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il villaggio Acque Chiare

il villaggio Acque Chiare

“Acque chiare, mezzo milione di danni dal giorno del sequestro delle villette”

Lettera dei proprietari a Comune, Regione e notai a distanza di dieci anni dal primo rogito. La missiva scritta dai legali per conto di 110 brindisini: "Atto necessario ai fini del risarcimento per interrompere la prescrizione sul piano civile"

BRINDISI – “Spettabili Comune di Brindisi e Regione Puglia, ed egregi notai, dal giorno del sequestro delle villette di Acque Chiare, i danni patiti dai proprietari ammontano a mezzo milione di euro, fra conseguenze patrimoniali e ripercussioni morali”.

La lettera parte oggi con la firma di  110 acquirenti brindisini che nel lontano 2006 decisero di investire nell’acquisto degli immobili all’interno del villaggio edificato dall’imprenditore Vincenzo Romanazzi, mai immaginando che due anni dopo, il 28 maggio 2008, i finanzieri sequestrassero tutto per lottizzazione abusiva, come continua a sostenere la Procura di Brindisi. Per la magistratura, infatti, la verità sarebbe stata altra sin dall’inizio: quelle unità non potevano essere messe in vendita poiché erano state concepite e autorizzate dalla Regione e dal Comune di Brindisi come residence dell’albergo, mai terminato, e non già come residenze.

Per quale motivo scrivere oggi? Perché con la lettera i proprietari interrompono il termine di prescrizione pari a dieci anni, decorso il quale non è più possibile azionare la richiesta di risarcimento. In altri termini, così facendo, mantengono in vita la possibilità di adire le vie legali sul piano civilistico, intenzione anticipata in diverse occasione dagli avvocati che rappresentano i proprietari.

L’occhio rivolto al tempo trascorso, quindi, è fondamentale. I primi atti risalgono esattamente al 10 febbraio 2006: nel caso in cui il processo penale dovesse concludersi con la confisca delle villette, vengono cancellati i rogiti, ricordano gli avvocati che nel testo sottolineano anche la buona fede di chi decise di acquistare le villette. Lo ha fatto l’avvocato Vittorio Rina, l’aveva fatto in passato anche Luca Leoci.

Perché scrivere a Comune, Regione e notai? Perché, ciascuno per le proprie competenze, sono intervenuti nella vicenda esponendosi a possibili conseguenze sul piano civile. Comune di Brindisi e Regione Puglia in veste di protagonisti dell’accordo in deroga al piano urbanistico generale per la realizzazione di Acque Chiare, ma i due Enti non avrebbero svolto il controllo nelle forme previste. Quanto ai notai, in qualità di pubblici ufficiali, certificarono la possibilità degli acquisti, in altri termini che quelle erano villette  come seconde case.

La Finanza al villaggio Acque ChiareC’è chi ha investito i risparmi e chi ancora adesso paga le rate del mutuo chiesto alle banche, gli uni e gli altri ribadiscono di essere stati convinti di aver comprato villette a due passi dal mare, lungo la litoranea a Nord di Brindisi. Altrimenti perché mai avrebbero deciso di comprare? Lo hanno detto nel processo principale nel quale si sono costituiti parte civile nei confronti dei quattro imputati  e condannati in primo e secondo grado per lottizzazione abusiva in concorso, accusa che adesso pende in Cassazione dove, come si ricorderà, l’udienza prevista per la fine dello scorso mese di gennaio è stata rinviata in attesa di acquisire la pronuncia dei giudici europei. Perché la Cedu ha affermato il principio secondo cui non è possibile confiscare nel caso in cui non c’è condanna, pronunciandosi su casi analoghi a quello di Acque Chiare. E i proprietari non sono stati condannati, non del processo bis, quello in cui sono stati imputati per concorso in lottizzazione abusiva dal momento che hanno scelto di avvalersi della prescrizione che è causa di estinzione del reato.

Le condanne, allo stato, attengono alle posizioni di Vincenzo Romanazzi, l’imprenditore che propose il progetto per un “polo turistico-alberghiero”  e Bruno Romano Cafaro, il notaio che rogò la maggior parte degli atti di vendita delle unità immobiliari, ai quali in Appello sono stati inflitti a un anno e sei mesi con ammenda di 55mila euro (riformata rispetto alla somma di 30mila disposta dal Tribunale di Brindisi), e  a quelle di  Carlo Cioffi, in qualità di dirigente responsabile della Ripartizione Urbanistica del Comune di Brindisi e Severino Orsan, in veste di progettista, condannati entrambi a nove mesi con ammenda di 35mila euro (riformata anche questa in secondo grado, partendo da 20mila).

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