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Incendio a Torre Guaceto, bruciato il canneto: caccia ai piromani

Devastata un’area vasta 3,5 ettari all'interno della riserva. Scongiurato l'arrivo delle fiamme alla palude

BRINDISI - Devastato il canneto della riserva di Torre Guaceto: 3 ettari e mezzo sono andati in fiamme nel pomeriggio di ieri, per colpa di un incendio di origine dolosa. Da un lato si contano i danni, dall'altro è caccia ai piromani che sono entrati in azione per la quarta volta dall'inizio della stagione estiva, stando a quanto lamentano dal consorzio di gestione.  Nella giornata di ieri, è stato appiccato il fuoco nell’area protetta, zona a monte della strada statale 379. 

Incendio a Torre Guaceto del 31 maggio 2017_3-2

"La mano incendiaria ha toccato un terreno agricolo. Muovendo dalla complanare ovest, le fiamme si sono propagate sino all’interno dell’area distruggendo completamente il canneto che caratterizzava il terreno", si legge nella nota dell'Ente che aveva sollecitato un maggiore controllo delle Autorità competenti sul pericolo generato dalla contiguità tra area agricole e zone umide poste a monte della 379. "L'incendio  ha provocato danni all’ecosistema della Riserva e che avrebbe potuto generarne di ben peggiori se solo gli operatori del Consorzio e la squadra anti incendio dell’Arif non fossero intervenuti tempestivamente ed i vigili del fuoco non avessero prima messo in sicurezza l’area, impedendo che le fiamme si espandessero fino a raggiungere la palude di Torre Guaceto, esattamente come accaduto nel 2007, poi provvedendo allo spegnimento.

"L’area caratterizzata dal canneto e dal chiaro d’acqua celebre per essere luogo di vita e nursery per molti degli animali che nascono in Riserva, infatti, è posto oltre la complanare, a pochi metri di distanza dal luogo interessato dal rogo. Realizzato nell’ambito del piano della lotta agli incendi boschivi, lo specchio d’acqua avrebbe fermato la propagazione dell’incendio, ma tutto il resto sarebbe andato distrutto e la vita della fauna stanziale sarebbe stata messa in serio pericolo".

Il punto dove è stato appiccato l'incendio a Torre Guaceto-2

Il 23 maggio balordi hanno colpito un’area in corso di rinaturalizzazione da tre anni a questa parte. Area di proprietà dell’Agenzia del demanio e concessa in fitto al Consorzio, ben lontana da campi agricoli e non fruita da turisti, quindi a riparo dal rischio di incendi provocati da agricoltori intenti a dare fuoco a stoppie e da visitatori che gettano a terra mozziconi di sigaretta ancora accesa. Solo 7 giorni dopo, il 31 maggio è toccata ad un’area agricola posta accanto alla macchia San Giovanni aldilà della strada statale 379, area da anni interessata da un progetto di rinaturalizzazione della vecchia zona a pascolo, ancora una volta vicino alla palude. Il 22 giugno hanno appiccato il fuoco in un terreno situato nei pressi del ponte che separa la località di Punta Penna Grossa dalla strada che conduce alla borgata di Serranova. Tutti questi episodi, compreso quello di ieri sono di natura dolosa ed è possibile dedurre siano imputabili a soggetti distinti. 

“La macchina del primo intervento ha funzionato – ha dichiarato il presidente del Consorzio, Vincenzo Epifani -, i primi ad intervenire sul campo ieri, sono stati gli uomini dell’Arif che presidiano la Riserva alternandosi con il personale del Consorzio ai fini della prevenzione degli incendi. Il lavoro svolto dai colleghi e da Arif benché non sia stato utile allo spegnimento delle fiamme dato la stessa natura del canneto, unito all’attività risolutiva svolta dai vigili del fuoco ha permesso di limitare i danni. Confidiamo nel lavoro d’indagine svolto dalle Autorità, quando tutti i rilievi del caso saranno finiti, dovrà essere ripristinato il canneto nell’area interessata dalle fiamme e, come già comunicato al proprietario del terreno, non sarà possibile svolgere attività agricola nell’area”.  

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