Cronaca

“Incidenti stradali tarocco a Brindisi”: il pm chiede condanne per 33 imputati

La requisitoria: "Ponci per truffare le assicurazioni, esisteva un sodalizio composto da persone della stessa famiglia". Ruolo di promotore contestato a Cristian Ostuni. Tra gli imputati un ergastolano

BRINDISI – Una sola parola per riassumere il reato di truffa consumato ai danni delle compagnie di assicurazione con incidenti stradali falsi: li chiamano ponci, in dialetto brindisino. Quei tarocchi che la Procura ha contestato a 33 persone, tutte residenti nel capoluogo, per i quali ha chiesto la condanna a pene comprese fra tre e un anno.

Il pm Milto De NozzaLa requisitoria porta la firma del sostituto procuratore Milto Stefano De Nozza (nella foto accanto), a conclusione del dibattimento scaturito da una delle inchieste rubricate sotto la voce “ponci”, termine più volte ascoltato nelle conversazioni intercettate al telefono e in ambientale, soprattutto tra i componenti di una famiglia di Brindisi: sotto processo sono finiti quattro componenti del nucleo Ostuni, nei confronti dei quali è stata contestata l’appartenenza a un sodalizio, un’associazione per delinquere che avrebbe visto come promotore Cristian Ostuni, per il quale sono stati chiesti tre anni e due mesi.

Di seguito le richieste di pena presentate dal pm per i componenti della famiglia Ostuni: Antonio Ostuni, un anno e sette mesi di reclusione, per due capi di imputazione; Cristian Ostuni, tre anni e due mesi di reclusione per tre capi di imputazione; Diego Ostuni, un anno e nove mesi di reclusione, per quattro capi di imputazione; Eddy Ostuni, un anno e sei mesi di reclusione, per un capo di imputazione.

Richieste di condanne anche per: Anna Barletta, un anno di reclusione per un capo di imputazione, con riconoscimento delle attenuanti generiche equivalenti all’aggravante contestata; Francesco Barletta, un anno e stesso riconoscimento; Cosimo Caiulo, un anno e stesso riconoscimento; Ada Caputo due anni e quattro mesi per undici capi di imputazione contestati; Roberto Carbone, un anno di reclusione, per un capo di imputazione, con riconoscimento delle attenuanti generiche equivalenti all’aggravante; Loredana Carruezzo, un anno di reclusione, per un capo di imputazione, stesso riconoscimento; Iolanda Conte, un anno di reclusione, per un capo di imputazione, stesso riconoscimento; Marcolina De Giuseppe, un anno di reclusione, per un capo di imputazione, stesso riconoscimento; Sergio Di Totero, un anno di reclusione, per un capo di imputazione, stesso riconoscimento.

Richieste di pena anche per: Antonio Giglio, un anno di reclusione, per un capo di imputazione, stesso riconoscimento; Davide Antonio Gionfalo, due anni e due mesi di reclusione per sette capi di imputazione; Liliana Iaia, un anno di reclusione, per un capo di imputazione, stesso riconoscimento; Maria Lavino, un anno di reclusione, per un capo di imputazione, stesso riconoscimento; Vincenzo Lillo, un anno di reclusione, per un capo di imputazione, stesso riconoscimento; Rosanna Maglie, un anno di reclusione, per un capo di imputazione, stesso riconoscimento; Simonetta Marulli, un anno di reclusione, per un capo di imputazione, stesso riconoscimento; Renato Morganti, un anno di reclusione, per un capo di imputazione, stesso riconoscimento.

Il pm ha confermato l’accusa anche nei confronti di: Gianluca Perrone, un anno di reclusione, per un capo di imputazione, con riconoscimento delle circostanze generiche equivalenti alla contestata aggravante; Romano Quatraro, un anno di reclusione, per un capo di imputazione, stesso riconoscimento; Concetta Romano, un anno di reclusione, per un capo di imputazione, stesso riconoscimento; Salvatore Romano, un anno di reclusione, per un capo di imputazione, stesso riconoscimento; Antonio Sanasi, un anno di reclusione, per un capo di imputazione, stesso riconoscimento; Sergio Sardano, un anno di reclusione, per un capo di imputazione, stesso riconoscimento.

Richieste di condanna anche per: Cosima Semeraro, un anno di reclusione, per un capo di imputazione, stesso riconoscimento; Antonio Trono, un anno e otto mesi di reclusione per tre capi di imputazione; Federica Trono, un anno e sette mesi di reclusione, per due capi di imputazione; Andrea Zanzarella, un anno di reclusione, per un capo di imputazione, con riconoscimento delle circostanze generiche equivalenti alla contestata aggravante.

Infine è stata chiesta la condanna per Daniele Giglio, a un anno di reclusione, per un capo di imputazione, stesso riconoscimento: l’imputato è stato condannato in via definitiva all’ergastolo con l’accusa di duplice omicidio che ha sempre respinto proclamandosi innocente nel processo sui fatti di sangue ricostruiti dal pentito Vito Di Emidio (Leonzio Roselli e Giacomo Casale, uccisi il 7 maggio 1996, delitti ricostruiti dal pentito Vito Di Emidio). Nei suoi confronti è stato contestato un capo di imputazione legato a un incidente avvenuto il 6 aprile 2010, vale a dire due anni dopo essere stato arrestato per gli omicidi (era quindi già in carcere): Daniele Giglio, secondo l’accusa, avrebbe assicurato una Vespa condotta da Antonio Giglio.

Parti civili sono le seguenti compagnie di assicurazione: Assimoco, Generali, Milano, Aurora, Lloyd Adriatico, Fondiaria Sai, Sara, Zurich, Allianz, Maa e Reale Mutua. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati: Albino Quarta, Gianluca Palazzo, Giuseppe Guastella, Marcello Falcone,  Mauro Durante, Fabio Di Bello, Laura Beltrami, Daniela D’Amuri, Livio Di Noi, Antonio Rizzo, Raffaele Pesce e Giuseppe Spagnolo.

Nel corso delle udienze del processo è stato evidenziato che  un’auto  compare in 12 incidenti su 14: è una Hyundai Getz che viene coinvolta dal  27 marzo 2009 sino al 2 luglio 2010, anche quando l’utilitaria era ferma in un deposito giudiziario. Per il pm Milto Stefano De Nozza, la conclusione non può che essere una: si tratta di incidenti taroccati, falsi o perché “mai avvenuti” oppure perché descritti con conseguenze “aggravate” rispetto a quelle che si sono effettivamente verificate. In brindisino “ponci”.

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