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Scu, droga e armi: ispezione del Ministero dopo 21 scarcerazioni

Gli indagati arrestati nel blitz Omega del 12 dicembre rimessi in libertà dal Riesame per mancanza di autonoma motivazione da parte del gip. Lo stesso giudice aveva già firmato un'ordinanza che la Dda non aveva eseguito evidenziando la carenza

BRINDISI -  Le scarcerazioni a catena dopo il blitz Omega, sono oggetto dell’ispezione disposta dal Ministero della Giustizia: da Roma sono stati avviati “accertamenti preliminari” sul “caso” dei ventuno brindisini, arrestati su richiesta della Dda essendo ritenuti affiliati alla Scu o componenti di organizzazioni che trafficavano droga, ma rimessi in libertà dal Riesame perché nell’ordinanza firmata dal gip mancava la motivazione. Una motivazione autonoma, diversa cioè da quella scritta dai pm, come hanno sottolineato i difensori nei ricorsi accolti uno dopo l’altro di giudizi del Tribunale di Lecce.

Operazione Omega 2-2

La news rimbalza dalla Capitale, per mano dell’Ansa nazionale, dopo le ultime pronunce del Collegio salentino, in funzione di Riesame, con le quali sono stati rimessi in libertà 21 indagati sui 58 arrestati lo scorso 12 dicembre. Si tratta di brindisini che la Direzione Distrettuale Antimafia aveva indicato come uomini della Sacra Corona Unita, referenti a San Donaci e a Cellino San Marco, e come sodali dei due gruppi in “pax” tra loro che nel corso degli ultimi anni avevano assunto il monopolio del traffico di sostanze stupefacenti, stando alle risultanze delle indagini partite dopo l’omicidio di Antonio Presta, avvenuta a San Donaci, il 5 giugno 2012 e svolte dai carabinieri unite alle dichiarazioni rese da diversi collaboratori di giustizia. Dal primo nella nuova Scu, Ercole Penna, a capo della frangia mesagnese, sino all’ultimo pentito, Sandro Campana, arrivato dal gruppo attivo tra Brindisi e Tuturano.

Oggetto dell’ispezione disposta dal Ministero della Giustizia, è la ricostruzione della vicenda con particolare riferimento alle ragioni alla base della pronuncia del Riesame che sembrano attenere alla carenza di motivazioni nel provvedimento del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce.

Questo aspetto sarebbe stato  già evidenziato – a quanto si apprende – dagli stessi pubblici ministeri della Dda di Lecce, in una lettera scritta dal procuratore capo Cataldo Motta (nel frattempo andato in pensione, subito dopo il blitz Omega) e dal sostituto Alberto Santacatterina e indirizzata al gip. La missiva è venuta a galla nel corso di una recente discussione davanti al Riesame, proposta dai difensori: in questa sede i penalisti hanno scoperto dell’esistenza di un provvedimento di arresto precedente a quello eseguito il 12 dicembre, annullato nel momento in cui Motta e Santacatterina hanno sottolineando che la carenza di motivazione avrebbe di fatto portato all’annullamento in sede di Riesame. In effetti, sino ad ora è andata così. In tale contesto, rischia di tornare in libertà il principale indagato dell’inchiesta Omega, Carlo Solazzo, che la Dda ritiene esecutore materiale dell’omicidio di Antonio Presta.

I primi a essere stati scarcerati dal Riesame sono stati: Stefano Immorlano, difeso dall’avvocato Rocco Vincenti; Antonio Brando Lutrino, di Ostuni, difeso dall’avvocato Mario Laveneziaa;, Gabriele Ingusci, Cristian Cagnazzo, difesi da Cosimo D’Agostino; Francesco Giannotti, difeso da Vincenzo Farina e Amilcare Tana; Oronzo Chiriatti difeso dall'avvocato Dario Budano; Saverio Rizzo difeso da Ivan Feola e Andrea Vacca difeso da Rosalba Gatto. 

Il 30 dicembre scorso Tribunale di Lecce in funzione di Riesame ha scarcerato: Benito Clemente e Antonio Saracino, difesi dagli avvocati Ladislao Massari (il primo) e da Carmelo Molfetta e Silvio Molfetta (il secondo), entrambi accusati dell’attentato incendiario ai danni della villetta del comandante della stazione dei carabinieri di San Donaci, Francesco Lazzari, il 19 dicembre 2012, a distanza di qualche mese dall’omicidio di Antonio Presta, fatto di sangue che ha dato origine alle indagini.

Scarcerati, sempre dal Riesame: Pietro Soleti, considerato “referente della Sacra Corona Unita su San Donaci”, Salvatore Arseni, Cosimo Perrone, Giuseppe Perrone alias Barabba, Paolo Golia, Gabriele Leuzzi, Marco Pecoraro, Francesco Francavilla e Giuseppe Giordano detto Aiace già condannato a trent’anni per l’omicidio di Santino Vantaggiato, confessato da Vito De Emidio, alias Bullone, il 16 settembre del 1998 in Montenegro. Il Riesame ha accolto i ricorsi discussi dall’avvocato Ladislao Massari. Il Tribunale del Riesame ha rimesso in libertà anche i fratelli Antonio e Onofrio Corbascio, entrambi difesi dall’avvocato Raffaele Missere.

Domani sono in calendario altri ricorsi. 

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