Cronaca

Fratelli semaforo latitanti da sei anni: spariti nel nulla

Arben e Viktor Lekli irreperibili dal 4 luglio 2011: avevano l'obbligo di firma dopo la scarcerazione per decorrenza dei termini. Spariti prima della sentenza: condannati a 16 anni per traffico di cocaina. Cancellati dall'elenco residenti a Brindisi dopo aver regolato il traffico dal 1990 al 2003

BRINDISI – Introvabili da cinque anni, sono latitanti a tutti gli effetti i fratelli “semaforo”, Arben e Viktor Lekli di origine albanese adottati dai brindisini al punto da meritare la cittadinanza onoraria: non si hanno più notizie dei due dal 4 luglio 2011, ultimo giorno in cui risulta la loro firma sul registro della Questura, due settimane prima della sentenza di condanna a 16 anni di reclusione per traffico di droga. Poi il nulla, come se fossero stati inghiottiti sino a sparire.

Uno dei fratelli Lekli-2Dove siano finiti nel frattempo Arben, 50 anni, e Viktor, 54, e cosa facciano per vivere nessuno lo sa. Praticamente un mistero. Per lo meno non ufficialmente, perché la latitanza dei fratelli albanesi è oggetto di indagine che pende davanti alla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, coperta dal segreto istruttorio. Nel frattempo sono stati cancellati dall’elenco dei residenti nel comune di Brindisi, a conclusione dell’iter amministrativo di verifica avviato dall’ufficio Anagrafe, perché sono “irreperibili”.

C’è il sospetto che siano tornati nella loro terra natale, nel Paese delle Aquile, dove probabilmente più di qualcuno starebbe coprendo la latitanza. In Albania, nei pressi di Durazzo, i due avrebbero investito il denaro raccolto durante i 13 anni di lavoro a Brindisi in qualità di semafori umani lungo il canale Patri, dal 1990 al 2003: avrebbero rilevato un distributore di benzina per duemilioni di vecchie lire, un albergo con undici stanze più un bar e infine avrebbero avviato una società per la commercializzazione di porte blindate, chiamata “Marisa”, dalle iniziali del nome dei figli di entrambi.

Attività assolutamente lecite dissero gli avvocati difensori dei fratelli Lekli, Raffaele Missere e Giuseppe Terragno, nel corso del dibattimento dinanzi al Tribunale di Brindisi, scaturito dall’inchiesta chiamata Berat che il 9 ottobre 2007 portò i due in carcere con l’accusa di aver diretto un associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacente di Brindisi, città che li aveva adottati, e Durazzo. Per lo più cocaina, secondo la Dda che confermando l’impostazione iniziale aveva chiesto per entrambi la condanna a 27 anni di reclusione, poi ridotta dal collegio e impugnata sia dal pm che dalla difesa. Il processo d’Appello pende a Lecce, dove si attende l’inizio delle udienze dopo l’accoglimento dell’istanza per la riapertura dell’istruttoria con l’inserimento di nuove intercettazioni in relazione alle posizioni di altri imputati.

fratelli semaforo-2“È assai strano, a parere di questa difesa, di come non si sia mai assistito, nel corso delle indagini, al sequestro di stupefacente neppure in uno degli sbarchi effettuati”, disse Missere nell’ultima udienza a Brindisi. “Eppure sarebbe stato estremamente facile procedere a sequestri quando in diretta si ascoltano telefonate e conversazioni ambientali: evidentemente l’oggetto di quei dialoghi non ha niente a che fare con le sostanze stupefacenti. Non si meravigli nessuno di tanto perché il flusso di autoveicoli da sotto quel ponte era notevole e comunque noto è che l'accattonaggio o mestieri similari siano stati origine di fortune economiche”.

I due prima di sparire, si presentarono in udienza per sostenere l’esame da imputati: “Io sempre andavo il primo turno al lavoro e mio fratello andava sempre al secondo”, disse Arben Lekli ai giudici. “Iniziavo tra le 6 30, 6 45 sino alle 9 :15 di sera e lui la rimanenza”

In funzione di semaforo, paletta in mano, avrebbero racimolato parecchio. “Il mese peggiore era tre mila euro a testa, a dicembre posso dire che i guadagni economici erano enormi, fino a 30 mila euro, era il boom”. Agli euro si aggiungevano i regali dei brindisini che, anche davanti al Tribunale, i due albanesi hanno definito “generosissimi”. Avrebbero avuto anche “500 panettoni con spumante”, poi trasferiti ai parenti rimasti in Albania. E poi “robi (vestiti, ndr) e tutta la spesa da olio, riso, zucchero, tutto, pane. Il pane quasi non l’ho comprato mai in 13 anni”.

fratelli semaforo 1-2Quanto alle dichiarazioni dei pentiti, Adolfo Saponaro e Fabio Fornaro, per la difesa restano non attendibili:  “Il primo è uno strano, le cui affermazioni sono state escluse dal pm per poi comunque richiedere la condanna del Lekli Arben  per i reati in concorso con lo stesso”. “Fornaro, è vero che ha descritto “alcune fasi di approvvigionamento di droga dall'Albania di sostanza stupefacente facendo nomi di persone che partono dal capoluogo, ma  mai ha fatto il nome  dei Lekli. Anzi il nome dell'Albanese di cui parla è Piero che abitava alla Commenda”.

La realtà è che i due fratelli albanesi, imputati, sono spariti a distanza di pochi giorni dalla sentenza del Tribunale di Brindisi. E da allora sono trascorsi cinque anni. Da latitanti. Chissà dove.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Fratelli semaforo latitanti da sei anni: spariti nel nulla

BrindisiReport è in caricamento