Cronaca

“Quell’imprenditore era vicino alla Scu: passeggiava con me”

Il pentito Ercole Penna ascoltato come teste nel processo per prestiti a tassi usurai scaturito dalla denuncia dell'ex consigliere regionale Danilo Crastolla. Il Tribunale dispone la trascrizione delle intercettazioni anche in dialetto mesagnese

Il pentito Ercole Penna

BRINDISI – “Conosco personalmente l’imprenditore Luigi Devicienti: non era formalmente affiliato alla Scu, ma era noi vicino e io stesso passeggiavo a Mesagne con lui, nel periodo in cui sono stato libero. Mi ricordo che si occupava del prestito di denaro ad usura e anche di cambiare assegni”.

Il pentito Ercole PennaIl collaboratore di giustizia Ercole Penna (In foto) è stato ascoltato in videoconferenza da una località protetta, in qualità di testimone citato dal pm Alberto Santacatterina nel processo per usura con metodo mafioso scaturito dalla denuncia dell’avvocato Danilo Crastolla, ex consigliere regionale di Forza Italia. Il professionista chiese un prestito di circa 150mila euro per finanziare la campagna elettorale per la rielezione, poi mancata. E’ parte civile nel dibattimento e a sua volta imputato per false fatturazioni.

Più volte, durante l’esame, Penna ha fatto il nome di Luigi Devicienti, imputato per avere “concesso a Crastolla svariate somme di denaro per un importo complessivo di 77.644 euro, per il tramite di Francesco Poci”, anche lui imputato nello stesso processo.

Nel capo di imputazione sono riportati 13 episodi in cui l’imprenditore avrebbe prestato denaro all’ex consigliere regionale, peraltro avvocato, nell’ordine di “3.144 e 17.500 euro”. L’imputato, “sempre per mezzo di Poci, si faceva promettere la somma di 117,200 di cui 91mila interamente corrisposti, importo comprensivo di interessi usurai nella misura compresa tra l’11,17 per cento e il 39,25 per cento al mese e tra il 133,29 e il 470,97 annuo”. Con l’aggravante di aver “commesso il reato in danno di un professionista in stato di bisogno”, contestata sia a Devicienti che a Poci, mentre per il solo Devicienti è stata contestata l’aggravante del metodo mafioso.

Alberto Santacatterina, il pmDevicienti, secondo il collaboratore di giustizia, sarebbe stato uno degli imprenditori vicini all’associazione di stampo mafioso denominata Sacra Corona Unita, pur non avendone fatto parte in qualità di affiliato. Ed è sul punto che si è soffermato il sostituto procuratore Alberto Santacatterina (in foto)che ha chiesto l’ascolto di Penna anche in questo dibattimento, dopo averlo ritenuto attendibile e dunque credibile nei processi di omicidi consumati o tentati all’interno della Scu e in quelli su estorsioni nel Brindisino.

Il pentito ha riferito al Tribunale di averlo conosciuto a Mesagne, dove entrambi vivevano e di essersi fatto vedere in giro diverse volte dal 2006 al 2010, periodo nel quale era tornato in libertà dopo aver scontato pene definitive per appartenenza alla Scu. Penna venne poi arrestato nell’inchiesta tenuta a battesimo con il nome di Calypso alla fine di settembre 2010 e iniziò a rendere dichiarazioni il 9 novembre successivo chiedendo di parlare con l’allora commissario di polizia di Mesagne, Sabrina Manzone.

“Abbiamo passeggiato insieme”, ha detto sempre in videoconferenza. “Ci hanno visto girare a Mesagne”, ha precisato dopo aver affermato che, per quanto di sua conoscenza, l’imprenditore aveva disponibilità di denaro contante che prestava chiedendo la restituzione a tassi elevati e che riusciva anche a cambiare assegni.

Devicienti ha sempre respinto l’accusa per la quale è stato rinviato a giudizio e ha deciso di non avvalersi di riti alternativi al processo ordinario, allo scopo di dimostrare in dibattimento che nulla ha mai avuto a che fare con la Scu. Lui stesso è stato vittima di attentati. Per rivendicare la propria innocenza ha affidato incarico all’avvocato Stefano Prontera. Il penalista ha chiesto e ottenuto dal Tribunale la trascrizione delle intercettazioni anche in dialetto mesagnese, in modo tale da avere la possibilità di spiegare il reale significato dei termini ascoltati.

Il perito nominato dal collegio giudicante, presieduto da Domenico Cucchiara, dovrà quindi depositare non uno, ma due elaborati: uno in italiano, l’altro in dialetto. Non è escluso che le operazioni richiedano altro tempo e che il perito chieda una proroga.

campana francesco-2A giudizio ci sono 21 brindisini, tra cui Francesco Campana (in foto), ritenuto al vertice dalla Sacra Corona Unita e di recente condannato in primo grado all'ergastolo per omicidio di stampo mafioso, e T.T.. Gli altri imputati, sia pure a diverso titolo, sono: Roberto Antoniolli, 35 anni, di Manduria; Angelo Bellanova, 37 anni, di Mesagne; Sandro Bruno, 36 anni, di Mesagne; Francesco Lavino, 48 anni, di Mesagne; Roberto Mazzuti, 38 anni, di Oria; Antonio Occhineri, 50 anni, di San Donaci; Pierpaolo Palermo, 39 anni, di Mesagne; Francesco Luigi Poci, 51 anni, di Mesagne; Vincenzo Primiceri, 57 anni, di Mesagne; Pietro Soleti, 49 anni, di San Donaci; i fratelli Carmine e Pierpaolo Palermo; Rossella Antoniolli, 38 anni, di Brindisi; Giuseppe Diviggiano, 60 anni, di Torre Santa Susanna; Domenico Fioravante, di Fasano, 40 Antonio Maizza, di Mesagne, 44 anni; Giovanni Pozzessere, 50 anni di Brindisi, Pierpaolo Poci, 31 anni, di Mesagne.

Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Rosanna Saracino, Cosimo Lodeserto, Carmelo Molfetta, Giancarlo Camassa, Luca Mangia, Giulio Bellanova, Gianfrancesco Castrignanò, Marcello Marasco, Gerardo Giorgione, Massimo Manfreda, Ladislao Massari e Rocco Vincenti.

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