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“A Brindisi hashish tipo polline a 1.700 euro al chilo”

Lo spaccio raccontato dal pentito Fabio Fornaro: "Avevamo chi lo nascondeva e chi ce lo piazzava in un solo giorno. Barabba, era uno di questi. C'era anche droga a 750 euro, tipo marocchino". Riferiti collegamenti con la Scu: "Ero in cella con Ercole Penna"

BRINDISI – “L’hashish era la droga più richiesta, c’era quella tipo marocchino e quella di alta qualità chiamata polline che decisi di comprare con il mio gruppo al prezzo di 1.700 euro al chilo: c’era chi la nascondeva per noi e chi era in grado di piazzarla anche in suolo giorno, come Giuseppe Perrone, detto Barabba di Torchiarolo, e altre persone”.

Fabio Fornaro-2L’ex Belva di Brindisi, al secolo Fabio Fornaro, quello che doveva dire sul business della droga lo ha riferito alla Dda di Lecce otto anni addietro, nel mese di febbraio 2008, e la sua verità è stata ritenuta attuale dall’Antimafia nel momento in cui ha disposto uno zoom sul narcotraffico tra il capoluogo e Torchiarolo, nel periodo di tempo a cavallo fra il 2012 e il 2013.

Quei verbali, sia pure per stralci ancora pieni di omissis, sono stati riportati nel provvedimento di arresto eseguito ieri (25 maggio) dai carabinieri del Comando provinciale di Brindisi a carico di Giuseppe Perrone, 4 anni, di Torchiarolo, alias Barabba, e di nove persone, tra cui due fratelli titolari dell’officina Maiorano, e la nipote, tutti accusati di aver fatto parte di un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, con l’aggravante costituita dalle modalità mafiose. E la disponibilità di armi.

Gli indagati saranno sentiti dal gip del Tribunale di Lecce Carlo Cazzella che ha ritenuto gravi gli indizi di colpevolezza raccolti dai militari e attuali le esigenze cautelari, con particolare riferimento al pericolo di reiterazione del reato. In questa sede avranno modo di rispondere alle domande, sempre che decidano di non avvalersi della facoltà di non rispondere.

Giuseppe Perrone-3Nei confronti dei dieci arrestati, ai quali si aggiungono 38 indagati rimasti a piede libero, pesano non solo i contenuti delle intercettazioni telefoniche e ambientali, ma i verbali resi dai collaboratori di giustizia, primo fra tutti Fabio Fornaro, finito in carcere e condannato in via definitiva per l’omicidio di Daniele Carella, avvenuto in via Appia, a Brindisi, l’11 aprile 2007.

Fornaro, chiamato all’epoca la Belva, deve scontare venti anni di reclusione, nel frattempo è stato sentito come teste in alcuni processi ottenuti dalla Dda su estorsioni e droga, così come su affiliazioni alla Sacra Corona Unita, sodalizio a cui il pentito ha detto di non aver mai aderito sebbene fosse stato a stretto contatto con alcuni referenti.

“Per quanto riguarda i prezzi dello stupefacente era di 700-750 euro al chilo per quanto riguarda l’hashish chiamato marocchino, ma noi abbiamo preferito occuparci di quello di altro tipo, detto polline, che pagavamo 1.700 euro”, si legge nel verbale del 20 febbraio 2008. Fornaro ha fatto il nome della persona da cui si riforniva, ma quelle generalità sono al momento coperte dal segreto istruttorio.

“La droga la rivendevo a Brindisi a circa il doppio. La decisione di passare al polline era legata al fatto che i baresi riuscivano a procurarsi il marocchino da Napoli a prezzi decisamente inferiori a quello praticato a me”, ha spiegato rispondendo a una domanda precisa. “L’unico modo, pertanto, per continuare a mantenere guadagni elevati era passare a una qualità migliore. Decisi quindi di passare al polline che inizialmente ebbi difficoltà a vendere ma poi si diffuse notevolmente”.

“I panetti di polline erano da cento grammi l’uno e si presentano come un pane più morbido, più oleoso che tende maggiormente al verde chiaro”, ha detto Fornaro a proposito della qualità per poi passare a fare i nomi dei ragazzi che per lui lo nascondevano. Tutti coperti da omissis.

“A spacciarlo, anche in considerazione di rilevanti quantitativi, erano i grossisti anche in un solo giorno”: nell’elenco che il pentito brindisino ha consegnato ai magistrati della Dda di Lecce, c’è Perrone e c’è anche Maurizio Maiorano.

Ercole PennaFornaro è stato sentito anche sugli assetti criminali della provincia, il 28 febbraio 2008: “Agli inizi del ’98 il potere è passato nelle mani di Pasimeni-Vitale-D’Amico”, si legge. “In quel periodo io ero detenuto e nella stessa cella c’era anche Ercole Penna, detto Lino (il primo pentito della Scu di oggi, ndr).  Prima del 98 comandavano ancora Buccarella  e Rogoli. Nel 98 era detenuto anche Daniele Vicientino e Penna era il suo referente così come quello di Pasimeni per Vitale”.

“Loro due, Penna e Vicientino, quando arrestavano i clan contrapposti si occupavano di fargli delle azioni punitive costringendoli a passare con loro. All’interno del carcere, invece, si è formato un nuovo gruppo formato da Penna e Vicientino, Pasimeni e Vitale sono stati messi da parte per far sì che venga tolto il regime del 41 bis (il carcere duro, ndr)”.

Fornaro ha anche riferito delle affiliazioni: “La parte di Pasimeni è stata assorbita da Penna che controlla i seguenti comuni tra cui Torchiarolo, con il referente Giuseppe Perrone e sotto di loro c’è Maurizio Maiorano”. Gli altri nomi relativi alle affiliazioni non sono ancora leggibili.

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