Cronaca

“Massacratelo: noi pronti a tagliare in due chi ci guarda”

Le sfoglie sequestrate in carcere a Luca Ciampi e Cosimo Papa. I pizzini indirizzati anche ad Antonio Centonze: "Raffaele Brandi ha sbagliato, meglio che non esce fuori binario, sennò prende la corrente". E poi: "Questi tuturanesi non devono più mettere piede a Brindisi"

Il carcere di Borgo San Nicola, Sotto, Luca Ciampi

BRINDISI – Sono giovani, figli della generazione 2.0, cresciuti con telefonini e internet a portata di mano, abituati a chattare su Whatsapp e una volta “dentro”, in carcere, quella voglia di comunicare non l’hanno abbandonata e hanno finito per riesumare i pizzini di origine siciliana che dalle nostre parti, quelli della Scu, chiamano sfoglie. E sono stati traditi, inchiodati, arrestati anche sulla base di quei messaggi che pensavano potessero restare segreti, quasi fosse una chat adattata all’emergenza.

Luca Ciampi-2Una delle lettere allegate all’ordinanza di custodia, è stata sequestrata dagli agenti del carcere di Lecce, in cui Luca Ciampi era ristretto: risale al 16 ottobre 2013, destinatario è Cosimo Greco a cui vengono consegnata direttive precise per farla pagare a chi “fa malazioni alle persone carcerate”.

Cosa dovevano fare, allora? “Andate 4-5 di voi, tu e gemello e compare, da Ivan Braga e mandatelo subito all’ospedale, massacratelo, torturatelo e spaccatelo tutto”. Violento sì, anche parecchio Ciampi secondo i pm convinti del suo ruolo di vertice nel sodalizio, come braccio destro di Tobia Parisi, rimasto alla guida del cosiddetto “clan dei mesagnesi”, dopo l’uscita di scena di Ercole Penna e la condanna all’ergastolo di Massimo Pasimeni. Del gruppo di direzione avrebbe fatto parte anche Daniele Vicientino, alias il Professore.

In un’altra missiva, Papa scrive ad Antonio Centonze, geometra di Brindisi, più volte tirato in ballo dai pentiti come lo stesso Penna e di recente da Francesco Gravina, alias il Gabibbo, come affiliato: “Questi amici che ho voglio farli passare dalla parte nostra e portarli via dai tuturanesi anche perché sti tuturanesi non devono più mettere piede a Brindisi”, si legge nel testo che confermerebbe, stando alla lettura della Dda, la tensione in atto fra due gruppi, vale a dire i “mesagnesi” da un lato e i brindisini da intendere come quelli che avrebbero fatto riferimento alle famiglie Buccarella-Campana. Centonze, val la pena di precisare, è estraneo dalla contestazione mossa nell’ordinanza eseguita oggi e per l’accusa di appartenenza alla Scu è sotto processo.

Il suo nome compare in un altro pizzino, quando ci si riferisce al fatto che “Raffaele Brandi ha sbagliato con il fratello di Antonio Centonze”, per cui – si legge – “è meglio per lui che non esce fuori binario altrimenti cadrà senza rialzarsi più”. Ancora: “Chi si avvicina a noi anche con il pensiero, gli facciamo prendere la corrente”. Quanto, poi, a Braga, viene definito “mal azionista, ma a noi non si deve avvicinare nessuno, nemmeno con il pensiero.

Il compito di fare arrivare fuori, all’esterno del carcere, quindi a Brindisi città, le disposizioni spettava a: Marcello Di Mola che, secondo l’accusa avrebbe ricevuto e diffuso le sfoglie di Aldo Cigliola; Francesco Franchin per conto di Luca Ciampi; Tamara Niccoli sempre per conto di Ciampi; Cosimo Papa che trasmette i pizzini di Ciampi tramite la madre; Giuseppe Polito che avrebbe fatto da tramite tra gli affiliati con lui detenuti e Cigliola, in quel periodo ai domiciliari. Ci sarebbero stati, sempre secondo l’accusa, anche: Andrea Prudentino con il compito di far circolare le informazioni fra i detenuti Reho e Ciampi e i ragazzi liberi, Claudio Pupino, con lo stesso compito, Andrea Reho, a suo volta detenuto che in quale tale avrebbe fatto da tramite da Ciampi, quando questi era libero e Grieco, in carcere, e infine Vincenzo Trono.

Probabilmente hanno peccato di ingenuità Luca Ciampi e Cosimo Papa, sicuramente il contenuto di quel che scrivevano è per la Dda prova che fossero i volti nuovi della Sacra Corona Unita, spregiudicati nelle espressioni e nella violenza proferita,  al tempo stesso consapevoli della necessità di tenere sotto controllo il territorio di Brindisi, senza però scivolare nel sangue. Perché gli omicidi avrebbero sguinzagliato i nemici delle forze dell’ordine e allontanato la gente comune da cui si pretendeva rispetto attraverso il consenso sociale.

Del resto i giovani 2.0 hanno letto sulle testate giornalistiche on line i verbali dei pentiti, da Ercole Penna sino a Francesco Gravina, detto il Gabibbo, per cui le lezioni le hanno apprese. Ma hanno peccato lo stesso.

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