Cronaca

Rapina nella gioielleria Ipercoop: quattro imputati di Brindisi

La procura chiede il processo per Angelo Sinisi, Antonio Di Lena, Cristian Ferrari e Francesco Colaci, l'unico a essere libero. L'assalto con fucili a canne mozze avvenne il 3 dicembre 2014, giallo sul bottino e sull'autista: preziosi per 100mila euro e quinto uomo mai trovati

BRINDISI – La Procura ha chiesto il processo per quattro ragazzi di Brindisi ritenuti gli autori dell’assalto armato nella gioielleria Follie d’Oro dell’Ipercoop: l’accusa è stata confermata nei confronti di Cristian Ferrari, 23 anni; Francesco Colaci, stessa età; Antonio Di Lena, 29 anni; e Angelo Sinisi, coetaneo.

COLACI Francesco, classe 1993-2Colaci (nella foto) è l’unico dei quattro imputati a essere stato rimesso in libertà dopo gli arresti eseguiti l’11 maggio scorso per la rapina avvenuta il 3 dicembre 2014 nel centro commerciale sulla Statale 7. E’ stato scarcerato dopo che il suo difensore, Mauro Durante del foro di Brindisi, ha presentato ricorso al Riesame in seguito alla nuova ordinanza di arresto ottenuta dal pubblico ministero Milto Stefano De Nozza dopo la scarcerazione disposta perché le motivazioni del primo ricorso al Tribunale di Lecce non vennero depositate per tempo. Questione tecnica, quindi, che non attiene ai gravi indizi di colpevolezza legati al Dna e ad alcune intercettazioni ambientali.

In considerazione di questi elementi il gip Maurizio Saso nell’ordinanza di arresto scriveva che il “Il profilo di responsabilità oltrepassa la piattaforma della gravità colpevole per attestarsi su un piano di colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio”. L’unico ad aver confessato la partecipazione alla rapina è Cristian Ferrari: ha chiesto la parola in occasione del ricorso al Riesame discusso dal difensore Daniela D’Amuri. L’indagato adesso è difeso da Ladislao Massari. Continuano a negare gli altri: lo stesso Francesco Colaci, assistito da Mauro Durante, Antonio Di Lena e Angelo Sinisi, considerato il leader del gruppo, entrambi difesi da Laura Beltrami.

SINISI Angelo, classe 1987-2Due degli indagati sono stati identificati dal profilo genetico ricavato da tracce lasciate sui guanti trovati nell’auto usata per il colpo, una Giulietta Alfa Romeo rubata a Carovigno: gli agenti della scientifica hanno isolato alcune impronte miste attribuite a Ferrari e a Colaci. Per Ferrari ci sono anche tracce di sangue su frammenti di vetro delle couvette trovati sia all’interno della gioielleria che su un porta-preziosi lasciato accanto allo sportello dell’auto, probabilmente nella fuga. Sul conto di Angelo Sinisi (nella foto accanto) e Antonio Di Lena pesa il contenuto di alcune intercettazioni ambientali disposte nell’inchiesta sull’omicidio di Cosimo Tedesco, morto in ospedale per le ferite riportate dopo la sparatoria del primo novembre 2014 in piazza Raffaello, rione Sant’Elia.

Gli inquirenti all’epoca avevano il sospetto che dietro quei colpi di pistola successivi a una lite tra bambini nel corso di una festa di Halloween potessero essere coinvolte in qualche modo due famiglie, quella di Alessandro Coffa e quella di Andrea Romano. Da qui la richiesta di ascoltare le conversazioni tanto nelle auto, quanto nelle abitazioni dove hanno parlato Alessandro Coffa, Angelo Sinisi e Antonio Di Lena, convocati dal primo nella sua casa a Sant’Elia, piazza Raffaello, “su ordine di Andrea Romano che in quel periodo era latitante al pari di Alessandro Polito, cognato di Francesco Coffa”.

imgres-9Era un momento particolare per la criminalità brindisina, secondo quanto evidenziato dal gip  perché “Romano e Polito poco avevano gradito un’azione criminale così efferata che aveva avuto come unico effetto quello di stringere le maglie del controllo ad opera delle forze di polizie”. L’11 dicembre 2014 Alessandro Coffa chiama a raccolta i ragazzi per rimproverare il gruppo della rapina e per il pm e il gip è questa la conversazione che vale più di un indizio, praticamente una prova, tanto da definire “granitico il quadro a carico degli indagati”: Coffa “riteneva di redarguirli per aver posto in essere l’azione nel periodo di latitanza dei due ricercati per omicidio, senza neppure una preventiva comunicazione a Romano”. Dal canto loro, Sinisi e Di Lena (nella foto in basso) si giustificano sostenendo che “i due latitanti non fossero più a Brindisi”, perché c’era chi sosteneva che fossero in Francia o comunque lontano da casa, e aggiungendo che quella gioielleria non fosse sotto la protezione di nessuno. In altri termini, non avevano pestato i piedi ad altri, né tanto meno avevano mancato di rispetto i grandi.

A quell’incontro non si presentano né  Francesco Colaci che risiede al piano superiore nella palazzina in cui vive Coffa e né Christian Ferrari (nella foto in alto)che verranno riconvocati il 16 dicembre da Sinisi per affrontare il discorso sulla “somma di tremila euro da consegnare ai latitanti, come compenso per i danni provocati dalla rapina commessa”. Somma che Sinisi avrebbe consegnato a Coffa, per girarlo al solo Romano, niente invece sarebbe stato dato a Polito, arrabbiatosi di nuovo al punto da scrivere una lettera a Colaci.

Antonio Di LenaResta senza nome un quinto ragazzo ritenuto componente del gruppo, il quale avrebbe avuto il ruolo di autista alla guida della Giulietta Alfa Romeo, risultata rubata a Carovigno e ritrovata a distanza di poche ore dall’assalto ripreso dalle telecamere della gioielleria. Non è stato trovato neppure il bottino, di valore pari ad almeno centomila euro, nonostante le perquisizioni subito dopo la rapina.

Sulla richiesta di processo per i quattro brindisini si esprimerà il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale, Stefania De Angelis. La difesa potrebbe chiedere l’ammissione all’abbreviato puntando a ottenere una riduzione della pena nella misura di un terzo.  

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