Brexit, una parola che ha segnato, nelle ultime settimane, l'agenda della politica, dei media e delle finanza mondiale e che da ieri, 24 giugno 2016, è ormai una realtà. Tanti gli italiani, e tra questi centinaia i brindisini

BRINDISI - Brexit, una parola che ha segnato, nelle ultime settimane, l’agenda della politica, dei media e delle finanza mondiale e che da ieri, 24 giugno 2016, è ormai una realtà. Il popolo della Gran Bretagna ha scelto: fuori dall’Unione europea. Ieri i risultati del referendum (51,9 per cento dei votanti favorevoli a Brexit, ndr) hanno svegliato centinaia di migliaia di europei che hanno scelto, chi per una ragione chi per un’altra, il Regno Unito come seconda casa e che alla luce di questo risultato si chiedono quali saranno le ripercussioni.

Bisogna precisare che gli effetti di Brexit, crasi dell’espressione Britain exit, non saranno immediati, almeno per i prossimi due anni il Regno Unito continuerà a sottostare ai trattati dell’Ue, lasciando invariate leggi come quella sulla libera circolazione delle persone. Fino al 2018 quindi non serviranno passaporti per recarsi a Londra, Edimburgo, Belfast, ne serviranno visti speciali per studiare e lavorare, requisiti che potrebbero divenire indispensabili una volta siglato il divorzio tra Ue e Regno Unito.

Tra i tantissimi europei presenti in Gran Bretagna, solo a Londra sono poco più di un milione, non potevano mancare gli italiani che hanno da sempre, con Albione, un rapporto d’amore, in particolar modo con la già citata Londra, metropoli all’avanguardia, culla di nuovi stili musicali, di mode e di cultura, forse capitale del mondo, ma non più d’Europa. 

Tanti gli italiani, si è scritto, e tra questi centinaia i brindisini che, nel corso degli anni, hanno fatto di Londra la meta per i propri studi, una nuova città dove costruirsi una vita, un lavoro, una famiglia, e che questa mattina hanno dovuto fare i conti con il risultato, per moltissimi inaspettato, referendario. BrindisiReport.it ha contattato alcuni di loro, lavoratori, studenti o semplici innamorati dell’Union Jack (come viene chiamata nel linguaggio comune la bandiera del Regno Unito), brindisini che con la Gran Bretagna hanno o hanno avuto un’esperienza diretta.

Giorgio Guadalupi Brexit-2“Oggi per me è stato un brusco risveglio - ci spiega Giorgio Guadalupi (foto a destra), 34 anni, da sei vive e lavora nella capitale londinese - devo essere sincero non lo aspettavo, anzi pensavo che alla fine il Remain (letteralmente Rimanere, espressione con la quale si è indicata una delle due scelte, l’altra Leave, del referendum sulla Brexit) avrebbe vinto senza problemi. E invece no, purtroppo gli inglesi, a differenza dei londinesi, hanno deciso di ignorare le indicazioni di esperti, capi di stato, industriali, votando per l'uscita dall'Unione. Abbiamo già visto come si sia svalutata la sterlina, ora speriamo che il potere d'acquisto di noi residenti non si riduca in maniera drastica”.

Un commento in linea con la maggioranza dei giovani inglesi, favorevoli, almeno seguendo le letture sul voto che da quest’oggi occupano le prime pagine dell’informazione globale, a restare in Europa e che invece si sono scontrati con la vittoria dei movimenti pro Brexit, uno su tutti l’Ukip di Farrage: si parla di una percentuale del 62 per cento di voto giovanile a favore del remain. Senza contare che nella multietnica Londra in 28 dipartimenti su 32 ha vinto il no all'uscita dall'Unione Europea.

“La mia paura - continua Guadalupi - è l'effetto domino che si potrebbe scatenare negli altri paesi insoddisfatti, soprattutto visto il proliferare di movimenti populisti che spesso fanno politiche demagogiche. Dall'altra parte, credo che sia un reality check per l'Unione europea, è chiaro che ora qualcosa dovrà essere rivisto e modificato”.

Maura Musciacco Brexit-2Critiche sull’uscita dall’Unione europea anche da Maura Musciacco (a sinistra nella foto), classe '83, una vita in giro per il mondo, passaporto italiano, ma da 22 anni a Londra dove vive e lavora: “Brexit potrebbe avere un impatto devastante per le migliaia di persone europee che vivono in Inghilterra. C’è chi ora definisce Brexit come il giorno dell’indipendenza, ma in un futuro in molti non potranno spostarsi così liberamente”.

Un tema, quello sulla libera circolazione delle persone, tra i più sentiti, soprattutto da chi, per lavoro o per semplice piacere, si trova a viaggiare costantemente, come Maura che, grazie alla passione per il djing si trova a girare per i club di mezza Europa: “Per esperienza, avendo avuto la possibilità di studiare, lavorare e vivere a Londra da 22 anni, so che opportunità possa essere quella di non preoccuparsi di alcuni problemi. Purtroppo adesso la situazione sarà diversa e più difficile per i giovani europei che vogliono venire a Londra per imparare l’inglese o, per esempio, iniziare una nuova vita. E’ triste ed imbarazzante vedere che 17,4 milioni di inglesi hanno creduto nella propaganda della campagna Brexit” - conclude Maura.

Andrea Libardo Brexit-2-2-2“Penso che a livello morale e concettuale cambia tutto - spiega Andrea Libardo (a destra), da pochi anni ritornato a Brindisi, ma londinese d’adozione - quando per la prima volta arrivavo a Londra, all’età di 21 anni, l’Inghilterra era sinonimo di avanguardie, città cosmopolite, dove è facile fare business. Adesso le cose cambieranno, ci saranno nuovi trattati, nuove leggi. Capisco che ci siano dei problemi a monte, ma l’Europa non è solo euro. Senza Ue non vedo cosa possa riservarci il futuro”.

Sicuramente, superato lo shock iniziale il Regno Unito, l’Europa, ma non solo, dovranno fare i conti con questa storica decisione. Bisognerà rivedere l’assetto di questa Unione europea che troppe volte non si è dimostrata all’altezza nell’interfacciarsi costruttivamente con le diverse istanze sociali che la attraversano, ma che, sotto molti punti di vista, rappresenta l’unica via da seguire per un futuro che guarda all’unione e non ai contrasti.

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